Cinque sindaci in cinque anni: Brescia inaugura così i ruggenti anni ’90

Il quinquennio inizia all’insegna dell’instabilità politica, con qualche riverbero – anche drammatico – di Mani pulite
La prima pagina del GdB del 5 dicembre 1994 © www.giornaledibrescia.it
La prima pagina del GdB del 5 dicembre 1994 © www.giornaledibrescia.it
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Ogni epoca fa storia a sé, questo è ovvio. Ma è indubbio che il quinquennio 1990-1994 ha segnato in modo indelebile la storia italiana. Nemmeno il tempo di metabolizzare i grandi sconvolgimenti della politica internazionale seguiti alla caduta del muro di Berlino (datata novembre 1989)che lo tsunami «Mani pulite» investe la politica italiana. E, di conseguenza, quella bresciana, con episodi incredibilmente drammatici. Nel frattempo Brescia e il suo territorio continuano a crescere, consolidando il proprio ruolo a livello economico ma aggiungendovi, anche, nuove ambizioni accademiche. E cambia volto anche la sanità territoriale, tappa di un’evoluzione significativa che dura ancora oggi.

L’agone politico

Mani pulite, si diceva. Ma le tensioni politiche a Brescia iniziano molto prima, con la mancata ricandidatura a sindaco del democristiano Pietro Padula alle Amministrative del maggio 1990. L’elezione, all’ultimo momento utile, di Gianni Boninsegna pare calmare le acque. Ma la tempesta è solo all’inizio. Nel novembre 1991 (con il Comune commissariato da settembre) si va ad elezioni anticipate, tornata che emetterà un verdetto annunciato in prima pagina dal GdB del 26 novembre 1991: «La Lega primo partito a Brescia». Un risultato storico, che aprirà una lunga stagione conflittuale. Al punto che solamente a gennaio si avrà il nuovo sindaco, il socialista Gianni Panella. Come annunciato dal Giornale di Brescia in edicola il 28 gennaio 1992. «Il sacrificio del sindaco Dc scongiura le elezioni» è il titolo che, a pagina 4, sancisce l’apparente fine di una lunga fase di crisi. Apparente perché Panella resterà in carica fino a settembre, quando Paolo Corsini darà il via ad un biennio relativamente stabile.

La prima pagina del GdB del 26 novembre 1991 © www.giornaledibrescia.it
La prima pagina del GdB del 26 novembre 1991 © www.giornaledibrescia.it

«Poco prima delle due il Consiglio comunale ha approvato – con tutti e 27 i voti attesi sulla carta –la proposta di governo locale con a capo, per la prima volta nella storia di Brescia, un ex comunista» scrive il GdB relativamente all’ultimo primo cittadino bresciano eletto prima della riforma delle Amministrative. La Giunta Corsini dura meno di due anni (anche se il «prof» tornerà a Palazzo Loggia per due mandati, dal 1998 al 2008). A chiudere questo periodo turbolento (cinque sindaci in cinque anni, un vero record)è l’elezione, con voto dei cittadini, di Mino Martinazzoli: siamo al 5 dicembre 1994 e il Giornale di Brescia titola in prima pagina: «Martinazzoli eletto sindaco». Quando si dice... il potere della sintesi.

Indagini e drammi

Ma mentre a Brescia infuria una battaglia politica che risente dei grandi sconvolgimenti dei partiti tradizionali (nel 1989 il Pci ammaina le bandiere e diventa Pds, nel 1994 sparisce la Democrazia cristiana), l’avvento della stagione di Mani pulite riverbera i propri effetti anche all’ombra del Cidneo. Per la verità, furono solo inchieste di risulta a fare capolino a Brescia, come quella per delle mazzette pagate per il nuovo Palagiustizia. A segnare però in maniera indelebile quella stagione fu il suicidio del deputato socialista Sergio Moroni, che si tolse la vita nel settembre 1992 dopo essere stato raggiunto da due informazioni di garanzia. «Si è tolto la vita l’on Moroni (Psi)» titola il GdB in prima pagina, dando nei giorni successivi notizia delle lettere lasciate da Moroni, un chiaro atto di accusa al sistema politico e alla «roulette russa» innescata dall’inchiesta milanese.

La prima pagina del GdB del 3 settembre 1992 © www.giornaledibrescia.it
La prima pagina del GdB del 3 settembre 1992 © www.giornaledibrescia.it

Nel 1993 a Roma si aprono le inchieste per tangenti pagate all’Anas per alcune opere pubbliche e a Verona per l’Autostrada Serenissima: a finire nei guai l’allora ministro bresciano Gianni Prandini, che finirà anche in carcere. Alla fine verrà assolto per la vicenda Anas, mentre verrà prescritta la «questione Serenissima.

Tra progetti e sanità

Sul fronte di lavori pubblici uno dei punti salienti è stato sicuramente il nuovo parcheggio ricavato nell’ex ortomercato di via Lattanzio Gambara, L’opera costò 12 miliardi di lire e darà una nuova fisionomia a livello urbanistico a quell’area. Per raccontarne l’inaugurazione, datata 23 aprile 1990, il Giornale di Brescia usa un basso profilo, limitandosi a titolare «Apre il parcheggio, ma sosta selvaggia crea problemi nella zona dei bus». Poca enfasi a parte, da qui partirà il poderoso intervento che darà vita alla nuova autostazione cittadina.

Lavori in corso per l'ex Ortomercato © www.giornaledibrescia.it
Lavori in corso per l'ex Ortomercato © www.giornaledibrescia.it

Ma anche sul fronte dei lavori ospedalieri quelli sono anni davvero intensi. Nel dicembre del 1992 entra in funzione, dopo dodici anni di cantieri, anche il nuovo ospedale di Esine «Ospedale di Esine Felice avvio» recita il GdB in prima l’8 dicembre del ’92. La sobrietà, del resto, non ha mai fatto difetto al nostro Giornale. Battute a parte, il nuovo nosocomio camuno segnò la sorte dei presidi di Darfo e Breno, sacrificati (se così si può dire)sull’altare di una razionalizzazione che cambiò per sempre il concesso di sanità di prossimità tornato oggi così attuale con i progetti delle case di comunità sparse sul territorio. .

In vasca e sotto rete

Quinquennio che scegli, successo sportivo che trovi. Se il «pianeta Brescia Calcio» conosce gioie (l’ennesima promozione in A) e dolori (l’altrettanto ennesima a retrocessione), la pallavolo monteclarense targata Gabeca coglie i primi successi internazionali, vincendo il 3 marzo 1991 la Coppa delle coppe. «Coppa delle coppe alla Gabeca. Il volley bresciano diventa oro» «ruggisce» la prima pagina del Giornale, esaltando un trionfo che verrà bissato un anno dopo, il 23 marzo 1992. Ma quegli sono anche gli anni di Giorgio Laberti, re dello stile libero, capace di prendersi il gradino più alto del podio vincendo il titolo mondiale dei 200 stile libero. È il 7 gennaio del 1991: il giorno dopo, il GdB titola «Un Lamberti mondiale straccia gli avversari». È il primo iridato della storia del nuoto italiano, ancora lontano dai trionfi degli anni successivi.

La Gabeca Montichiari vince la sua prima Coppa delle coppe nel 1991 © www.giornaledibrescia.it
La Gabeca Montichiari vince la sua prima Coppa delle coppe nel 1991 © www.giornaledibrescia.it

Piccolo amarcord calcistico in chiusura: nell’estate del 1992, appena promosso in A, il Brescia a «trazione rumena» di Mircea Lucescu ingaggia quello che, fino all’arrivo di Baggio, rimane la sua stella più fulgida. La notizia (la notiziola, verrebbe da dire, visto che trova uno spazio risicato in una prima pagina ricca di temi politici) è sulla prima pagina del GdB del 9 luglio del 1992. Le cose cambiano a pagina 17, con il titolone «Gheorghe Hagi per tre anni al Brescia» a rendere omaggio al «Maradona dei Carpazi», pronto a portare le sue magie al Rigamonti. Formidabili quegli anni. Ma il meglio doveva ancora venire.

I volontari uccisi in Serbia

Nei primi Anni ‘90 i Balcani sono una terra senza pace. Con la morte del maresciallo Tito, l’ex Iugoslavia si disgrega: la situazione precipita con la proclamazione di indipendenza di Slovenia e Croazia. Guidati da Slobodan Milosevic, i serbi mobilitano forze armate e milizie irregolari. L’anno successivo il conflitto si sposta in Bosnia, anch’essa proclamatasi indipendente.

Facile intuire la miseria di quegli anni, resa meno dura dalla solidarietà di tanti volontari. Tra questi alcuni gravitano sull’area bresciana, come Sergio Lana, Guido Puletti, Fabio Moreni, Agostino Zanotti e Christian Penocchio, alcuni dei quali, nella primavera del 1993, partono da Ghedi per portare aiuti alle popolazioni martoriate dalla guerra. È il 29 maggio, alle 4 del mattino. Fabio Moreni e Sergio Lana giungono a Spalato alla guida di un autocarro: a loro si uniscono Agostino Zanotti, Christian Penocchio e Guido Puletti. Al check-point delle Nazioni Unite i Caschi Blu li rassicurano: «Strada libera». Invece più avanti il gruppo incappa nei miliziani di Hanefija Prijic, soprannominato comandante Paraga. I volontari riprendono il viaggio scortati dai miliziani.

Cordoglio per i volontari uccisi in Bosnia © www.giornaledibrescia.it
Cordoglio per i volontari uccisi in Bosnia © www.giornaledibrescia.it

A Gornji Vakuf i volontari vengono fatti scendere dai veicoli e condotti in un bosco. Sono le 19: un miliziano prende un kalashnikov e apre il fuoco. Guido cade subito. Sergio e Fabio, feriti, tentano la fuga, ma vengono freddati a colpi di mitra. Zanotti e Penocchio riescono miracolosamente a scampare all’eccidio. Le notizie circolano con il contagocce: a Brescia le prime certezze arrivano il 30 maggio. Così, il GdB in edicola l’1 giugno 1993 titola: «Bosnia, due bresciani uccisi», dando ampio spazio al dramma nelle pagine interne. E raccontando, nelle edizioni successive, l’evoluzione delle indagini.

Nei giorni successivi all’aeroporto di Ghedi sbarcano 3 bare e i due superstiti. Da quella tragedia sboccia però un fiore preziosissimo, ovvero delle associazioni di volontari che, a 32 anni di distanza, continuano a portare aiuti nella ex Iugoslavia. A rendere meno amaro il sacrificio di chi, 32 anni fa perse la vita in quelle terre.

Nel 1994 riapre la Pinacoteca

Nella storia di una città (e di un quotidiano che ne racconta gli accadimenti in modo puntuale) non è difficile imbattersi in corsi e ricorsi. Per questo sorprende fino ad un certo punto leggere la prima pagina del GdB del 26 febbraio 1994. In una foto in alto a destra campeggia il titolo: «La Pinacoteca ai bresciani».

Già, perché dopo 3 anni di interventi, il febbraio 1994 salutò la riapertura della «Tosio Martinengo», che per l’occasione mise in mostra una sua recente acquisizione, «L’uomo col flauto» di Gerolamo Savoldo. Accanto a quel celebre capolavoro, altri «innesti» di prestigio nella collezione bresciana, tra cui una «Pietà» di Vincenzo Foppa.

In coda per entrare in Pinacoteca nel febbraio del 1994 © www.giornaledibrescia.it
In coda per entrare in Pinacoteca nel febbraio del 1994 © www.giornaledibrescia.it

Sembra una storia già sentita, vero? In effetti per le persone (e i nostri lettori) più giovani assomiglierà a un déjà vu visto che la Pinacoteca fu poi costretta ad un nuovo, lungo «letargo», durato dal 2009 al 2018. Una chiusura che, ad un certo punto, sembrava non finire mai ma che, fortunatamente, ha avuto un epilogo felice. Restituendo alla città – in veste rinnovata ed aggiornata – uno dei contenitori d’arte e bellezza più significativi del territorio. Ma questa è storia più recente: limitiamoci a mantenere il nostro viaggio lungo i binari degli anni ’90. Ne leggeremo di certo delle belle.

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