Opinioni

La diversità culturale diventi una risorsa per l’intera classe

La scuola deve essere, e lo è, un vero laboratorio di integrazione
Mauro Ricca
Un'aula scolastica - © www.giornaledibrescia.it
Un'aula scolastica - © www.giornaledibrescia.it

Il recente dibattito sulla scuola e la composizione delle classi con un tetto alla presenza dei minori stranieri sollecita una riflessione su cosa si intenda per integrazione di tali minori nella società italiana, senza entrare nel merito delle eventuali scelte governative.

Le tutele giuridiche e istituzionali (Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza) offrono a tutti i ragazzi stabilità e protezione dando accesso alla scuola dell’obbligo e alle cure mediche essenziali. Questo anche nel caso di minori stranieri non accompagnati con un sistema dedicato previsto, ad esempio, dalla legge Zampa del 2017. La scuola, in un simile contesto, non è solo il luogo dell’istruzione, ma anche lo spazio in cui i minori stranieri sperimentano l’appartenenza alla società italiana. In tal senso l’integrazione è un percorso multidimensionale fatto di azioni quotidiane, opportunità di istruzione e di crescita che si incrociano con la garanzia dei diritti internazionali dei minori.

La scuola deve essere, e lo è, un vero laboratorio di integrazione ed è perciò innegabile l’importanza ad evitare la formazione di «classi ghetto» e di favorire una composizione eterogenea delle aule promuovendo la creazione di reti di amicizia informali che favoriscono il senso di appartenenza al territorio in cui si cresce.

Nella scuola alcuni strumenti diventano imprescindibili per un corretto percorso di integrazione come, per esempio, i laboratori linguistici dedicati per permettere una rapida alfabetizzazione senza isolare lo studente dal gruppo classe o la mediazione interculturale per aiutare, in fase iniziale, la comunicazione tra insegnanti, studenti e famiglie.

È necessario porre l’accento sulla diversità come risorsa per l’intera classe, non solo come un bisogno dell’alunno straniero. La didattica interculturale, in questo senso, rappresenta un cambio fondamentale di visione nella scuola contemporanea. La diversità culturale smette di essere gestita come un deficit da integrare e diventa un differente modo di interpretare la realtà per tutti gli studenti. La cultura viene vista non come un insieme di nozioni statiche, ma un processo dinamico d’incontro. Allora la scuola diventa un laboratorio sociale dove le diverse appartenenze dialogano.

Ma l’integrazione, se vuole essere reale, va oltre l’orario scolastico e trova spazio nella vita quotidiana attraverso la pratica dello sport e la condivisione del tempo libero. Per inciso, viene subito richiamata alla mente la nutrita delegazione di stranieri di seconda generazione che rappresentano con eccellenza l’Italia nelle competizioni olimpiche, internazionali ed europee. La partecipazione a squadre sportive locali, la frequentazione di oratori, di centri estivi, di associazioni giovanili, di centri di aggregazione giovanile sono altrettante occasioni/ambiti in cui le barriere linguistiche cadono più rapidamente. Per fortuna la nostra città ha una ricca e variegata offerta in tal senso. Queste riflessioni senza dubbio sono riferite ad un «mondo perfetto» dove tutto scorre senza intoppi. La realtà è spesso più complessa e articolata e il cammino da percorrere deve essere corroborato e attrezzato da pazienza, curiosità, volontà di incontro e comprensione reciproca. Il mondo giovanile anche in questo, ne sono certo, ci sorprenderà e meraviglierà.

Garante per i Diritti dell’infanzia di Brescia

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