C’è chi ironizza sullo slogan: «Io aspetto il tram. Ma qui sembra più un aspetta e spera». E poi c’è chi chiede semplicemente: «Ma i lavori dove sono?». La domanda aleggia da settimane, soprattutto nei dintorni di via Orzinuovi, dove operai e transenne erano attesi da tempo. Invece, quattro mesi dopo la posa della prima pietra, sulle strade di Brescia delle ruspe non c’è traccia. E la verità è che la grande macchina dei cantieri se l’è vista davvero brutta.
La buona notizia è che l’iter del tram sembra aver schivato di dover tornare immediatamente alla casella di partenza. Dopo settimane di tensione e un bel po’ di nervi tesi, per la T2 Fiera-Pendolina si apre una via d’uscita. Alstom e Hitachi Rail hanno chiesto a Brescia Mobilità di sostituire la Cmc Ravenna, capogruppo incaricata delle opere civili, con un’altra impresa. La soluzione è sul tavolo ed è ora la società 100% Comune a dover procedere con l’istruttoria per verificare i presupposti di questo ulteriore passaggio del testimone. Un cambio in corsa che scongiura il peggio: dover ricominciare con una nuova gara.
Procedimento penale e omissioni
Cosa è successo? Il problema nasce all’interno del raggruppamento che si è aggiudicato l’appalto. Cmc Ravenna, subentrata alla Manelli nel dicembre 2025 e diventata capogruppo, avrebbe dovuto occuparsi delle opere civili, affiancando appunto Alstom e Hitachi Rail. Ma mentre progettazioni, pratiche e attività preparatorie andavano avanti, i cantieri stradali non sono mai partiti. E a complicare una situazione valutata già «poco brillante» è arrivata una vicenda giudiziaria che ha rimesso in discussione la permanenza della società ravennate nell’appalto dell’Associazione temporanea d’impresa.
I due player sono venuti a conoscenza della sentenza con cui, a febbraio, la Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta di Antonio Politano, presidente e amministratore delegato della Cmc. Ma a rendere ancora più delicata la vicenda è un altro elemento: la società non avrebbe comunicato la condanna né ai partner industriali né alla stazione appaltante, dichiarando anche successivamente l’assenza di pendenze giudiziarie. Un’omissione che, una volta emersa la sentenza, ha incrinato il rapporto di fiducia all’interno del raggruppamento. Alstom e Hitachi Rail hanno così chiesto formalmente il consenso a estromettere Cmc e sostituirla con un nuovo operatore.
La posta in gioco
Il Codice dei contratti pubblici non prevede infatti un’esclusione automatica in una situazione del genere: spetta alla stazione appaltante (e quindi a Bs Mobilità) valutare la gravità dei fatti e i presupposti della sostituzione (nel Codice degli appalti è previsto, ad esempio, il cosiddetto «principio del risultato»). È qui che si gioca la partita, insieme giuridica e industriale. Perché l’alternativa non era semplicemente aspettare qualche settimana in più. Senza una soluzione interna al raggruppamento, Brescia Mobilità avrebbe dovuto valutare strade assai più accidentate.
Basti pensare che rifare la procedura avrebbe richiesto almeno un anno, anche senza contenziosi; con eventuali ricorsi, i tempi avrebbero potuto dilatarsi ulteriormente. Una bella gatta da pelare per un’infrastruttura che ha già un calendario impegnativo e finanziamenti ministeriali da salvaguardare. Ecco perché la mossa di Alstom e Hitachi conta: i due gruppi non si sfilano, ma si assumono l’onere di trovare un sostituto per le opere civili. Sostengono di averlo già individuato: il nome sarà comunicato nei prossimi giorni.

Brescia Mobilità, interpellata sulla vicenda, conferma la ricostruzione. Il presidente Alessandro Marini non nasconde «il disappunto per la situazione che si è venuta a creare», ma – specifica – «siamo soddisfatti della decisione assunta da Alstom e Hitachi Rail. Due grandi gruppi industriali, seri e affidabili, che hanno scelto di assumersi la responsabilità di affrontare il problema, confermando la fiducia nel progetto del tram di Brescia. La volontà di coinvolgere una nuova impresa qualificata per le opere civili rappresenta un passo importante per garantire la prosecuzione dell’intervento. Da parte nostra ci sarà il massimo impegno per completare le verifiche necessarie e consentire di procedere, recuperando quanto più possibile i ritardi accumulati».
Destinazione marzo
La richiesta è sul tavolo di Brescia Mobilità, chiamata a decidere se autorizzare il nuovo assetto del raggruppamento. Il passaggio non è automatico. La stazione appaltante dovrà infatti verificare che il nuovo soggetto possieda tutti i requisiti. E soprattutto che il cambio non alteri il contenuto sostanziale dell’offerta con cui il raggruppamento si è aggiudicato l’appalto: importi, prestazioni e impegni devono restare quelli. Brescia Mobilità prevede circa due mesi per l’istruttoria e punta a concluderla entro dicembre. Toccherà poi organizzare il lavoro e affrontare anche gli eventuali passaggi relativi ai subappalti.
La vicenda, inoltre, potrebbe avere una coda giudiziaria. Cmc potrà contestare la propria estromissione e agire nei confronti di Alstom e Hitachi Rail. È una possibilità, non un ricorso già presentato, e non comporta di per sé il blocco della sostituzione. Restano anche le conseguenze dei ritardi: da luglio alla ripartenza prevista in primavera passeranno circa otto mesi. Cambiare impresa non significa cancellare il tempo perso né le eventuali responsabilità.

Tradotto: se il ritardo non sarà recuperato nel cronoprogramma complessivo, l’Ati rischia di dover pagare penali che, secondo le quantificazioni attuali, ammontano già a quota 4,6 milioni di euro. Il nuovo assetto dovrà reggere non soltanto sulla carta, ma anche alla prova dei lavori. E le ruspe? La prospettiva è di vedere i cantieri stradali nella primavera del 2027, verosimilmente a inizio marzo, con via Orzinuovi tra i fronti previsti e le attività nell’area della Fiera.
Insomma, al momento la T2 ha superato una prova che nessuno aveva previsto nel progetto e nel cronoprogramma originari: sopravvivere alle disavventure societarie di due delle imprese incaricate di costruirla. Ora resta da affrontare quella per cui è stata finanziata: essere costruita.




