Da inizio anno sono 63 le vittime della strada nel Bresciano in 59 incidenti, un numero preoccupante, che non può non far riflettere, in modo particolare se si considera che nel 2025 – però a fine anno – i morti erano stati 67 in altrettanti incidenti e 57 i decessi in tutto il 2024. Ma quello che è successo tra lunedì e martedì, dalla Valtrompia alla Franciacorta, è qualcosa di davvero difficile da spiegare, che probabilmente va oltre le statistiche. I numeri freddi aiutano a inquadrare il fenomeno, con l’obiettivo di cercare di risolvere le sue criticità, ma quello che resta è il dolore per cinque vite spezzate tragicamente in sole 24 ore. Uomini e donne, genitori, mariti, figli con età, storie e vissuti diversi, ma accomunati da un destino tragico, che li ha strappati per sempre ai propri cari: Deborah Aderenti, Vincenzo Bergomi, Mauro Vabai, Giulia Pilotelli e Stefano Cantoni. Sono i nomi dei bresciani che sono morti tra lunedì e martedì sera sulle strade della provincia.
Un incidente, due morti
Il primo incidente è avvenuto a Calvagese nella tarda serata di lunedì 2 novembre quando la Fiat Punto rossa di Bergomi, 72 anni, è uscita di strada, ribaltandosi in un campo sottostante alla Sp27, sulla strada che sale verso Muscoline.
Insieme a lui c’era l’amica Deborah Aderenti, madre di 39 anni residente a Polpenazze ma originaria di Serle, che è stata sbalzata dall’auto. Per lei non c’è stato nulla da fare, è deceduta sul colpo. Lui è deceduto nella notte tra martedì e mercoledì al Civile di Brescia, dove era stato ricoverato in gravissime condizioni. I carabinieri restano in attesa degli esiti tossicologici per capire come abbiano fatto a uscire di strada.
Il frontale
Poche ore dopo, a Capriolo, ancora una volta sul tremendo «curvone» della Sp469 – teatro di già tre incidenti mortali soltanto nel 2026 – a perdere la vita è stato il camionista Mauro Vabai, padre di famiglia di 55 anni di Prevalle con la passione per la corsa. Il suo camion si è scontrato frontalmente con un altro mezzo pesante: l’impatto è stato tremendo e per il 55enne non c’è stato nulla da fare, mentre l’altro autista è stato trasportato con l’elisoccorso al Civile, non in pericolo di vita. La dinamica resta al vaglio degli agenti della Polizia locale e il magistrato ha disposto l’autopsia sul corpo dell’uomo.
Fatalità in città
Nel pomeriggio, invece, a pochi metri da casa, ha trovato la morte Giulia Pilotelli. L’anziana, 88 anni, è stata investita nella centralissima contrada Pozzo dell’Olmo a San Faustino. La donna, nubile, stava camminando lungo la stradina del centro con il suo bastone, quando per evitare uno scooter parcheggiato sul lato della contrada, è caduta proprio nel momento in cui stava arrivando l’auto. Uno shock per la conducente, una donna di circa 75 anni, portata in caserma per gli accertamenti. Sul posto gli agenti della Polizia locale, che sono riusciti a risalire ad alcuni parenti.
L’ultima croce
Nella serata di martedì a perdere la vita, a pochi metri da casa, è stato il 51enne di Sarezzo, Stefano Cantoni morto in sella alla sua Vespa. L’incidente avvenuto alle 22.30 sulla Sp345, a Ponte Zanano. Secondo una prima ricostruzione ancora da verificare l’automobile stava percorrendo la strada principale, mentre la moto potrebbe essersi immessa da una strada laterale.
Stando ai primi accertamenti pare che a Cantoni fosse stata revocata la patente, dunque non avrebbe potuto nemmeno guidare la Vespa. Intanto gli agenti della Polizia stradale, intervenuti sul posto per la dinamica del mortale, sono in attesa dei referti degli esami tossicologici effettuati sulle due persone coinvolte.
Il dolore a Sarezzo
La passione per il ciclismo e il legame con la famiglia accompagnano il ricordo di Stefano Cantoni, il 51enne di Ponte Zanano morto nell’incidente di martedì sera. Lascia la moglie e un figlio, con i quali viveva a pochi metri dal luogo dello schianto, nel territorio di Sarezzo.
Nelle ore successive alla tragedia sui social sono arrivati numerosi messaggi di cordoglio rivolti ai suoi cari. Parole nelle quali il dispiacere si intreccia all’incredulità, con qualcuno che si rivolge direttamente a lui, come in un ultimo saluto: «Stefano cosa hai combinato… Mi dispiace tantissimo, infinitamente».
E ancora: «Sarai sempre un grande… persona eccezionale… Condoglianze ai tuoi cari».
Un ricordo affettuoso, che restituisce la stima di chi lo conosceva e sceglie di esprimere pubblicamente la propria vicinanza alla famiglia.
Il legame di Bergomi con Nuvolento
Bergomi abitava da tempo in via Fabbri a Nuvolento: vi si era trasferito quando si era spostato e vi era rimasto anche dopo essersi separato dalla moglie. La sera dell’incidente era uscito di casa, dopo aver cenato con la sua amica Deborah: insieme si erano diretti a Polpenazze, dove la donna risiedeva. Vincenzo Bergomi – che lascia un figlio di nome Giovanni – prima della pensione aveva lavorato come cavatore nella valle di Nuvolera.
Stando a chi lo conosceva, conduceva una vita ritirata con le poche uscite serali che rappresentavano un momento di socialità. Grande appassionato di Francesco Guccini, dopo la morte del cantante si era fatto crescere la barba come lui. Altra sua passione era l’Inter, con cui condivideva gioie e dolori sportivi. Resta il ricordo di un uomo riservato, legato alla sua terra e alle sue passione.




