Loggia e nomine nei Cda delle controllate: in ballo più di 26 posti

Sono cinque i Consigli d’amministrazione in scadenza ad aprile: partiti in fermento, aspiranti in pressing e riforma societaria in cantiere
Uno scorcio di Palazzo Loggia - Foto Pierre Putelli/Neg © www.giornaledibrescia.it
Uno scorcio di Palazzo Loggia - Foto Pierre Putelli/Neg © www.giornaledibrescia.it
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Diceva Giulio Andreotti che governare è soprattutto nominare (e, a prescindere dal giudizio politico sull’uomo, di sicuro c’è l’unanimità storica sul fatto che la sapesse lunga). Con la fine della pausa estiva, iniziano per Palazzo Loggia i sette mesi chiave in cui si disegnerà il nuovo mosaico delle nomine delle società controllate dal Comune: cinque i Cda in scadenza ad aprile, mentre per altri tre se ne riparla un anno più tardi (sempre ad aprile, ma del 2027).

Serve un accordo

Succede quindi che inizia ad andare in scena una trafila psicologicamente snervante per molti: per gli aspiranti alle cariche (non a caso processioni, santelle, caffè e inviti a pranzo hanno già debuttato da settimane), ma anche per chi si trova a ricevere i pretendenti allo scranno (costretto a dialoghi imbarazzanti e imbarazzati). E, ovviamente, per i partiti: tanto la maggioranza quanto le opposizioni devono infatti trovare una sintesi che passa sistematicamente da stracci che volano, rispolverando rivendicazioni vecchie e futuribili (succede, succede: specie con un nuovo giro di valzer dei Cda a distanza di dodici mesi esatti).

Più di ventisei posti

C’è chi si avvicina al grande banchetto delle società controllate in scadenza con curiosità, chi con controllato fatalismo, chi con arroganza famelica. Sul tavolo c’è una discreta quantità di poltrone che ridisegnerà l’altra mappa del potere politico (oltre a quello, più in vista, delle tribune istituzionali) per gli anni a venire con tutto quello che comporta: le gratitudini obbligate, le prebende, le quote politiche. In cifre significa, tra questo e il prossimo giro, più di ventisei posti nei Consigli di amministrazione, ai quali si aggiungono quelli negli organi di controllo.

Le «big two»

La sede di A2A a Brescia - © www.giornaledibrescia.it
La sede di A2A a Brescia - © www.giornaledibrescia.it

Ad aprile, coinvolte nel gran safari delle nomine ci sono San Filippo spa, Acb, Brescia Mercati e le big two della savana: A2A e Brescia Infrastrutture. In entrambi i casi tutti gli attuali attori sono almeno al secondo giro. È vero: non c’è una regola scritta che prevede un tetto, ma negli ultimi vent’anni Brescia se ne è storicamente data una non scritta che – nei fatti – lo applica. Se questo «codice d’onore» dovesse essere rispettato, significherebbe avere due dei Cda più importanti ridisegnati al 100%.

Prime nomine

Uno storytelling in gran parte verosimile, soprattutto se si pensa che queste (e per queste società) sono le prime vere nomine di Laura Castelletti da sindaca eletta (nel 2023 era facente funzione ed è andata in continuità con l’assetto definito dal suo predecessore, Emilio Del Bono). Perché lo scenario è «in larga parte verosimile»? Perché non è da escludere che almeno uno scranno in A2A possa essere proposto in continuità, così da garantire al team bresciano una quota di «memoria storica» della società (in questo caso in pole ci sarebbe l’ad Renato Mazzoncini, incarico individuato in tandem con Milano). Nel «toto nomi» del Cda del futuro, al momento, sono circolati quelli di Alessandro Triboldi e di Rocco Vergani, ma non c’è nulla di confermato nè certo.

La riorganizzazione

Quest’anno politico-amministrativo (che coincide tutto sommato con quello scolastico), poi, è eccentrico per almeno due ragioni. La prima: le nomine si intrecciano con il progetto (e con il cronoprogramma) della sindaca Laura Castelletti di dare vita alla «holding Loggia». Come si mette su questo fronte? La timeline prevede che nel Consiglio comunale di settembre si voterà l’atto di indirizzo, che conclama la volontà di dare vita alla holding.

L’obiettivo è poi dare vita alla due diligence entro dicembre con la revisione dei bilanci e degli statuti così da tornare poi in Aula per il conferimento delle quote a Bs Mobilità, capofila del riassetto societario che ingloberà Bs Infrastrutture, San Filippo spa e – nelle intenzioni della Loggia – anche Bs Mercati. L’intenzione è di mantenere operativi tutti i Cda, ma è chiaro che chi sarà a capo della capofila avrà un potere esponenzialmente maggiore (anche qui, il toto nomi mette in pole Flavio Pasotti, oggi a capo di Metro Brescia).

L’affaire rimpasto

Il secondo aspetto che rende questo anno politico eccentrico (o, per alcuni, ricco di fibrillazioni) eccola: Roma ha fatto decadere il cosiddetto «periodo di raffreddamento» (tradotto: i 18 mesi di attesa forzata) per passare da un incarico istituzionale alla nomina in un Cda delle controllate. E Brescia casca nel pieno della metà del mandato, con un’ipotesi di rimpasto di Giunta rimasta solo sullo sfondo, ma sulla quale la sindaca non ha ancora esplicitato un verdetto (e i non detti in politica contano, eccome). La coincidenza temporale potrebbe rappresentare cioè l’opportunità di una exit strategy per ridisegnare l’assetto della squadra di governo della città o per riformare i rapporti di forza.

Le ipotesi

È in questo contesto che potrebbero aprirsi le porte per qualcuno nel Cda della multiutility: i due nomi circolati (probabilmente più come «sogno nel cassetto» di chi ambisce a una poltrona in Giunta che come strada realmente vagliata dai piani alti) sono quelli del vicesindaco Federico Manzoni e dell’assessore alla Casa Alessandro Cantoni. La casella più traballante (se veramente al tagliando di Giunta si arriverà) risulta in realtà essere un’altra: l’Urbanistica. La sindaca aveva messo sul tavolo dell’assessora Michela Tiboni un aut aut: secondo Castelletti, il lavoro per redigere il nuovo Pgt richiede una presenza a tempo pieno, non compatibile con il doppio ruolo di docente universitaria e a stretto giro la titolare dell’assessorato dovrà sciogliere la riserva. Quali gli scenari nel caso si liberasse lo scranno dell’Urbanistica? Le voci di Palazzo sono abbastanza univoche: la delega potrebbe passare nelle mani di Andrea Poli o di Marco Garza, aprendo la strada al possibile ingresso di Beatrice Nardo in Giunta. Ma, appunto: per ora solo di voci si tratta.

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