La fine degli Anni ’50 a Brescia, quando i trasporti voltano pagina

Perdura la fame di case, ma cambia il modo di muoversi e comunicare. E in città arriva il presidente francese De Gaulle
La parata di Gronchi e De Gaulle in corso Zanardelli a Brescia - New Eden Group © www.giornaledibrescia.it
La parata di Gronchi e De Gaulle in corso Zanardelli a Brescia - New Eden Group © www.giornaledibrescia.it
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«Diamo alla gente una casa, restituiamole il gusto della famiglia e forse anche altre cose andranno meglio». Ricostruiva così sul Giornale di Brescia del 10 gennaio 1955 il cronista Luciano Mondini il pensiero del «Muratore di Dio», padre Marcolini, il sacerdote che da ingegnere dirigente dell’Asm si tramutò nell’ideatore dei villaggi che disseminati tra città e provincia portano ancora il suo nome. Il passaggio vive nella cronaca di un incontro tra il sacerdote e i futuri fruitori di un nuovo villaggio, il Violino, «poco fuori Brescia – si scriveva allora – dove a primavera verranno inaugurate 125 villette, pari a 250 appartamenti».

«Abbiamo visto l’operaio dalle mani brunite – prosegue Mondini –, la popolana avvolta nella nera sciarpa frangiata e bimbi dagli occhi smisurati facenti capolino sotto tepidi passamontagna». Un affresco che racconta di uno sforzo corale per lasciare alle spalle l’ombra ancora nera della guerra. Costi quel che costi: «Realizzano il sogno della casetta rinunciando al “cine” e alla “Vespa”» è del resto l’eloquente titolo dell’articolo, cui ne seguiranno altri per i successivi villaggi (Badia, Prealpino, Sereno...).

Si cambia

Il quinquennio che chiude gli Anni ‘50, d’altro canto, è contrassegnato da forti trasformazioni sociali. Il desiderio di superare le incertezze e il progressivo miglioramento della situazione economica sono testimoniati del resto anche dalla progressiva adozione di nuove tecnologie, volte a rivoluzionare ad esempio distanze e mobilità. E Brescia è in prima fila.

La Seicento

Il 9 marzo ’55 l’inviato al Salone dell’Auto di Torino Manuel Vigliani (futuro vice direttore del GdB) illustra per la prima volta i pregi dell’utilitaria, accessibile al prezzo di 590mila lire (lo stipendio mensile di un operaio si aggirava sulle 40mila). Il primo simbolo della motorizzazione di massa è in parata con una cinquantina di esemplari in piazza Vittoria solo due giorni dopo: la fotonotizia di Orioli doveva apparire uno specchio della modernità.

I treni elettrici

Non bastassero le auto, ci sono anche i treni. Il 17 dicembre ’56 il GdB dà notizia dell’entrata in funzione della linea elettrificata Treviglio-Verona: «La grandiosa opera ferroviaria è costata oltre 12 miliardi» titola il quotidiano. Il tricolore alla stazione cittadina accoglie sul primo binario il locomotore 428-237 che porta con sé – oltre al ministro dei Trasporti Armando Angelini – «un bagagliaio, una vettura salone e tre carrozze, tutte di nuovissimo tipo». Lungo i 114 km della tratta «non lo sbuffante mostro che si sferra di carducciana memoria, ma l’aerodinamica sagoma lucente d’un eventuale poeta di oggi». Retorica a parte, che effetto dovette fare alle 10.50 l’arrivo di quel convoglio per il cui arrivo, si legge, ci vollero «un milione e 300mila giornate di lavoro». Il titolino che campeggia nel fiume di parole è indicativo dello spirito del tempo: «Il progresso del Paese».

Quanto a mobilità, anche sul piano verticale la Leonessa sforna novità: «Il colossale giocattolo della Funivia è il regalo di Ferragosto ai bresciani» afferma il GdB del 16 agosto ’55, raccontando il primo giorno di servizio dell’impianto della Maddalena: «Domenica ha funzionato a pieno ritmo, issando almeno 1.200 persone agli 800 metri delle Cavrelle». Devono intervenire pure i vigili urbani per disciplinare il traffico tra chi sale e di chi scende sulle navicelle da 33 persone. E pensare che, complice la strada aperta nel 1966, il «giocattolo» durerà soli 14 anni.

Telefoni e semafori

La modernizzazione investe anche le comunicazioni: gli utenti Stipel (poi Sip, Telecom e Tim) nel 1957 sono 15mila. Alla fine di quell’anno l’azienda telefonica si trasferisce nella nuova sede di via Moretto, mentre il GdB del 21 settembre ’58 celebra l’automazione del servizio di teleselezione: niente più passaggi da centralini. Nel ’57, invece, il quotidiano saluta l’entrata in servizio «al quadrivio di via Solferino, via Diaz, via Zima e via Cremona dei nuovi semafori a colonnetta».

Chiuse le case

E per una luce rossa che si accende, ben altre se ne spengono. Il 23 settembre 1958 il giornale esulta per «La fine della schiavitù»: quella delle prostitute nelle case chiuse, abolite dalla legge Merlin. Non senza criticità (sanitarie, di decoro o di sfruttamento) che negli anni successivi emergeranno nelle cronache del GdB.

De Gaulle

La Leonessa in ogni caso vuole essere pronta ai grandi appuntamenti internazionali: se il 1° gennaio 1959 l’Italia è tra i Paesi che entrano nel Mercato unico europeo (Mec) e nell’Euratom, l’eco di alleanze ben più antiche rivive il 24 giugno. Ricorrono i 100 anni della battaglia di San Martino: ecco in città e a Desenzano il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi e quello francese Charles De Gaulle. Le foto della parata in corso Zanardelli, del discorso in piazza Loggia accanto al sindaco Bruno Boni e quindi della cerimonia all’ombra della torre di San Martino sanciscono quasi la rinascita di Brescia e provincia.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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