Metrò fino a Concesio: c’è l’accordo per lo studio di fattibilità
Che il suo viaggio non si debba fermare lì, lo si sostiene da prima che nascesse. E, infatti, l’ipotesi del prolungamento del metrò è ormai un tormentone di cui si parla e riparla da anni, soprattutto guardando verso nord, a Concesio: non a caso Brescia lo ha inserito all’interno del suo Piano urbano della mobilità sostenibile (alias: Pums), con l’idea di «guardare oltre» e ragionare su una visione più ampia di mobilità sostenibile. Una visione che incocciava però contro i confini comunali.
Per questo, si è detto, a doversi fare avanti – nel ruolo di regista – dev’essere la Provincia. Che stavolta la sollecitazione l’ha presa alla lettera: il vicepresidente del Broletto, Fabio Rolfi, ha messo in moto l’ingranaggio. E a giugno si consumerà il primo atto formale: la firma del Protocollo d’intesa tra enti per procedere con il progetto di fattibilità tecnico-economica. Obiettivo: portare i binari della metropolitana fino a San Vigilio.
Dialogo politico
Alle redini dell’operazione c’è insomma il Broletto. «Il Protocollo d’intesa è promosso dalla Provincia - spiega Rolfi, che in Broletto ha la delega alla Mobilità – ma ho trovato una immediata condivisione da parte del vicesindaco del Comune di Brescia, Federico Manzoni, come pure da parte della Comunità montana della Valtrompia e, ovviamente, del Comune di Concesio». Ma la novità più importante è l’altro attore in campo: la Lombardia. L’assessore regionale ai Trasporti e alla Mobilità sostenibile, Franco Lucente, ha infatti concesso nullaosta e disponibilità a sostenere l’operazione.
«L’obiettivo è avere pronto e firmato il Protocollo d’intesa entro giugno» conferma Rolfi. Poi, il lavoro si concentrerà sullo studio di fattibilità, che va del tutto rifatto: non solo perché nel corridoio nord, a livello urbanistico, sono avvenute parecchie trasformazioni, ma anche perché è fondamentale capire quali spazi oggi siano realmente a disposizione per poter realizzare il maxi parcheggio scambiatore, opera dalla quale non si potrà prescindere, specie se l’obiettivo è creare lì il polo dell’intermodalità.
Priorità
Perché dare priorità (anche temporale) alla tappa di Concesio anziché, ad esempio, allo sviluppo del Metrobus verso il Garda? Perché «tutte le analisi, gli studi e gli approfondimenti condotti, tra cui quello nel Pums del capoluogo, sono arrivati alla stessa conclusione: il prolungamento fino a San Vigilio, trasportisticamente, ha un senso. La ragione è che consente di realizzare l’intermodalità lì e di evitare quindi che corriere e bus appesantiscano ulteriormente il traffico». E poi perché quella è l’intersezione tra chi arriva dalla Valtrompia e chi proviene da ovest e, quindi, dalla Franciacorta ma anche dalla Valcamonica. Insomma, l’idea è di realizzare a San Vigilio una sorta di polo di riferimento come lo è «Cascina Gobba» per Milano.
Cronoprogramma

Come si pensa di procedere? Un cronoprogramma ideale c’è. L’idea e l’auspicio sono di affidare l’incarico per lo studio di fattibilità a Brescia Infrastrutture e di riuscire ad averlo pronto nel giro di sette-otto mesi (tradotto: all’inizio del prossimo anno). Sarà il piano a rispondere in sostanza alle tre questioni chiave: quale sia la soluzione tecnica migliore, quanto costa realizzare l’opera e quanto costa gestirla. In questo modo, il progetto potrebbe così essere «candidato» alla prossima eventuale call ministeriale del 2026 per accaparrarsi il maxi stanziamento necessario per realizzare l’opera. Un po’ come è stato fatto per la linea T2 del tram della città.
«Il quadrante nord è in fase di grande evoluzione – rimarca Rolfi –. Ma non si può negare che una delle grosse criticità è senza dubbio lo snodo di Brescia: la città, in tutte le direzioni, in ingresso e in uscita, è incolonnata ed è un grosso problema sotto molti punti di vista, a partire dall’inquinamento, fino ad arrivare alla perdita di risorse e di tempo».
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