Da provincia agricola a città dei servizi: l’evoluzione di Brescia in 80 anni

La mostra «Il Giornale di Brescia nella storia. 1945-2025. Sguardi su Brescia e sull’Italia» e i dati del ricercatore Elio Montanari raccontano 80 anni di cambiamento e progresso

Una veduta della città di Brescia negli anni Sessanta: nel riquadro sulla sinistra il quartiere di Lamarmora © www.giornaledibrescia.it

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80 anni GdB

1945. La guerra finisce, Brescia è una città ferita. Quasi la metà del tessuto urbano è ridotto in macerie, le fabbriche – cuore pulsante di un’economia già allora fortemente manifatturiera – sono gravemente danneggiate, le scorte alimentari scarseggiano. Gli sfollati sono migliaia, vivono in case di parenti o in alloggi di fortuna. È un paesaggio di dolore, lutto e precarietà.

La prima edizione: era il 27 aprile 1945 © www.giornaledibrescia.it
La prima edizione: era il 27 aprile 1945 © www.giornaledibrescia.it

Eppure, proprio in quel contesto di distruzione, la città ritrova una forza inattesa. Il 27 aprile 1945 le rotative del nuovo giornale iniziano a girare. Il titolo è semplice e potente: «Brescia è libera». Il quotidiano, nato come organo del Comitato di Liberazione nazionale, porta nelle case un segnale di speranza. Costa una lira, ha due sole facciate, ma è la voce di una comunità che prova a rialzarsi.

Nasce così Il Giornale di Brescia (perderà l’articolo nella testata nel 1948), che celebra quest’anno i suoi primi 80 anni di vita, ripercorsi nella nostra «Il Giornale di Brescia nella storia. 1945-2025. Sguardi su Brescia e sull’Italia», curata dal professor Roberto Chiarini e dalla professoressa Elena Pala, con il supporto di Gabriele Colleoni, già vicediretto del Giornale di Brescia. Un viaggio attraverso il tempo, in buona parte nelle fotografie dell’archivio del quotidiano: una lunga storia di vita, evoluzione, crescita e progresso, come evidenziano anche i dati raccolti dal ricercatore Elio Montanari. Ecco dunque la nostra storia.

La ricostruzione non è solo materiale: è civile, politica, culturale

Torniamo ora al 1945: le istituzioni democratiche riprendono a funzionare. Nel 1946 i bresciani votano di nuovo per scegliere il proprio sindaco e, come tutti gli italiani, partecipano al referendum che segna la nascita della Repubblica. La ricostruzione non è solo materiale: è civile, politica, culturale. Lo sport riprende vigore, le corse ciclistiche attraversano le strade della provincia, il calcio torna ad animare le domeniche. Anche questi dettagli raccontano una comunità che vuole tornare alla normalità.

Ma i numeri dicono che la strada è lunga. Il censimento del 1951 fotografa una popolazione di poco superiore agli 850mila abitanti, in gran parte ancora legata all’agricoltura e alla fatica quotidiana dei campi. Una provincia povera, ma vitale. È da qui che parte il lungo viaggio che, nell’arco di ottant’anni, trasformerà radicalmente Brescia.

Le conseguenze dei bombardamenti su Brescia nel 1944 - Passanti osservano le macerie di un palazzo - © Archivio Centro Studi Rsi Salò
Le conseguenze dei bombardamenti su Brescia nel 1944 - Soccorritori in strada a Brescia nel luglio del 1944 - © Archivio Centro Studi Rsi Salò
Le conseguenze dei bombardamenti su Brescia nel 1944 - Il cratere rimasto dopo un bombardamento - © Archivio Centro Studi Rsi Salò
Le conseguenze dei bombardamenti su Brescia nel 1944 - © Archivio Centro Studi Rsi Salò
Le conseguenze dei bombardamenti su Brescia nel 1944 - © Archivio Centro Studi Rsi Salò
Un palazzo distrutto in via Solferino a Brescia nel 1944
Le conseguenze dei bombardamenti su Brescia nel 1944 - Un palazzo distrutto in via Solferino a Brescia nel 1944 - © Archivio Centro Studi Rsi Salò
Le conseguenze dei bombardamenti su Brescia nel 1944 - La zona della Stazione ferroviaria di Brescia - © Archivio Centro Studi Rsi Salò
Le conseguenze dei bombardamenti su Brescia nel 1944 - © Archivio Centro Studi Rsi Salò

Gli anni Cinquanta: ricostruzione, boom demografico, primi cambiamenti economici

Il decennio successivo alla guerra è quello della ricostruzione, ma anche dell’avvio di una crescita economica senza precedenti. Nel 1951 il censimento registra 326.704 persone attive in provincia: un terzo ancora nei campi (quasi 108mila in agricoltura), un terzo nell’industria e il resto nei servizi, nelle costruzioni e nella pubblica amministrazione. Brescia resta una terra agricola, ma già si intravedono i segni di un futuro industriale.

Il lavoro è soprattutto maschile, ma la presenza femminile comincia a contare. Nel 1951 le lavoratrici sono poco più di 70mila, il 21,7% della popolazione attiva. Molte trovano impiego nelle manifatture, altre nel commercio e nella pubblica amministrazione. È un inizio timido, ma segna un cambiamento destinato a rafforzarsi nei decenni successivi.

Le famiglie, nel 1951, sono 203.191 con una media di 4,2 componenti. Quasi un quarto ha sei o più membri e non sono rare le famiglie allargate con dieci, quindici persone sotto lo stesso tetto. È la società della famiglia patriarcale, in cui spesso più generazioni vivono insieme.

Sul fronte demografico, i dati parlano chiaro: nel 1951 nascono 16.712 bambini, pari a quasi 20 ogni mille abitanti. È il cosiddetto baby boom, frutto di una società giovane, desiderosa di futuro. Gli anziani sono appena il 6,5% della popolazione, mentre i giovanissimi sono più di un quarto del totale. In termini semplici: ogni anziano è «circondato» da quattro bambini.

La ricostruzione dopo la guerra: gli anni Cinquanta
La ricostruzione dopo la guerra: gli anni Cinquanta - La ricostruzione dopo la guerra: gli anni Cinquanta - © Archivio Centro Studi Rsi Salò
La ricostruzione dopo la guerra: gli anni Cinquanta
La ricostruzione dopo la guerra: gli anni Cinquanta - La ricostruzione dopo la guerra: gli anni Cinquanta - © Archivio Centro Studi Rsi Salò
Il nuovo padiglione dell'ospedale Civile
La ricostruzione dopo la guerra: gli anni Cinquanta - Il nuovo padiglione dell'ospedale Civile - © Archivio Centro Studi Rsi Salò
La ricostruzione dopo la guerra: gli anni Cinquanta
La ricostruzione dopo la guerra: gli anni Cinquanta - La ricostruzione dopo la guerra: gli anni Cinquanta - © Archivio Centro Studi Rsi Salò

La città, intanto, cambia volto. Si costruiscono nuovi quartieri, si aprono la galleria sotto il Castello e nuovi padiglioni dell’ospedale Civile. Nel 1955 si inaugura perfino la funivia della Maddalena, simbolo di una città che guarda in alto, anche letteralmente.

I bresciani cominciano a sperimentare un benessere inedito. Le biciclette restano il mezzo di trasporto più diffuso, ma sempre più famiglie iniziano ad acquistare una Vespa o una piccola utilitaria. Lo sport e lo spettacolo tornano a scandire la vita quotidiana. Brescia, nona città d’Italia per reddito prodotto, si candida a diventare protagonista del miracolo economico nazionale.

Anni ’60 – Modernizzazione, crescita scolastica, Montini Papa

Gli anni Sessanta sono il decennio in cui la società bresciana accelera verso la modernità. L’agricoltura, pur ancora presente, perde centralità: nel 1961 gli occupati nel settore primario scendono a 67mila, mentre i dipendenti nell’industria e nei servizi superano i 245 mila. Il lavoro salariato diventa la norma: il rapporto tra dipendenti e indipendenti passa da due a uno nel 1951 a quasi tre a uno nel 1971.

Il miracolo economico si traduce in benessere diffuso. Le case si riempiono di elettrodomestici, lavatrici e televisori entrano in salotto, le automobili diventano più accessibili. Anche a Brescia cresce la domanda di infrastrutture: nuove strade, scuole, ospedali. L’urbanizzazione ridisegna la provincia, con i paesi dell’hinterland che iniziano a trasformarsi in vere cittadine operaie.

La natalità resta alta, ma la dimensione delle famiglie inizia a ridursi

Sul fronte demografico, la natalità resta alta: nel 1961 nascono oltre 16mila bambini, con un tasso di quasi 19 per mille. Le famiglie, però, cominciano a ridursi: nel 1971 la media scende a 3,3 componenti. È l’inizio di un lento processo di trasformazione che porterà, decennio dopo decennio, a famiglie più piccole e più frammentate.

Anche l’istruzione compie un balzo in avanti. Nel 1951 il 77% dei bresciani aveva al massimo la quinta elementare. Negli anni Sessanta, grazie alla scuola media unificata, cresce rapidamente la quota di studenti che prosegue oltre le elementari. Nel 1971 i diplomati e laureati restano minoranza, ma iniziano a rappresentare una presenza più significativa, soprattutto tra le giovani generazioni.

È un periodo di entusiasmo collettivo, simboleggiato da un evento straordinario: nel giugno 1963 il cardinale bresciano Giovanni Battista Montini diventa Papa Paolo VI. La sua figura, ponte tra la tradizione e il Concilio Vaticano II, dà lustro internazionale alla città e al territorio. Per molti bresciani, il «Papa della modernità» incarna lo stesso spirito del decennio: apertura, crescita, rinnovamento.

Nel 1963 Giovanni Battista Montini viene eletto papa: è Paolo VI © www.giornaledibrescia.it

Nel 1963 Giovanni Battista Montini viene eletto papa: è Paolo VI © www.giornaledibrescia.it

Nel 1968 il tessuto sociale è attraversato dalle conseguenze del «miracolo economico». Grazie alla piena occupazione, i sindacati – forti della ritrovata unità – aprono una stagione di vertenze per salari e condizioni migliori. In tutto il Paese si respira aria di contestazione: fabbriche e università si infiammano. A Brescia il fenomeno resta più marginale, con pochi scioperi studenteschi e solo qualche tafferuglio nel marzo di quell’anno. La contestazione studentesca del ’68 anticipa di un anno l’«autunno caldo»: scioperi, occupazioni e cortei aprono un ciclo di rivendicazioni che porterà allo Statuto dei lavoratori e a un nuovo protagonismo delle maestranze.

Lo sciopero dei metalmeccanici Cisl nel 1969
Lo sciopero dei metalmeccanici Cisl nel 1969 - © www.giornaledibrescia.it
Lo sciopero dei metalmeccanici Cisl nel 1969
Lo sciopero dei metalmeccanici Cisl nel 1969 - © www.giornaledibrescia.it
Lo sciopero dei metalmeccanici Cisl nel 1969
Lo sciopero dei metalmeccanici Cisl nel 1969 - © www.giornaledibrescia.it
Lo sciopero dei metalmeccanici Cisl nel 1969
Lo sciopero dei metalmeccanici Cisl nel 1969 - © www.giornaledibrescia.it
Lo sciopero dei metalmeccanici Cisl nel 1969
Lo sciopero dei metalmeccanici Cisl nel 1969 - © www.giornaledibrescia.it
Lo sciopero dei metalmeccanici Cisl nel 1969
Lo sciopero dei metalmeccanici Cisl nel 1969 - © www.giornaledibrescia.it

Anni ’70 – Contestazioni, crisi, piazza Loggia, calo natalità

Il decennio successivo rompe l’incanto. Dopo gli anni del boom, emergono le contraddizioni di una crescita rapida e disordinata. Il lavoro salariato è ormai diffuso, i sindacati forti di numeri e consenso aprono stagioni di scioperi e rivendicazioni. 

Il 28 maggio 1974 la città vive la sua ferita più profonda: la strage di piazza della Loggia. Una bomba uccide otto persone. È l’ingresso di Brescia nella stagione del terrorismo e della «strategia della tensione», che segnerà gli anni di piombo. Quel giorno diventa spartiacque nella memoria collettiva e simbolo della resistenza civile al tentativo di destabilizzare la democrazia.

28 maggio 1974: la strage di piazza della Loggia - © www.giornaledibrescia.it
28 maggio 1974: la strage di piazza della Loggia - © www.giornaledibrescia.it
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28 maggio 1974: la strage di piazza della Loggia - © www.giornaledibrescia.it

Parallelamente, la crisi petrolifera del 1973 mette in difficoltà un sistema industriale energivoro. È il 2 dicembre quando entra in vigore il divieto di circolazione dei mezzi a motore nei giorni festivi per ridurre i consumi di petrolio. Le domeniche senza auto sono forse la misura più plateale e insieme più spettacolare per far fronte all'impennata del prezzo del petrolio.

Cavalli, calessi, biciclette, pattini a rotelle brulicano sulle strade: nella prima domenica senza macchine soltanto 1.500 persone in tutta Italia sono denunciate per guida abusiva. A Brescia, i trasgressori ammontano sobriamente a 32.

Domenica a piedi a Brescia nel 1973
Domenica a piedi a Brescia nel 1973 - © www.giornaledibrescia.it
Domenica a piedi a Brescia nel 1973
Domenica a piedi a Brescia nel 1973 - © www.giornaledibrescia.it
Domenica a piedi a Brescia nel 1973
Domenica a piedi a Brescia nel 1973 - © www.giornaledibrescia.it
Domenica a piedi a Brescia nel 1973
Domenica a piedi a Brescia nel 1973 - © www.giornaledibrescia.it
Domenica a piedi a Brescia nel 1973
Domenica a piedi a Brescia nel 1973 - © www.giornaledibrescia.it
Domenica a piedi a Brescia nel 1973
Domenica a piedi a Brescia nel 1973 - © www.giornaledibrescia.it

Il quadro demografico muta radicalmente: nel 1981 i nati scendono a 10.802, quasi un terzo in meno rispetto a dieci anni prima. Il tasso di natalità, dimezzato rispetto al 1951, segna la fine del baby boom.

Allo stesso tempo cresce il numero degli anziani: nel 1971 sono già oltre 100mila, l’8% della popolazione, mentre i giovani under 15 calano.

Anche la struttura familiare si riduce: nel 1971 le famiglie bresciane sono 282mila, con una media di 3,3 componenti. Le famiglie numerose perdono peso, mentre aumentano quelle con due o tre membri. È la fotografia di un mondo che cambia, con più autonomia individuale ma anche con nuovi problemi di coesione sociale.

Sul piano politico e culturale, il decennio, che a Brescia si è aperto con l’adunata nazionale degli alpini che ha portato in città 100mila penne nere, è attraversato da conflitti e paure. Ma la società bresciana continua a mostrare la sua capacità di resilienza, come accadrà ancora tante volte nei decenni successivi.

Gli alpini a Brescia nel 1970 - © www.giornaledibrescia.it
Gli alpini a Brescia nel 1970 - © www.giornaledibrescia.it
Gli alpini a Brescia nel 1970 - © www.giornaledibrescia.it
Gli alpini a Brescia nel 1970 - © www.giornaledibrescia.it
Gli alpini a Brescia nel 1970 - © www.giornaledibrescia.it
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Gli alpini a Brescia nel 1970 - © www.giornaledibrescia.it
Gli alpini a Brescia nel 1970 - © www.giornaledibrescia.it

Gli anni Ottanta e Novanta: crisi e trasformazioni sociali, famiglie che cambiano

Gli anni Ottanta e Novanta sono decenni di transizione, in cui Brescia deve fare i conti con le trasformazioni globali e locali. Dopo il trauma degli anni di piombo, la città cerca stabilità. L’industria, che aveva trainato la crescita per trent’anni, raggiunge il suo massimo storico: nel 1991 oltre la metà degli occupati lavora ancora in fabbrica. Sono oltre 232mila le persone impiegate nell’industria, pari al 51,5% del totale provinciale.

Ma sotto la superficie qualcosa si muove. I servizi crescono in modo costante: nel 2001 gli occupati del terziario supereranno per la prima volta quelli dell’industria. Intanto, alcune filiere tradizionali entrano in crisi, dal tessile-abbigliamento nella pianura alle prime delocalizzazioni della metalmeccanica lungo l’asse autostradale.

Le famiglie cambiano volto. Nel 1991 se ne contano 376.861, con una media di 2,7 componenti. Quelle numerose diventano residuali: solo il 6,5% ha cinque o più membri. Crescono invece le coppie senza figli e, soprattutto, le famiglie unipersonali, che superano il 20%. È la fotografia di una società più individualizzata, in cui aumentano separazioni e divorzi, ma anche la longevità che porta molti anziani a vivere soli.

Il lavoro delle donne compie un salto importante. Nel 1991 le occupate sono 149mila, il 34,6% del totale. Molte sono impiegate nei servizi, che cominciano a diventare il settore trainante per l’occupazione femminile.

Una delle prime regie di Teletutto: l'emittente è nata nel 1976 © www.giornaledibrescia.it
Una delle prime regie di Teletutto: l'emittente è nata nel 1976 © www.giornaledibrescia.it

Sul piano culturale e sociale, gli anni Ottanta vedono l’esplosione della televisione privata e commerciale, che cambia il modo di informarsi e di vivere il tempo libero. Teletutto, nata nel 1976, si consolida come punto di riferimento per il territorio. Negli anni Novanta, con l’arrivo di internet e dei primi computer nelle case, si aprono nuovi orizzonti.

Brescia vive anche momenti di grande orgoglio sportivo e musicale. Lo stadio Rigamonti ospita partite memorabili, la Mille Miglia rinasce come rievocazione storica, i concerti diventano eventi di massa. La provincia industriale si scopre sempre più anche terra di servizi, cultura, turismo.

È il 1982 quando l'Italia di «Pablito» è mundial. L'11 luglio gli Azzurri sono campioni del mondo per la terza volta. Il trionfo in terra spagnola fa titolare il giornale a tutta pagina «Italia! Mundial tricolore». L'occhiello recita: Tre a uno degli azzurri sulla Germania in una partita combattuta allo spasimo. Si assiste a scene di giubilo e euforia in tutta Italia, e Brescia non fa eccezione. Esplode la gioia, con bandiere tricolore sventolano dai balconi, dalle macchine in corsa. La ressa è soprattutto in piazzale Repubblica. È un concerto di clacson. «Chi non ha un clacson - osserva il giornalista Angelo Franceschetti - anche solo di motorino, a portata di mano o di piede, usa le scarpe per partecipare alla festa che è fatta anche di frastuoni incredibili».

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La festa in piazza Repubblica a Brescia per la vittoria dei Mondiali nel 1982 - © www.giornaledibrescia.it
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La festa in piazza Repubblica a Brescia per la vittoria dei Mondiali nel 1982 - © www.giornaledibrescia.it
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La festa in piazza Repubblica a Brescia per la vittoria dei Mondiali nel 1982 - © www.giornaledibrescia.it
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La festa in piazza Repubblica a Brescia per la vittoria dei Mondiali nel 1982 - © www.giornaledibrescia.it

Nel 1983 una tappa del Giro d’Italia sarebbe dovuta da Brescia. Era il 12 maggio. Il prologo a cronometro della corsa rosa doveva prendere il via da piazza Loggia, ma venne annullato a causa del protrarsi, al di là delle intese e delle previsioni, di una manifestazione sindacale promossa dalla Federazione dei lavoratori metalmeccanici (Flm).

A metà gennaio 1985 l'Italia è bloccata per la neve. Prima della colossale nevicata, ancor oggi nella memoria dei bresciani, la città e la provincia sono spazzate da un'ondata di freddo polare. Il 7 gennaio il termometro scende a valori strabilianti: -13.2° in città (toccherà i -16.5° da record l'11 gennaio), -20° a Bagolino, - 34° in Presena. La massima in città è -2° e la media giornaliera è vicina a -8°.

Famiglie per strada, traffico bloccato: la grande nevicata del 1985
Famiglie per strada, traffico bloccato: la grande nevicata del 1985 - Foto New Eden Group © www.giornaledibrescia.it
Famiglie per strada, traffico bloccato: la grande nevicata del 1985
Famiglie per strada, traffico bloccato: la grande nevicata del 1985 - Foto New Eden Group © www.giornaledibrescia.it
Famiglie per strada, traffico bloccato: la grande nevicata del 1985
Famiglie per strada, traffico bloccato: la grande nevicata del 1985 - Foto New Eden Group © www.giornaledibrescia.it
Famiglie per strada, traffico bloccato: la grande nevicata del 1985
Famiglie per strada, traffico bloccato: la grande nevicata del 1985 - Foto New Eden Group © www.giornaledibrescia.it
Famiglie per strada, traffico bloccato: la grande nevicata del 1985
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Famiglie per strada, traffico bloccato: la grande nevicata del 1985
Famiglie per strada, traffico bloccato: la grande nevicata del 1985 - Foto New Eden Group © www.giornaledibrescia.it
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Famiglie per strada, traffico bloccato: la grande nevicata del 1985 - Foto New Eden Group © www.giornaledibrescia.it
Famiglie per strada, traffico bloccato: la grande nevicata del 1985
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Famiglie per strada, traffico bloccato: la grande nevicata del 1985
Famiglie per strada, traffico bloccato: la grande nevicata del 1985 - Foto New Eden Group © www.giornaledibrescia.it
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Famiglie per strada, traffico bloccato: la grande nevicata del 1985
Famiglie per strada, traffico bloccato: la grande nevicata del 1985 - Foto New Eden Group © www.giornaledibrescia.it
Famiglie per strada, traffico bloccato: la grande nevicata del 1985
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Famiglie per strada, traffico bloccato: la grande nevicata del 1985
Famiglie per strada, traffico bloccato: la grande nevicata del 1985 - Foto New Eden Group © www.giornaledibrescia.it
Famiglie per strada, traffico bloccato: la grande nevicata del 1985
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Famiglie per strada, traffico bloccato: la grande nevicata del 1985
Famiglie per strada, traffico bloccato: la grande nevicata del 1985 - Foto New Eden Group © www.giornaledibrescia.it
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Famiglie per strada, traffico bloccato: la grande nevicata del 1985 - Foto New Eden Group © www.giornaledibrescia.it

Gli anni Duemila: immigrazione, donne al lavoro, globalizzazione

Con l’inizio del nuovo millennio, Brescia entra definitivamente nella fase della globalizzazione. Due fenomeni cambiano radicalmente la fisionomia sociale: l’immigrazione e la crescita dell’occupazione femminile.

Sul fronte migratorio, i numeri parlano chiaro. Nel 1991 gli stranieri residenti in provincia erano appena 8.672. Nel 2001 sono già 49.280, e nel 2011 toccano quota 155.315, pari al 12,5% della popolazione. La comunità più numerosa è quella rumena, seguita da albanesi e indiani. Aumentano le famiglie multietniche, le scuole diventano crocevia di lingue e culture diverse. La provincia operaia e contadina diventa cosmopolita.

Allo stesso tempo, cresce la presenza delle donne nel mondo del lavoro. Nel 2011 le occupate superano le 215mila, il 40,4% del totale. Non è solo un dato numerico: cambia la qualità dell’occupazione, con più donne dirigenti, professioniste, imprenditrici.

Il tessuto produttivo bresciano, pur mantenendo una forte vocazione manifatturiera, diventa sempre più integrato nelle catene globali. Le esportazioni crescono, ma anche le delocalizzazioni. Nei territori dell’hinterland, come Castel Mella, Roncadelle o Ospitaletto, l’occupazione cresce in maniera esponenziale.

La società però affronta anche nuove tensioni. Il boom demografico degli anni Sessanta è ormai un ricordo: le nascite calano, nonostante il contributo significativo delle famiglie straniere. Nel 2009 si registra l’ultimo picco positivo con oltre 13.600 nati; da lì in avanti, una discesa costante.

Le famiglie continuano a rimpicciolirsi: nel 2011 se ne contano 513.579, con una media di 2,4 componenti. Le famiglie unipersonali superano il 30% del totale, un dato impensabile solo mezzo secolo prima.

La Brescia degli anni Duemila è una città dinamica, collegata al mondo, ma anche segnata da nuove fragilità. Nel 1998 viene «acceso» il Termoutilizzatore che ha consentito di azzerare il conferimento di rifiuti in discarica e produrre energia e calore senza usare fonti fossili. Nel 2008 dalla fusione di Asm Brescia e Aem Milano nasce A2A, la più grande multiutility italiana. La metropolitana, inaugurata nel 2013, rappresenta l’immagine di una provincia proiettata verso il futuro. Ma dietro le infrastrutture restano questioni aperte: integrazione, lavoro precario, calo delle nascite.

Brescia, oggi: dopo la pandemia e la Capitale della Cultura

La Brescia di oggi è una città moderna, connessa, europea. I poli industriali si consolidano, i distretti continuano a esportare in tutto il mondo e il terziario cresce, diventando il settore predominante con oltre il 60% degli occupati.

Ma dietro l’immagine di efficienza e produttività emergono sfide complesse. La pandemia di Covid-19 ha colpito duramente la provincia: nel 2020 Brescia è tra i territori più martoriati del Nord Italia, con ospedali sotto pressione e comunità sconvolte. Quell’esperienza ha segnato la memoria collettiva, riportando al centro il tema della salute pubblica e della solidarietà.

Sul fronte demografico, i numeri parlano di un cambiamento epocale. Nel 2025 gli over 65 sono 293mila, quasi il doppio dei giovani under 15 (159mila). Il rapporto si è invertito rispetto al 1951, quando per ogni anziano c’erano quattro bambini. Oggi, al contrario, ci sono quasi due anziani per ogni ragazzo. L’invecchiamento porta nuove esigenze: sanità, assistenza, pensioni, ma anche nuove forme di socialità e volontariato.

La natalità è ai minimi storici. Nel 2024 si contano appena 8.296 nati, pari a 6,6 ogni mille abitanti: meno della metà rispetto al 1951, nonostante la popolazione complessiva sia cresciuta. Anche le famiglie continuano a ridursi: nel 2023 sono 553.261, ma con una media di soli 2,26 componenti. Più di un terzo è costituito da persone sole.

Il volto della società bresciana è cambiato anche grazie all’immigrazione. Oggi gli stranieri residenti sono 155mila, il 12% della popolazione. Se a questi si aggiungono i naturalizzati, parliamo di oltre un quarto di milione di persone che hanno origini straniere. È un mosaico di comunità: rumeni, albanesi, indiani, marocchini, senegalesi. Le scuole e i quartieri sono laboratori quotidiani di convivenza.

L'inaugurazione in piazza Loggia dell'anno di Capitale della Cultura © www.giornaledibrescia.it
L'inaugurazione in piazza Loggia dell'anno di Capitale della Cultura © www.giornaledibrescia.it

Cultura e identità rimangono un collante. Nel 2023 Brescia, insieme a Bergamo, è Capitale italiana della Cultura: un anno straordinario di mostre, spettacoli, incontri. È stato il riconoscimento di una comunità capace di reinventarsi dopo la pandemia, mostrando resilienza e vitalità.

La sfida per i prossimi decenni sarà duplice: affrontare la crisi demografica e, al tempo stesso, gestire la transizione ecologica e digitale. Brescia, terra di lavoro e innovazione, dovrà ancora una volta reinventarsi.

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