Ricordate Pasini ad Ascoli? «Non potremo tornare a chiamarci Brescia Calcio, resteremo l’Union, ma il calcio in città lo rappresentiamo noi: i numeri di quest’anno l’hanno ampiamente dimostrato». La sconfitta in finale play off era storia da una dozzina di minuti, e in mezzo a tante considerazioni il presidente aveva voluto inserire anche questo passaggio: «Questo è il vero Brescia, sebbene sui social qualcuno sostenga il contrario». Una rivendicazione fiera, che allungò di un capitolo il botta e risposta con gli Ultras 1911.
Il progetto Union
Guardando i numeri, si fa fatica a smentirlo. Pasini parlò in quella circostanza di «quarantamila tifosi al Rigamonti soltanto durante gli spareggi», calcolo approssimativo ma comunque molto vicino alla realtà. Per questa stagione la campagna abbonamenti si è chiusa a quota 6.661, abbastanza in linea con il risultato dello scorso anno. La riposta del popolo bresciano è tutta qui: una netta maggioranza si identifica nel corso sportivo nato sulle ceneri della mancata iscrizione del giugno del 2025. Il progetto Union ha una potenza di fuoco impressionante, tiene insieme un’ampia fetta del tessuto imprenditoriale della provincia, in poco più di un anno ha costruito una squadra da vertice e si prepara a entrare nel vivo della realizzazione del nuovo centro sportivo a Buffalora. Gode ovviamente del pieno sostegno politico dell’Amministrazione, oltre che di quello popolare.

La vecchia matricola
All’epoca Pasini si schierò al culmine di una polemica a distanza con i 1911, ma anche perché la figura del grande convitato di pietra, Massimo Cellino, stava tornando a stagliarsi all’orizzonte. Era chiaro che qualcosa si sarebbe mosso, ma non era chiaro cosa. E probabilmente nessuno immaginava che potessero sorgere non una, ma addirittura due nuove realtà. Sull’ultima, in termini puramente cronologici, si è alzato il velo proprio oggi.
Il vecchio Brescia Calcio, quello della matricola che racchiude una storia ultracentenaria, schiererà due squadre di Esordienti, che giocheranno a Capriano e Poncarale. Come si è arrivati a questo punto? A fine luglio il Tribunale di Brescia ha firmato il fallimento della società di Cellino, il cui ricorso verrà discusso il prossimo ventuno ottobre. Intanto, però, l’iter di liquidazione giudiziale è partito: il curatore fallimentare Luigi Meleleo ha chiesto e ottenuto l’esercizio provvisorio.

Cosa significa tutto questo? Che l’imprenditore sardo non è in alcun modo coinvolto nella gestione della società. La quale viene tenuta in vita per un motivo molto semplice: l’interesse dei creditori. A quella matricola è infatti associato il diritto di incassare il cosiddetto «contributo di solidarietà», garantito dalla Fifa alle squadre formatrici dei calciatori, per la cessione di Sandro Tonali al Tottenham. È già stata incassata una rata da 670mila euro, ne arriveranno presti 300mila. Tutti da versare ai creditori.
Il ruolo di Zambelli

L’iscrizione a un campionato era una delle condizioni obbligatorie affinché tutto questo avvenisse. Il compito di reclutare i giocatori è stato affidato a Marco Zambelli, investito del ruolo di collaboratore tecnico dal Tribunale. Nella conferenza stampa di questa mattina ha chiarito alcuni aspetti. Il più importante è che, come aveva già esplicitato il curatore Meleleo, dietro le ultime manovre non si cela alcun progetto sportivo o imprenditoriale. Tanto che l’ex capitano delle rondinelle ha candidamente ammesso: «Se c’è da accompagnare il Brescia verso una dolce morte, lo voglio fare sapendo che gli ultimi a indossare questa maglia saranno dei bambini».
A proposito delle divise, è confermato che recheranno il vecchio logo ma non necessariamente la «V»: «L’obiettivo non è ostentare i simboli», ha tagliato corto Zambelli. La curatela aveva inizialmente messo nel mirino l’Under 16 provinciale, ma la ristrettezza dei tempi e la difficoltà a reperire giocatori ha indotto la sterzata verso l’Under 13, dove sono state individuate delle realtà già pronte all’uso: «Siamo affittuari, gli allenatori sono quelli già presenti all’interno delle squadre». In totale sono trentuno, divisi come detto in due nuclei, i giovani che Zambelli è riuscito a reclutare.
La Fidelis
Quel che resta del Brescia storico, di fatto, è finito nei campionati giovanili dilettantistici. Senza alcun seguito proprio per via della categoria che è stata individuata per la ripartenza. E così la «scissione» dei 1911 ha trovato sfogo, per il momento, nella Fidelis. Una società che milita in Terza categoria e che si pone come obiettivo proprio il recupero della matricola 7810: «Per arrivare dove vogliamo servirà soprattutto il contributo di privati che scelgano di legare il proprio nome a questa storia» è l’appello lanciato un paio di settimane fa.
La Fidelis ha casa nel centro sportivo di Roncadelle. L’altro proposito è «riavvicinare al campo tutti quei tifosi che ancora oggi si sentono “orfani” del Brescia Calcio 1911. Vogliamo che tornino ad avere una squadra da seguire, una domenica da aspettare, una maglia in cui riconoscersi». Tra il vecchio e il nuovo Brescia, ne è spuntato uno che vuol provare a farsi garante della continuità della tradizione calcistica in città. Una triangolazione che non ha precedenti nella storia di questo sport.




