Il centro è un rompicapo. La zona industriale invece è quasi un sogno: produzione alta, consumi diffusi, equilibrio possibile. L’assessora ad Ambiente, Clima e – da qualche mese – anche all’Energia, Camilla Bianchi, guarda la cartografia del Gse come si guarda un plastico urbanistico: «Costruire la scatola è la parte amministrativa a cui stiamo lavorando. Il punto vero – dice – è farla funzionare».
La scatola è quella della futura Comunità energetica rinnovabile (alias: Cer) «made in Comune di Brescia»: la Loggia intende costituirla entro settembre. Una struttura unica, con sette configurazioni interne, una per ciascuna cabina primaria già installata in città. È una scelta politica prima ancora che tecnica: evitare piccole isole scollegate e provare a far ragionare la città come un corpo unico.
Chi entra e chi no
Come si è arrivati fin qui? «Ho ereditato il lavoro preliminare dall’assessora Michela Tiboni: erano state fatte le assemblee pubbliche, i primi sondaggi d’interesse diffuso, oltre che allo studio strutturale sui tetti. All’inizio eravamo facilitatori, ora la comunità la creiamo noi» precisa Bianchi.

Di primo acchito, la partita energetica può infatti sembrare tutta «pannelli e incentivi». In realtà parte da un dettaglio che dettaglio non è: Brescia ha il suo energy manager. «È un ruolo fondamentale – rimarca Bianchi –, perché il tema energetico va sviluppato in modo trasversale». Il Piano aria e clima ha fissato l’orizzonte della mitigazione, adesso bisogna «costruire i dispositivi». La forma scelta sarà quella dell’Associazione riconosciuta. Più tutele, governance definita, responsabilità chiare.
Tra i soci fondatori si cercano istituzioni che diano massa critica fin dall’inizio. Non tutti, però, potranno sedersi al tavolo: le grandi partecipate del Comune, ad esempio, superano i limiti dimensionali previsti dalla norma. Potranno però contribuire come produttori terzi, realizzando impianti «che poi mettono a disposizione della comunità». È un equilibrio delicato: la normativa è stringente, il tempo anche (gli incentivi scadono il 31 dicembre 2027).
Quartieri «ricchi» e quartieri orfani
Ogni cabina primaria è un piccolo ecosistema energetico: produzione e consumo di energia devono stare in equilibrio. Se produci e non consumi, l’incentivo si assottiglia. Se consumi senza produrre, non c’è condivisione. È chiaro che non tutti gli spicchi cittadini hanno lo stesso potenziale di produzione. La zona industriale, con le imprese e i tetti ampi, parte avvantaggiata. Il centro storico - tra vincoli, superfici limitate e sporadici grandi produttori - molto meno.
«Ci sono zone più favorevoli di altre – ammette l’assessora –. L’obiettivo sarà mantenere il bilanciamento». E qui emerge la scelta più interessante: la creazione dell’Associazione con un’unica Cer consente di ragionare sulla redistribuzione. Significa che non ci saranno quartieri ricchi di energia e quartieri poveri, ma una comunità che prova a condividere i benefici. Ecco perché il tema è politico.
Benefici condivisi
Ogni comunità energetica riceve infatti un incentivo per l’energia condivisa: c’è chi lo destina interamente a progetti sociali e chi lo redistribuisce ai membri. Brescia sta studiando una formula mista, così da destinarne una quota a chi produce e consuma e una quota a progetti collettivi.
«Vogliamo che chi entra nella comunità abbia un ritorno diretto – conferma Bianchi –, ma una parte deve andare a beneficio del territorio». Le cifre, stando alle prime stime, si aggirano attorno ai 30mila euro all’anno per ciascuna delle sette cabine: complessivamente significa avere un mini tesoretto di 210mila euro. Non una leva risolutiva per i servizi sociali, ma una risorsa stabile che nasce dall’energia condivisa. E nella governance, il Comune vale uno: non controlla il meccanismo, lo avvia.

Ogni Cer ha bisogno di un innesco, un impianto capace di generare un primo flusso di energia: «Stiamo lavorando a un impianto fotovoltaico alla scuola Ungaretti, a cui si aggiungono quello legato al progetto Sus (La scuola al centro del futuro) nell’area sud-ovest e la collaborazione con le partecipate nella zona sud-est» annuncia Bianchi. A settembre nascerà la comunità. Subito dopo, in autunno, sarà pubblicato il bando di adesione aperto a cittadini e piccole e medie imprese.
In fondo la comunità energetica è questo: un modo diverso di pensare la città, concepita come rete che produce e condivide. Funzionerà non solo se i numeri torneranno cabina per cabina, ma soprattutto se terrà insieme un’idea più ampia: l’energia come bene organizzato collettivamente.




