Politica

Ottant’anni di consiglio comunale: un laboratorio a palazzo Loggia

Il presidente dell’assemblea municipale del capoluogo spiega il significato della cerimonia che domani vedrà riuniti tutti gli eletti nell’istituzione cittadina
Roberto Rossini, presidente del Consiglio comunale di Brescia
Palazzo Loggia, sede del Consiglio comunale -  © www.giornaledibrescia.it
Palazzo Loggia, sede del Consiglio comunale - © www.giornaledibrescia.it

Domani, nel salone Vanvitelliano di Palazzo Loggia, Brescia celebra gli «80 anni del primo Consiglio comunale nell’Italia liberata». Alla cerimonia sono stati invitati tutti coloro che in questi ottant’anni sono stati eletti nell’istituzione cittadina, portando il loro contributo allo sviluppo di Brescia.

 

Il Consiglio comunale di Brescia è composto da 32 uomini e donne eletti in rappresentanza di chi risiede. Il consiglio comunale è dove si esprime la rappresentatività democratica, la democrazia urbana. Il ruolo del consiglio comunale è cambiato a seconda dei regimi politici nazionali.

Nel periodo fascista, ad esempio, il podestà di nomina governativa accentrava tutto su di sé: Consiglio, Giunta e sindaco; al massimo era affiancato da una consulta i cui membri erano scelti dal prefetto. Con la Liberazione prima - che introduce l’elezione popolare a suffragio universale - e la Repubblica poi, il cuore del governo locale diventa proprio il Consiglio comunale: esattamente come il parlamento lo è per il livello nazionale, sindaco e Giunta necessitano del «voto di fiducia» del Consiglio comunale.

L’elezione diretta del sindaco

Con la riforma del 1993, il sindaco è eletto direttamente dai cittadini, ma il Consiglio comunale resta l’organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo del Comune.

Dal secondo dopoguerra a oggi, il nostro Consiglio comunale ha indirizzato e accompagnato lo sviluppo della città nelle sue tre fasi principali: la fase della ricostruzione sulle macerie dei palazzi e delle coscienze per uscire dalla povertà non solo economica; la fase dell’espansione, della città industriale, dell’inurbamento dalle campagne, dell’estensione dei quartieri, dello sviluppo dei servizi pubblici; la fase della rigenerazione, dove si persegue la qualità della vita secondo una visione equilibrata tra inclusione sociale, sostenibilità ambientale e sviluppo di una città che diventa anche post-industriale e che cerca di rispondere in modo intelligente alle tre grandi transizioni del nostro tempo: la transizione ecologica, digitale e demografica.

L'aula in cui si riunisce l'assemblea politico-amministrativa della città - © www.giornaledibrescia.it
L'aula in cui si riunisce l'assemblea politico-amministrativa della città - © www.giornaledibrescia.it

In tutte queste fasi, il consiglio comunale è stato teatro di grandi battaglie e di grandi scelte. Difficile non citare i dibattiti per l’adozione del primo piano regolatore generale di Morini o di Benevolo, il piano traffico o il piano Carmine, il Poggio dei mandorli o il Palagiustizia, gli esiti della «grande nevicata» o delle grandi crisi aziendali. Questi grandi dibattiti hanno infiammato le sedute consiliari, le diverse sensibilità culturali, i commenti sui mass media e si sono svolti alla luce delle grandi tradizioni politiche del nostro tempo.

Chi ha scritto la storia della città

Dall’aula consiliare di palazzo Loggia sono passati riformisti, conservatori, comunisti e socialisti, laici e liberali, democratici cristiani e ambientalisti: gli scranni di palazzo Loggia hanno ospitato personaggi straordinari che hanno fatto la storia della città, così come persone ordinarie. E proprio queste ultime, credo siano una delle cifre distintiva della tradizione bresciana.

Perché la città dispone di un humus ricco di associazioni, movimenti, circoli e comitati che hanno preparato e offerto una classe dirigente popolare di donne e di uomini che hanno servito la città con passione e competenza. Brescia ha potuto contare su una «buona amministrazione» perché, oltre alla correttezza, ha saputo scommettere sul futuro.

Il «laboratorio Brescia»

In una città che ama il lavoro e che in esso riconosce un suo valore distintivo, potremmo dire che essa ha saputo essere «laboratorio». Ci sono stati «laboratori politici»; ma poi aggiungiamo volentieri i «laboratori sociali» dell’edilizia popolare dei villaggi Marcolini o i «laboratori infrastrutturali» di un’Amministrazione capace di rispondere alle crisi energetiche internazionali o alla nuova mobilità; o ancora i «laboratori accademici» di un’Università nata in una città mai stata universitaria o i «laboratori culturali» di case editrici, riviste, fondazioni, biblioteche e valorizzazione di un patrimonio a volte nascosto.

L'attuale presidente del Consiglio comunale, Roberto Rossini - © www.giornaledibrescia.it
L'attuale presidente del Consiglio comunale, Roberto Rossini - © www.giornaledibrescia.it

Il Consiglio comunale è stato attraversato da tutte queste sfide e ha cercato di dare una risposta di concretezza e di visione anche nella consapevolezza della storia che porta con sé. Per questo ricordiamo, con una cerimonia, l’80mo di formazione del Consiglio comunale dell’Italia liberata. Lo facciamo perché - per usare una metafora del presidente Mattarella - la grande storia è il mosaico di tante storie, anche piccole, di protagonisti conosciuti e di testimonianze meno note. Ma senza questo mosaico non si immagina il futuro.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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