«La scuola è la più efficace, importante, leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati. La scuola prepara tutti , “È aperta a tutti»: così dispone l'art. 34 della Costituzione». Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenendo alla cerimonia di inaugurazione dell'anno scolastico 2026/2027 ad Amatrice, in occasione del decimo anniversario del terremoto. Parole che arrivano il giorno dopo l’annuncio della premier Meloni di voler istituire un tetto al numero di studenti di origine straniera in ogni classe e di voler vietare il velo a scuola.
«Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti – ha aggiunto Mattarella –, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell'incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale. Gli studenti non sono semplici utenti della scuola. La società ha bisogno della loro voce».
Zuppi
«Non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo – ha invece sostenuto il presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi, nella sua introduzione ai lavori del Consiglio episcopale permanente –. Una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace. La seconda è pedagogica e riguarda anche il cambiamento tecnologico.



