Politica

Nuovo Pgt di Brescia, tensioni nella maggioranza in commissione Urbanistica

Malumori per i ritardi nella presentazione del Piano. Il consigliere del Pd Andrea Curcio polemizza e lascia la seduta: «Confronto assente». Il centrodestra: «Concordiamo, non c’è nulla»
Una veduta di Brescia
Una veduta di Brescia

Andrea Curcio sta al Pd come il parente irrequieto alle cene di famiglia: appartiene certamente alla famiglia, ma è quello che prima o poi costringe tutti a parlare dell’argomento che si cercava di schivare. O, per traslare la descrizione nel campo politico, si può dire che non ha mai mostrato particolare interesse per la parte del mestiere di consigliere che consiste nel sembrare sempre e a tutti i costi d’accordo (è una minoritaria sottocorrente convinta che le riunioni servano anche a discutere a viso aperto). Ieri, però, qualcuno con cui andare d’accordo l’ha trovato: la Lega. «Concordo appieno con il consigliere Curcio», ha annunciato Michele Maggi. Dev’essere stato un momento difficile per entrambi.

A produrre l’insolita convergenza è il nuovo Pgt, o più precisamente il fatto che il nuovo Pgt ancora non si veda. Curcio ha avvertito: «Andando avanti così, io la prossima campagna elettorale per il Pd e per la sindaca non la farò più». Poi, dopo aver chiesto la parola ed essere stato messo in attesa con un gesto, ha rivolto un «vai a quel paese» al presidente dem della Commissione Urbanistica, Fabio Capra, ha fatto fagotto e ha lasciato la Commissione.

Tempi e metodi

No: non è nato un nuovo asse politico rosso-verde in Loggia. È semplicemente successo che il malumore sul modo in cui si sta costruendo il piano urbanistico, finora espresso pubblicamente soprattutto dalle opposizioni e solo a microfoni spenti (anche se ripetutamente) dentro la maggioranza, sia finito a verbale. E dire che, fino a quel momento, il copione era stato rispettato. Mariachiara Fornasari (FdI) aveva ricordato che le opposizioni chiedono aggiornamenti da gennaio e che qualche anticipazione sul piano è arrivata prima sui giornali che in Commissione: «Quantomeno inelegante». C’era poi una questione meno suscettibile alle interpretazioni: il cronoprogramma indicava l’adozione a fine ottobre. Settembre è arrivato, la proposta di piano no.

Il consigliere comunale Andrea Curcio
Il consigliere comunale Andrea Curcio

Michela Tiboni, però, rifiuta la parola ritardo. Brescia, ricorda l’assessora all’Urbanistica, un Pgt ce l’ha già e la variante generale è «una scelta politica voluta», non un adempimento con una scadenza imposta. E soprattutto respinge l’idea che in questi mesi non sia successo nulla: Agenda urbana 2050, il documento programmatico, l’iniziativa dell’Urban center Pgt InFormazione, le slide pubblicate online. Tutto vero. Ma è la stessa Tiboni a pronunciare la frase che finisce per riportare la discussione esattamente al punto di partenza: «Non accetto contestazioni al limite della querela. Quello che ancora non avete visto è la proposta di piano». Il motivo è piuttosto definitivo: «Non c’è ancora».

È precisamente qui che si innesca la protesta di Curcio: «Quest’anno tutti hanno detto che Brescia si aspettano con il Pgt tranne che questa Commissione». Agenda 2050? «Bellissima, ma non è quello il documento in cui si decidono le regole della città». Incontri e passeggiate per i cittadini? Utili. Ma per Curcio non possono sostituire il luogo nel quale la maggioranza dovrebbe discutere le scelte: «La politica è un po’ come la religione: chiede spazi e tempi adeguati». E «arrivati a settembre 2026 non ne abbiamo mai parlato, né la Commissione è stata convocata quanto promesso».

L'assessore all'Urbanistica Michela Tiboni
L'assessore all'Urbanistica Michela Tiboni

La distinzione non è secondaria. Fornasari e Maggi accusano la Giunta di non aver ancora mostrato cosa vuole fare. Curcio, dall’interno, pone una questione diversa: chiede quando la politica potrà partecipare alla costruzione di quel che si vuole fare. Ed è proprio mentre insiste su questo punto, rivolgendosi a Capra, che il confronto sul metodo perde per qualche secondo il metodo e finisce con l’uscita dalla sala.

Percorsi

A rimettere il dentifricio nel tubetto tocca a Roberto Omodei. Il capogruppo Pd difende il percorso e scandisce le fasi: prima la Giunta formula la proposta, poi «si aprirà la fase del confronto politico». «Sarò molto chiaro, perché questo interessa anche a noi». È una risposta alle opposizioni, ma inevitabilmente anche al consigliere che nel frattempo se n’è andato. E proprio quel «poi» fotografa la distanza: per Omodei il confronto politico comincia quando esiste una proposta; per Curcio avrebbe dovuto cominciare prima.

Maggi, che dai banchi della Lega ha sviluppato un certo orecchio per gli scricchiolii della maggioranza, torna allora al merito. Per lui il cronoprogramma «non esiste più» e soprattutto mancano risposte sulle cose sulle quali un Pgt smette di essere un percorso e diventa una scelta: stadio, ex Freccia Rossa, ex Tintoretto, commercio, data center, indici edificatori, commerciale. «State ancora cercando l’anagramma di Pgt, così forse si capisce di cosa stiamo parlando» è la sentenza. Fornasari è ancora meno indulgente. Era entrata chiedendo contenuti e sostiene di uscirne senza averne ricevuti. Dopo due ore, tira le somme con un giudizio urbanisticamente poco tecnico, ma cinematograficamente preciso: «Sembra di essere i protagonisti di Amici miei».

Capra assicura che i consiglieri «non rimarranno inascoltati» e fissa almeno il traguardo politico: il Pgt sarà approvato prima delle elezioni. «Il tema è la qualità, non il tempo delle cose». Può darsi. Ma dopo la Commissione di ieri il tempo non è più l’unico problema. C’è anche il tema (politico) di chi debba stare nella stanza mentre quella qualità viene costruita, «al buio» secondo i contestatori, perché - per dirla con Curcio e Maggi - «nessuno sa nulla». Il centrodestra sostiene da mesi di essere rimasto fuori dalla porta. Da ieri non è più il solo a bussare.

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