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Le 10 tecnologie emergenti del 2026 che stanno cambiando il mondo

Dalle reti elettriche intelligenti ai vaccini personalizzati contro il cancro, il rapporto del World Economic Forum individua le innovazioni destinate a rafforzare la resilienza globale
Il World Economic Forum ha stilato un report con le 10 tecnologie emergenti per il 2026
Il World Economic Forum ha stilato un report con le 10 tecnologie emergenti per il 2026

Viviamo in un tempo marchiato da una profonda e costante incertezza. Crisi energetiche, tensioni geopolitiche, cambiamenti climatici e nuove vulnerabilità tecnologiche stanno mettendo alla prova sistemi globali sempre più interconnessi e, anche per questo, più fragili. La capacità di adattarsi agli shock – quella resilienza della quale verbalmente spesso si abusa – è però davvero diventata una priorità per governi, imprese, comunità e persino per i singoli cittadini . In questo scenario il rapporto Top 10 Emerging Technologies of 2026, realizzato dal World Economic Forum in collaborazione con Frontiers (pubblicato a fine giugno), prova a offrire una bussola per orientarsi.

Come sottolineato nella prefazione da Jeremy Jurgens e Frederick Fenter, «queste innovazioni non sono soltanto scoperte di laboratorio ma segnali di un momento critico in cui le decisioni prese dai governi, dall’industria e dalle istituzioni di ricerca daranno forma in modo significativo al loro arrivo nel mondo».

Dall’analisi emerge quindi un filo conduttore e cioè che il progresso si sta muovendo verso il personale, cioè verso il singolo individuo e la sua vita immersa nel mondo, con l’obiettivo dichiarato dell’efficienza, per fare «di più con meno».

Energia «Everything-to-grid»

Una batteria di un veicolo elettrico
Una batteria di un veicolo elettrico

Secondo il report il concetto tradizionale di rete elettrica sta gradualmente svanendo. L’idea è trasformare ogni veicolo elettrico, ufficio o fabbrica in una risorsa attiva, capace di contribuire al bilanciamento della domanda in tempo reale. Grazie a nuovi software di coordinamento, milioni di dispositivi «potranno diventare nodi intelligenti».

Un esempio significativo arriva dall’Australia, dove nel 2025 le famiglie hanno installato oltre 180.000 batterie domestiche collegate a reti virtuali, utilizzate per stabilizzare il sistema elettrico durante i picchi di calore. La sfida è quella di gestire il degrado delle batterie, definire modelli di ricavo ancora incerti e affrontare i rischi di cybersecurity derivanti dalla connessione al cloud di milioni di risorse critiche.

Estrazione diretta del litio-Dle (Direct lithium extraction)

Materie prime critiche
Materie prime critiche

La crescente domanda di batterie richiede quantità sempre maggiori di litio ma i metodi di estrazione tradizionali sono attualmente lenti e hanno spesso un forte impatto sull’ambiente. La tecnologia Dle consente invece di estrarre il metallo in poche ore, reimmettendo successivamente l’acqua nel sottosuolo. Un caso concreto è rappresentato dall’impianto Centenario-Ratones di Eramet, in Argentina, il primo a operare su scala industriale senza bacini di evaporazione, a circa 4.000 metri di altitudine. Anche in California il progetto Atlis estrae litio dai fluidi geotermici mentre produce elettricità.

La principale criticità è legata alla capacità della tecnologia di funzionare efficacemente con diverse composizioni chimiche dell’acqua. Servono inoltre normative più mature, capaci di prevenire conflitti legati ai diritti di sfruttamento del sottosuolo.

Raffreddamento radiativo passivo

In questo caso si provi a utilizzare l’immaginazione. Si pensi a una vernice capace di raffreddare un edificio senza consumare energia elettrica. Questi materiali a raffreddamento radiativo passivo sfruttano una particolare «finestra atmosferica» per emettere il calore direttamente verso lo spazio profondo. Aziende come 3M e SkyCool hanno già dimostrato risparmi energetici compresi tra il 15 e il 20% in contesti commerciali.

Nel Regno Unito AssetCool utilizza un rivestimento simile per raffreddare i cavi elettrici, aumentandone la capacità di trasporto fino al 30%. Il potenziale è particolarmente rilevante per contrastare le isole di calore urbane. Restano però dubbi sulla durabilità di questi materiali nel lungo periodo, soprattutto in presenza di un’esposizione costante alla polvere e ai raggi Uv.

Distruzione dei Pfas

I Pfas sono ormai presenti ovunque, persino nella neve artica. La novità riportata dal report del World economic forum è andare oltre la filtrazione, andando a distruggere direttamente il legame tra carbonio e fluoro, uno dei più resistenti esistenti in natura. A Grand Rapids, nel Michigan, un impianto distrugge Pfas dal 2023 con un’efficienza vicina al 99%.

Anche il colosso Daikin Industries ha completato test su larga scala basati sulla fotodecomposizione mediante raggi Uv. Il principale ostacolo è economico: distruggere una tonnellata di questi rifiuti può però costare tra 1.000 e 5.000 dollari, contro i circa 50 dollari necessari per il trattamento dei rifiuti ordinari.

Fermentazione di precisione

Questa tecnologia trasforma i microbi in vere e proprie microfabbriche, capaci di produrre proteine o farmaci identici a quelli presenti in natura. Nestlé ha già introdotto proteine del siero ottenute mediante fermentazione nella propria linea nutrizionale. L’azienda Fonterra produce proteine utilizzando l’87% di acqua in meno rispetto all’allevamento bovino.

Si tratta di una possibile svolta per la sicurezza alimentare, ma esiste anche un rischio di spiazzamento sociale. Oltre un miliardo di persone dipende dall’agricoltura tradizionale e questa transizione potrebbe concentrare il valore economico in un numero limitato di poli industriali.

Esosomi per la somministrazione di farmaci

Farmaci (archivio)
Farmaci (archivio)

Gli esosomi sono i «corrieri naturali» del nostro organismo. Attraverso specifici interventi di ingegnerizzazione, possono trasportare farmaci oltre barriere biologiche difficilmente superabili, come quella emato-encefalica.

In questo settore l’Italia è in prima fila. Gianni Ciofani, direttore di ricerca presso l’Istituto Italiano di Tecnologia, Iit, è tra i principali esperti citati nel rapporto per l’utilizzo di questi vettori contro malattie neurologiche come l’Alzheimer e il Parkinson. All’Md Anderson Cancer Center, una sperimentazione ha già mostrato la stabilizzazione del cancro al pancreas in pazienti che non disponevano di altre opzioni terapeutiche. La criticità principale resta la riproducibilità dei processi produttivi su scala industriale.

Vaccini mRna personalizzati per il cancro

Analisi in un laboratorio
Analisi in un laboratorio

Il cancro potrebbe non essere più curato esclusivamente attraverso protocolli standardizzati, ma anche mediante vaccini sintetizzati a partire dalle mutazioni specifiche del tumore di ogni singolo paziente. Anche in questo campo l’eccellenza italiana è protagonista grazie al contributo di Rita Carsetti, dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, esperta di immunologia coinvolta nella definizione dei vantaggi delle piattaforme mRna.

Risultati significativi arrivano dal Memorial Sloan Kettering, dove il 90% dei pazienti con cancro al pancreas che hanno risposto al vaccino ha mostrato una sopravvivenza a lungo termine. Il rischio è che questa medicina di precisione diventi un privilegio anziché uno standard di cura, soprattutto a causa di costi che possono superare i 100.000 dollari per paziente.

Simulazione quantistica per i farmaci

Circa il 90% dei farmaci fallisce durante le sperimentazioni cliniche, spesso a causa di errori commessi nelle prime fasi della progettazione. La simulazione quantistica permette di modellare le interazioni molecolari con un livello di precisione difficilmente raggiungibile dai computer classici. Nel 2025 Ibm e Moderna hanno completato la più grande simulazione mai realizzata di una struttura mRna.

Questa tecnologia potrebbe ridurre tempi e costi, rendendo economicamente sostenibile anche la ricerca dedicata alle malattie rare. Mancano tuttavia standard condivisi di validazione che consentano di accettare tali simulazioni come prove utilizzabili nei processi regolatori.

Modelli del mondo: l’AI che comprende la fisica

Intelligenza artificiale
Intelligenza artificiale

A differenza dei modelli linguistici, i modelli del mondo imparano dai dati sensoriali, come video, pressione e movimento, per comprendere il comportamento della realtà fisica. La piattaforma Nvidia Cosmos ha già addestrato robot utilizzando 20 milioni di ore di dati provenienti dal mondo reale, permettendo loro di agire anche in situazioni mai incontrate prima. Anche la scienza del clima può beneficiare di questo approccio. Alcuni ricercatori di Stanford lo utilizzano per ottenere previsioni meteorologiche più precise.

La principale sfida riguarda il rischio di distorsioni. Un modello può risultare internamente coerente pur essendo basato su presupposti fisici errati, generando potenziali pericoli in contesti reali, come l’assistenza agli anziani.

Crittografia basata su reticoli

Con l’avvento dei computer quantistici, gli attuali sistemi crittografici utilizzati su internet rischiano di diventare vulnerabili.Una possibile soluzione si basa su complesse strutture geometriche multidimensionali chiamate reticoli.

Nel 2024 il Nist ha finalizzato i primi standard ufficiali, mentre aziende come Google prevedono di completare la migrazione entro il 2029. Questa tecnologia rende possibile anche la crittografia omomorfica, che consente di analizzare dati sensibili, come 300.000 cartelle cliniche, senza mai decriptarli e mantenendo così protette le informazioni personali. La principale difficoltà è rappresentata dal carico computazionale, ancora troppo elevato per dispositivi di piccole dimensioni come gli smartwatch.

Conclusione

Tirano le file del discorso vale la pena sottolineare la chiusura stessa del rapporto, dove si sostiene come la scienza stia passando «dal laboratorio al modello». Il problema resta un sempre più diffuso e preoccupante senso di sfiducia della scienza, spesso corroborato da impoverimento economico, culturale e sociale. L’obiettivo è quindi quello e non chiudere le possibilità offerte dalla ricerca e dalla tecnologia, aprendone il più possibile gli sviluppi al mondo e togliendone il controllo dalle mani di pochi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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