Le Comunità energetiche rinnovabili dovevano essere uno degli assi portanti della transizione energetica italiana. Per questa ragione il Governo aveva messo a disposizione 2,2 miliardi di euro del Pnrr con l’obiettivo di trasformare cittadini, imprese, cooperative ed enti pubblici in produttori e consumatori «condivisi» di energia pulita. Un modello pensato per rafforzare l’autonomia energetica dei territori, ridurre i costi in bolletta e distribuire benefici ambientali ed economici. E, perchè no, mettendosi al riparo dagli effetti delle crisi geopolitiche.
Il quadro a fine 2025 è cambiato radicalmente. La revisione dei fondi Pnrr ha ridotto la dotazione a 795,5 milioni di euro, un taglio netto del 64% che ha contribuito a frenare l’avvio di nuovi progetti e rallentare la marcia di quelli già avviati.
Primato bresciano per numero di Cer
La nostra provincia ha dimostrato fin da subito lungimiranza sulle Cer, ed oggi resta a tutti gli effetti il primo polo in Lombardia per numero di configurazioni ed un’eccellenza riconosciuta a livello nazionale per lo sviluppo di comunità energetiche.
Secondo i dati del portale «Monitoraggio Cacer di Regione Lombardia», aggiornati al 30 aprile 2026, nel Bresciano sono presenti in totale 89 Cer: 15 qualificate Gse, 74 costituite in attesa di qualifica; mentre altre 9 sono in fase di costituzione. La spinta maggiore è arrivata dalle amministrazioni comunali: sono 134 i Comuni che fanno parte di Cer costituite; 10 quelli che stanno avviando progetti. Un numero che non ha eguali in Lombardia (ed in Italia), basti pensare che lo stesso contatore regionale segna per Bergamo 13 Cer costituite giuridicamente, 29 in via di costituzione e 8 qualificate dal Gse. Il raffronto con Milano è ancora più eloquente: 18 Cer costituite, 23 in fase di costituzione e 13 qualificate Gse.

In questo primato se ne inseriscono altri: come quello di Cer Valle Camonica che coinvolge 23 Comuni ed ha raggiunto una potenza eccezionale di 7,8 MW se consideriamo che è circa 100 volte superiore alla potenza media delle comunità energetiche presenti in Italia. Oppure l’esperienza della multiutility Garda Uno che è riuscita a coinvolgere una cinquantina di Comuni sul Garda.
Il freno costituito dalla burocrazia
La corsa alle Cer si è scontrata con una macchina normativa e amministrativa lenta. Dopo l’annuncio degli stanziamenti nel 2021, il decreto attuativo è arrivato solo nel dicembre 2023, mentre il portale del Gse per la presentazione delle domande è diventato operativo nell’aprile 2024. Una partenza frenata dalla complessità delle procedure e da un numero inizialmente limitato di richieste, le incognite costituite dalla cabina primaria.
Poi, nel maggio 2025, il Governo ha ampliato la platea dei beneficiari, innalzando da 5mila a 50mila abitanti la soglia dei Comuni ammessi agli incentivi. L’effetto è stato immediato: le domande che prima arrivavano in un mese hanno iniziato a concentrarsi in un solo giorno, fino a mandare in saturazione il portale del Gse. Insomma una corsa ad ostacoli dove i bresciani hanno comunque fatto la loro parte, fino al 21 novembre 2025, quando il Governo ha annunciato la riduzione, del tutto inattesa, delle risorse Pnrr dedicate alle Cer: dai 2,2 miliardi si è passati a 795,5 milioni. Una decisione che ha immediatamente suscitato reazioni tra operatori del settore, amministrazioni locali e comunità già impegnate in percorsi di autoconsumo condiviso.
L’incertezza pesa: solo 15 Cer sono operative
Nel Bresciano l’incertezza pesa tutt’ora sulle prospettive future: delle 89 Cer costituite, soltanto 15 hanno finora completato la configurazione presso il Gse e sono operative nella produzione e nello scambio incentivato di energia. E non è ancora chiaro quante riusciranno a completare l’iter nei tempi richiesti e soprattutto con quali coperture economiche.
Un segnale incoraggiante riguarda i progetti già presentati. Le iniziative valutate positivamente, ma non finanziate per esaurimento dei fondi del Pnrr manterranno infatti lo status di «idoneità», restando pronte per eventuali scorrimenti delle graduatorie o per nuove integrazioni finanziarie. Un elemento che invita a non interrompere la progettualità in corso e a continuare a investire in competenze, organizzazione e qualità delle proposte.




