Come comunicare con gli alieni? Si studia in Università Cattolica

Un viaggio tra linguistica, filosofia, scienza e fantascienza nell’incontro tenuto da Enrico Barbierato: se incontrassimo una civiltà extraterrestre, sapremmo davvero che linguaggio usare?
Un fotogramma tratto da «Et» di Steven Spielberg
Un fotogramma tratto da «Et» di Steven Spielberg
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Se un giorno dovessimo trovarci a comunicare con una civiltà extraterrestre, sapremmo davvero come farci capire? È una delle domande suggestive al centro dell’incontro che si è tenuto ieri, venerdì 24 ottobre, nell’aula magna dell’Università Cattolica, nell’ambito della Settimana della scienza. A guidare il pubblico in un viaggio tra linguistica, filosofia, informatica e fantascienza è stato Enrico Barbierato, docente di informatica che di secondo lavoro fa il filosofo, con una lezione dal titolo ironico e provocatorio: «La filosofia della comprensione: parlare con gli extraterrestri (senza dizionario)».

Ai confini della realtà: un'astronave aliena
Ai confini della realtà: un'astronave aliena

Parole, culture e fraintendimenti

L’idea di fondo è semplice e vertiginosa: la comunicazione, per essere possibile, ha bisogno di presupposti condivisi. Ma che cosa succede se l’interlocutore non solo non parla la nostra lingua, ma proviene anche da una realtà biologica, ambientale e mentale lontanissima dalla nostra?

Barbierato ha aperto il discorso partendo da esempi familiari: le incomprensioni tra inglese e italiano, le traduzioni ingannevoli («library» non è libreria, ma biblioteca), fino ai fraintendimenti comici che nascono dal diverso uso delle parole. Una premessa utile per riflettere su quanto il linguaggio non sia solo uno strumento, ma una cornice che plasma il nostro modo di percepire il mondo.

Il filosofo Ludwig Wittgenstein
Il filosofo Ludwig Wittgenstein

Non a caso, nella sua riflessione, il docente ha chiamato in causa pensatori come Wittgenstein, secondo cui «i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo». Un’affermazione che acquista peso se pensata in chiave extraterrestre: un alieno, che mondo vive, se ha un linguaggio radicalmente diverso dal nostro?

Animali e macchine

Il percorso ha poi toccato esempi tratti dal regno animale (come le danze delle api, i canti delle balene o i gesti degli scimpanzé) per mostrare come anche tra specie terrestri esistano codici complessi, efficaci e lontani dalla parola. In modo analogo la comunicazione tra esseri umani e macchine (dai codici binari dell’informatica ai linguaggi dell’intelligenza artificiale) suggerisce che esistono forme di interazione basate su logiche diverse, più vicine alla matematica che al dialogo tradizionale.

Il professor Enrico Barbierato
Il professor Enrico Barbierato

Come ce li immaginiamo

E gli extraterrestri? Barbierato ha esplorato come la fantascienza, al cinema e in letteratura, abbia provato a immaginare la comunicazione con altre forme di vita: dai monoliti simbolici di «2001: Odissea nello spazio» al linguaggio musicale di «Incontri ravvicinati del terzo tipo», fino al linguaggio circolare degli eptapodi in «Arrival», ispirato al racconto «Storie della tua vita» di Ted Chiang. In questo caso apprendere una nuova lingua significava anche modificare la percezione del tempo: una metafora potente della trasformazione che comporta ogni vero incontro.

Un silenzio che fa pensare

Non è mancato un affondo sulla realtà: dalla celebre placca metallica fissata sulle sonde Pioneer, inviata negli anni ’70 nello spazio profondo, fino alle riflessioni sul paradosso di Fermi («Se l’universo pullula di vita, dove sono tutti?») e sulle possibilità, sempre più esplorate, di trovare forme di vita su pianeti o satelliti come Europa, Titano o Proxima Centauri b.

Il messaggio finale? Forse non esiste un linguaggio veramente universale. Ogni tentativo di comunicare è anche un atto di interpretazione, e ciò che per noi è evidente potrebbe risultare incomprensibile per un’altra forma di intelligenza. Ma proprio per questo, studiare come comunicare con un alieno, reale o immaginario, ci aiuta a capire meglio anche noi stessi: i nostri limiti, le nostre certezze e la meravigliosa complessità del nostro modo di abitare il mondo.

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