Cronaca

La Loggia progetta la sua Cer: frutterà 210mila euro di incentivi

L’assessora Bianchi: «Costituiremo l’Associazione a settembre, sarà mista e i ricavi andranno in parte a progetti sociali». In autunno si parte con il «bando pilota»
Pannelli fotovoltaici - © www.giornaledibrescia.it
Pannelli fotovoltaici - © www.giornaledibrescia.it

Il centro è un rompicapo. La zona industriale invece è quasi un sogno: produzione alta, consumi diffusi, equilibrio possibile. L’assessora ad Ambiente, Clima e – da qualche mese – anche all’Energia, Camilla Bianchi, guarda la cartografia del Gse come si guarda un plastico urbanistico: «Costruire la scatola è la parte amministrativa a cui stiamo lavorando. Il punto vero – dice – è farla funzionare».

La scatola è quella della futura Comunità energetica rinnovabile (alias: Cer) «made in Comune di Brescia»: la Loggia intende costituirla entro settembre. Una struttura unica, con sette configurazioni interne, una per ciascuna cabina primaria già installata in città. È una scelta politica prima ancora che tecnica: evitare piccole isole scollegate e provare a far ragionare la città come un corpo unico.

Chi entra e chi no

Come si è arrivati fin qui? «Ho ereditato il lavoro preliminare dall’assessora Michela Tiboni: erano state fatte le assemblee pubbliche, i primi sondaggi d’interesse diffuso, oltre che allo studio strutturale sui tetti. All’inizio eravamo facilitatori, ora la comunità la creiamo noi» precisa Bianchi.

L'assessora ad Ambiente, Clima ed Energia Camilla Bianchi - © www.giornaledibrescia.it
L'assessora ad Ambiente, Clima ed Energia Camilla Bianchi - © www.giornaledibrescia.it

Di primo acchito, la partita energetica può infatti sembrare tutta «pannelli e incentivi». In realtà parte da un dettaglio che dettaglio non è: Brescia ha il suo energy manager. «È un ruolo fondamentale – rimarca Bianchi –, perché il tema energetico va sviluppato in modo trasversale». Il Piano aria e clima ha fissato l’orizzonte della mitigazione, adesso bisogna «costruire i dispositivi». La forma scelta sarà quella dell’Associazione riconosciuta. Più tutele, governance definita, responsabilità chiare.

Tra i soci fondatori si cercano istituzioni che diano massa critica fin dall’inizio. Non tutti, però, potranno sedersi al tavolo: le grandi partecipate del Comune, ad esempio, superano i limiti dimensionali previsti dalla norma. Potranno però contribuire come produttori terzi, realizzando impianti «che poi mettono a disposizione della comunità». È un equilibrio delicato: la normativa è stringente, il tempo anche (gli incentivi scadono il 31 dicembre 2027).

Quartieri «ricchi» e quartieri orfani

Ogni cabina primaria è un piccolo ecosistema energetico: produzione e consumo di energia devono stare in equilibrio. Se produci e non consumi, l’incentivo si assottiglia. Se consumi senza produrre, non c’è condivisione. È chiaro che non tutti gli spicchi cittadini hanno lo stesso potenziale di produzione. La zona industriale, con le imprese e i tetti ampi, parte avvantaggiata. Il centro storico - tra vincoli, superfici limitate e sporadici grandi produttori - molto meno.

«Ci sono zone più favorevoli di altre – ammette l’assessora –. L’obiettivo sarà mantenere il bilanciamento». E qui emerge la scelta più interessante: la creazione dell’Associazione con un’unica Cer consente di ragionare sulla redistribuzione. Significa che non ci saranno quartieri ricchi di energia e quartieri poveri, ma una comunità che prova a condividere i benefici. Ecco perché il tema è politico.

Benefici condivisi

Ogni comunità energetica riceve infatti un incentivo per l’energia condivisa: c’è chi lo destina interamente a progetti sociali e chi lo redistribuisce ai membri. Brescia sta studiando una formula mista, così da destinarne una quota a chi produce e consuma e una quota a progetti collettivi.

«Vogliamo che chi entra nella comunità abbia un ritorno diretto – conferma Bianchi –, ma una parte deve andare a beneficio del territorio». Le cifre, stando alle prime stime, si aggirano attorno ai 30mila euro all’anno per ciascuna delle sette cabine: complessivamente significa avere un mini tesoretto di 210mila euro. Non una leva risolutiva per i servizi sociali, ma una risorsa stabile che nasce dall’energia condivisa. E nella governance, il Comune vale uno: non controlla il meccanismo, lo avvia.

In una foto d'archivio la piazzetta tra le scuole Ungaretti e Carducci - © www.giornaledibrescia.it
In una foto d'archivio la piazzetta tra le scuole Ungaretti e Carducci - © www.giornaledibrescia.it

Ogni Cer ha bisogno di un innesco, un impianto capace di generare un primo flusso di energia: «Stiamo lavorando a un impianto fotovoltaico alla scuola Ungaretti, a cui si aggiungono quello legato al progetto Sus (La scuola al centro del futuro) nell’area sud-ovest e la collaborazione con le partecipate nella zona sud-est» annuncia Bianchi. A settembre nascerà la comunità. Subito dopo, in autunno, sarà pubblicato il bando di adesione aperto a cittadini e piccole e medie imprese.

In fondo la comunità energetica è questo: un modo diverso di pensare la città, concepita come rete che produce e condivide. Funzionerà non solo se i numeri torneranno cabina per cabina, ma soprattutto se terrà insieme un’idea più ampia: l’energia come bene organizzato collettivamente.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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