Politica

Gelmini: «Il tetto del 30% di stranieri evita le classi ghetto e tutela»

La senatrice di Noi Moderati firmò nel 2010, da ministra, la prima circolare che stabilì il criterio oggi al centro della proposta di legge: «Nessun provvedimento xenofobo, serve alla vera integrazione. La sinistra ha dimenticato gli ultimi e le periferie»
La senatrice bresciana Mariastella Gelmini (Noi Moderati) - © www.giornaledibrescia.it
La senatrice bresciana Mariastella Gelmini (Noi Moderati) - © www.giornaledibrescia.it

Il precedente porta la sua firma. Nel 2010 Mariastella Gelmini, allora ministra dell’Istruzione, fissò con una circolare al 30% la quota «di norma» di alunni con cittadinanza non italiana nelle classi, introducendo deroghe legate alla conoscenza della lingua. Sedici anni dopo il governo prepara la legge sullo stesso principio. E la senatrice di Noi Moderati non ha dubbi: quella strada resta valida.

Senatrice, il governo fa della conoscenza dell’italiano il criterio decisivo. È lo stesso principio della sua circolare?

Sì. L’autentica integrazione passa dalla conoscenza della lingua. Il problema si pone per gli studenti immigrati che non conoscono l’italiano. Dove c’è una forte concentrazione, quella rischia di diventare una classe ghetto: diventa più difficile apprendere e più difficile insegnare.

Nel 2010, Mariastella Gelmini era ministra all'Istruzione - © www.giornaledibrescia.it
Nel 2010, Mariastella Gelmini era ministra all'Istruzione - © www.giornaledibrescia.it

Stabilire un tetto massimo, non è discriminare?

La sinistra grida al provvedimento xenofobo perché ha dimenticato la cura degli ultimi e la conoscenza delle periferie e ne fa una bandiera ideologica. Io non avrei mai potuto, da cattolica, proporre un criterio razzista o che penalizzasse gli immigrati. È esattamente il contrario: questo provvedimento guarda in faccia la realtà e crea le condizioni di una vera integrazione.

Si è aperto uno scontro politico che ha coinvolto anche Mattarella. Secondo lei il Presidente della Repubblica è stato tirato impropriamente dentro questa polemica?

Le parole del capo dello Stato ricordano a tutti che l’integrazione passa dalla scuola. Ed è quello a cui punta questo provvedimento. L’obiettivo è includere, non discriminare.

In un quartiere dove il 40 o 50% dei bambini non conosce sufficientemente l’italiano, chi supera il tetto dove va?

La priorità è garantire il diritto all’istruzione: a nessuno può venire in mente di mandare un ragazzino in una scuola a venti chilometri. In città come Brescia o Milano si possono distribuire gli studenti tra classi e plessi diversi, dialogando con ufficio scolastico e Comuni. Serve flessibilità, non il bilancino.

Ma concretamente come si sceglie chi deve andare altrove?

Si guarda al luogo di residenza e si cerca un accordo tra i plessi dello stesso territorio, senza complicare la vita alle famiglie. La mia circolare è stata applicata a macchia di leopardo, ma molti dirigenti l’hanno attuata.

Si rischia però di separare l’alunno dalla scuola del quartiere.

No, bisogna ragionare in un circuito non troppo distante. E la distribuzione può avvenire tra classi diverse dello stesso plesso.

Sergio Mattarella ad Amatrice - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Sergio Mattarella ad Amatrice - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Il tetto deve valere anche per le paritarie?

Per me deve valere per tutti. Bisogna garantire gli immigrati ma anche gli italiani: non è giusto che a pagare questa concentrazione siano gli alunni italiani che poi se ne vanno perché non ci sono le condizioni per apprendere.

Chi stabilisce se uno studente conosce abbastanza l’italiano? La scuola o serve un test?

Non serve un esame. L’insegnante si rende conto con facilità se un ragazzo parla italiano o no. Non so cosa prevederà Valditara, ma non burocratizzerei una cosa piuttosto evidente.

La valutazione, allora, non andrebbe anche aggiornata?

Sì, va aggiornata. Man mano che si crea l’integrazione il problema si affievolisce e le percentuali vanno ricalibrate.

Tetto per gli studenti stranieri nelle classi, corsi di italiano per genitori e divieto di burqa: non si stanno mettendo insieme questioni diverse, trasformando così la scuola in un terreno di scontro politico sull’immigrazione?

La Costituzione va garantita in tutte le scuole. Il burqa conculca la libertà delle donne. Non possiamo essere femministi a corrente alternata: in uno Stato che pratica la parità tra uomo e donna non è accettabile a scuola.

Due terzi degli studenti senza cittadinanza italiana sono ormai nati qui. Non è cambiato il problema dal 2010 ad oggi?

Quelli di seconda generazione che conoscono l’italiano non rientrano nel tetto. Per questo non capisco la polemica: di che cosa stiamo parlando?.

Un'aula scolastica - © www.giornaledibrescia.it
Un'aula scolastica - © www.giornaledibrescia.it

Ma se un ragazzo nasce qui, frequenta qui la scuola e parla italiano, la legge sulla cittadinanza non è rimasta indietro?

Tutto è migliorabile, ma oggi la cittadinanza in Italia mi pare abbastanza agevole. È un altro capitolo. La cittadinanza, come l’integrazione, è fatta di diritti ma anche di doveri e del rispetto delle norme italiane.

Questa esigenza arriva anche dalle scuole?

Assolutamente. Nelle scuole di frontiera si fa fatica persino a trovare gli insegnanti. Chi conosce le scuole di periferia non vede questo provvedimento né di destra né di sinistra, ma solo di buon senso. Dobbiamo creare le condizioni per una pacifica convivenza: evitare la ghettizzazione, ma anche il risentimento degli italiani. Diritti e doveri devono andare insieme.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

News in 5 minuti

Cosa è successo oggi? A metà pomeriggio facciamo il punto, tra cronaca e novità del giorno.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
Una data speciale, da ricordare con la prima pagina del GdBUna data speciale, da ricordare con la prima pagina del GdB

Dall’archivio storico, disponibile dal 27 aprile 1945 a oggi

SCOPRI DI PIÙ
Delitti Bresciani, il podcast del GdBDelitti Bresciani, il podcast del GdB

I grandi casi della cronaca nera e giudiziaria che hanno varcato i confini della provincia e sono diventati casi nazionali

ASCOLTA
Il nuovo volto della chirurgia estetica: «Filler» in edicola con il GdBIl nuovo volto della chirurgia estetica: «Filler» in edicola con il GdB

Un’inchiesta sulla diffusione dei ritocchi estetici e sui cambiamenti nel rapporto con il corpo, l’identità e l’idea di bellezza.

SCOPRI DI PIÙ