Cronaca

Ghedi: «La metro? Una piazza itinerante, la sfida è farla crescere»

La nuova presidente di Metro Brescia: «La holding è un’opportunità: può rafforzare competenze, capacità progettuale e visione strategica»
La metro in viaggio a Sanpolino - © www.giornaledibrescia.it
La metro in viaggio a Sanpolino - © www.giornaledibrescia.it

Quando le chiedi se si aspettava la nomina, la risposta arriva quasi istintiva: «No». Poi aggiunge che però sì, un po’ di orgoglio c’è. Luisa Ghedi - avvocata, consigliera di quartiere fin dalla prima tornata del 2014, mai iscritta a un partito ma vicina all’area democratica - è la nuova presidente di Metro Brescia dopo il passaggio di Flavio Pasotti nel Cda di A2A. Ma più che di incarichi, Ghedi parla di cittadini, di senso civico e di trasporto pubblico come infrastruttura sociale. Con due parole che tornano spesso nel corso della conversazione: sfida e integrazione.

Presidente, se l’aspettava questa nomina?

No. Però ne sono molto contenta e grata: essere stata scelta dalla sindaca è motivo di soddisfazione. Credo che il fatto di essere nel Cda dal 2020 abbia avuto il suo peso: conosco l’azienda, le sue dinamiche, conosco il gruppo. Questo mi permette di affrontare questi due anni con consapevolezza.

La presidente di Metro Brescia, Luisa Ghedi © www.giornaledibrescia.it
La presidente di Metro Brescia, Luisa Ghedi © www.giornaledibrescia.it

Chi è Luisa Ghedi fuori dai Cda?

Sono un’avvocata e sono una persona che ha sempre vissuto molto la città. Mi ha sempre affascinato quello che una volta si chiamava senso civico. Anche da ragazza, se vedevo qualcosa che non funzionava, lo segnalavo.

È questo che l’ha portata ai Consigli di quartiere?

Assolutamente sì. Ne faccio parte dalla prima tornata, nel 2014, sono una veterana. I Cdq sono stati il luogo naturale in cui mettere a disposizione questo interesse per la città.

Lei viene spesso associata al Pd, eppure non ha mai preso la tessera. Perché?

Sono sicuramente vicina ai valori e ai principi del mondo democratico, questo non l’ho mai nascosto. Però ho sempre preferito e preferisco mantenere una posizione civica.

Che realtà è oggi Metro Brescia?

Una realtà molto efficiente. È la società più giovane del gruppo: nasce nel 2011 e accompagna praticamente la nascita della metropolitana, inaugurata nel 2013. La crescita di società e metro sono andate di pari passo.

Per chi non mastica organigrammi: di cosa si occupa concretamente Metro Brescia?

Della conduzione tecnica e della manutenzione della metropolitana: sono queste le sue funzioni principali. Naturalmente all’interno di un sistema più ampio, che comprende tutte le società del gruppo.

Quali sono gli obiettivi del suo mandato?

Li riassumerei in due parole chiave. La prima è sfida. La metro ha ormai tredici anni, trasporta circa 17 milioni di passeggeri all’anno ed è una realtà consolidata. Proprio per questo la sfida è continuare a crescere, non fermarsi.

In che senso crescere?

Deve evolversi insieme alla città. Mi piace pensare che sia dei cittadini e per i cittadini: non soltanto un’infrastruttura, ma quasi uno spazio civico. Un luogo attraversato ogni giorno da studenti, lavoratori, famiglie, pensionati che appartiene alla comunità.

Una sorta di piazza che si muove?

Sì, è una definizione che mi piace. Penso ai progetti culturali sviluppati negli anni, alle opere d’arte presenti nelle stazioni, ai percorsi che collegano la metro ai parchi cittadini. Questo contribuisce a far percepire la metropolitana come qualcosa di più di un semplice mezzo di trasporto.

E la seconda parola?

Visione. Perché il trasporto pubblico sarà sempre più centrale per il futuro delle città. E qui entrano in gioco concetti come integrazione e intermodalità.

Tradotto in concreto?

Significa pensare i diversi sistemi di mobilità come parti di un unico ecosistema: la metro, il tram che arriverà nei prossimi anni, Bicimia, il trasporto pubblico locale devono dialogare tra loro.

Il tram come dovrebbe presentarsi alla fermata del PalaLeonessa - © www.giornaledibrescia.it
Il tram come dovrebbe presentarsi alla fermata del PalaLeonessa - © www.giornaledibrescia.it

Ha citato il tram: quanto cambierà il sistema della mobilità cittadina?

Molto. I lavori inizieranno adesso e la conclusione è prevista nel 2030: è evidente che il tram rappresenterà uno dei principali cambiamenti dei prossimi anni. Per questo parlo di integrazione: il punto non è il singolo mezzo di trasporto, ma la capacità di costruire un sistema sempre più connesso e funzionale.

Metro Brescia si candida a gestire il tram?

Credo che Metro Bs sia una società con competenze molto importanti. Detto questo, sono valutazioni che spettano ad altri livelli.

Quanto conta il trasporto pubblico nella qualità della vita di una città?

Moltissimo. Il calo demografico è una realtà e le città devono diventare sempre più attrattive. Le persone scelgono dove vivere anche in base ai servizi e il trasporto pubblico è tra quelli fondamentali, insieme a scuole e sanità.

Lei usa la metropolitana?

Molto. E mi piace la sua capacità di essere un luogo profondamente democratico: la usa il professionista, lo studente, chi inizia il turno alle 6 del mattino, il pensionato. È un mezzo accessibile e in questo senso molto equo.

Qual è il dato di cui Brescia dovrebbe andare orgogliosa e perché?

I 17 milioni di passeggeri annui, sicuramente. E poi il fatto che la quota di chi viaggia senza biglietto sia molto bassa, attorno al 2%, un dato che racconta anche il senso di responsabilità dei cittadini.

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Anche perché non ci sono tornelli, una scelta rara e in passato criticata.

È vero. E spesso chi arriva da fuori città se ne stupisce ancora. Ma i controlli sono costanti e i numeri dimostrano che la fiducia accordata ai cittadini è stata ripagata.

Guardando ai prossimi anni, qual è la sfida più concreta?

Far crescere ancora l’utilizzo della metro. Dal 2025 è in vigore il nuovo contratto che prevede un aumento delle corse del 5% fino al 2028 e poi del 10%, con l’arrivo di nuovi treni. Significa rendere il servizio sempre più attrattivo.

Anche la tecnologia avrà un ruolo?

Sicuramente. Lo abbiamo già visto con la bigliettazione elettronica e il pagamento contactless. In prospettiva penso che anche l’intelligenza artificiale possa offrire nuove forme di assistenza agli utenti.

Si parla del possibile prolungamento verso il Garda. Come vede questa prospettiva?

Lo studio realizzato è sicuramente un’opportunità importante. Il tema del trasporto pubblico sul territorio provinciale è molto sentito e approfondirne la fattibilità è utile, ma saranno poi i numeri e le valutazioni tecniche a dire quale strada sarà percorribile.

Tra i dossier che riguardano le partecipate c’è quello della holding. Lei da che parte sta?

L’ho sempre considerata un’opportunità. E non penso soltanto a un eventuale risparmio economico, ma anche alla possibilità di valorizzare e mettere a sistema le professionalità che già esistono. Naturalmente bisogna attendere gli esiti dello studio in corso e capire quale sarà il modello più adatto.

Perché è favorevole?

Perché può rappresentare un salto di qualità. Non solo per le aziende, ma anche per il Comune stesso: se ben costruita, una holding può rafforzare competenze, capacità progettuale e visione strategica dell’intero sistema delle partecipate.

Lei ricorda Brescia senza la metro?

Molto bene. Ho studiato all’Università a Brescia e ricordo come ci si spostava allora. Oggi ci sono ragazzi che non hanno memoria di una città senza metro, è diventata parte del paesaggio urbano e della vita quotidiana.

Quando si discuteva se costruirla o meno, da che parte stava?

Dalla parte della metropolitana. Ero molto giovane, ma ricordo bene quel dibattito: molti sostenevano che sarebbe stata poco utilizzata. Oggi, guardando ai numeri, direi che la città ha dimostrato il contrario.

Oggi che città vede dal finestrino della metropolitana?

Una città in costante cambiamento, a partire da intere zone che, proprio grazie al passaggio della metro, si sono trasformate. Vedo soprattutto una città europea che la metropolitana, per la sua parte, ha saputo creare.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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