L’annuncio arrivato da Roma tocca molto da vicino anche la Valle Sabbia e, in particolare, Vobarno. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha esplicitato l’intenzione del suo Esecutivo di introdurre per legge un tetto massimo del 30% di studenti stranieri per classe, soglia già indicata, con possibilità di deroghe, da una circolare ministeriale del 2010. Criteri e modalità applicative dovranno però essere definiti dal provvedimento.
La realtà
A Vobarno i numeri descrivono una realtà ben diversa da quella disegnata dal capo del Governo. Nel Piano triennale dell’offerta formativa dell’Istituto comprensivo, aggiornato per il 2024/2025, la presenza di alunni con cittadinanza non italiana viene definita «molto elevata» e molto superiore alle percentuali di riferimento, soprattutto alla primaria. Il dato cresce ulteriormente considerando l’origine delle famiglie, perché molti ragazzi hanno acquisito la cittadinanza italiana.
Oltre il 50%
La differenza fra i due Comuni serviti dall’Istituto è marcata: nei plessi di Vobarno gli alunni di origine straniera superano ormai il 50%. Le provenienze maggiormente rappresentate sono Marocco, Burkina Faso e Senegal. Secondo gli ultimi numeri pubblicati dalla scuola, nei tre plessi statali vobarnesi sono iscritti 625 alunni: 80 all’infanzia, 309 alla primaria Falck e 236 alla secondaria Migliavacca. Applicando a questo totale l’indicazione del PTOF, sarebbero dunque più di 300 gli studenti di origine straniera.
Si tratta di una stima, però, perché l’Istituto non fornisce il numero assoluto. Ed è importante distinguere fra origine e cittadinanza straniera: la stessa scuola evidenzia che numerosi ragazzi di famiglie immigrate hanno acquisito la cittadinanza italiana, pur permanendo in alcuni casi difficoltà linguistiche e socio-culturali. Una distinzione che sarà determinante per capire a chi si applicherà l’eventuale tetto del 30%.
Disomogenea
Sul territorio sono inoltre presenti altre scuole dell’infanzia parificate, dove la quota di bambini di origine straniera è decisamente inferiore. La distribuzione non appare quindi omogenea nemmeno all’interno dello stesso Comune. Il tema è da tempo al centro dell’attività dell’Istituto. Nel PTOF, parlando degli esiti scolastici, viene richiamata una «situazione di svantaggio di partenza», legata anche all’alta percentuale di stranieri, alla quale la scuola risponde con attività di inclusione, alfabetizzazione, italiano come seconda lingua e mediazione culturale.
È dunque in realtà come Vobarno che l’ipotesi del Governo dovrà misurarsi con problemi molto concreti: come rispettare un limite del 30% quando sul territorio gli alunni di origine straniera sono già più della metà? E dove dovrebbero essere iscritti quelli eccedenti? Interrogativi che, in Valle Sabbia, sono tutt’altro che teorici.



