La prevenzione corre, territorio e ospedali restano indietro. È una pagella a luci e ombre quella assegnata alla Lombardia dal sistema di monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), effettuato dal Ministero della Salute su dati riferiti al 2024.
Lo strumento valuta, con una serie di indicatori, la qualità delle prestazioni erogate dal Servizio sanitario nazionale nelle diverse regioni e piazza la Lombardia al sesto posto, dietro Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Piemonte e Provincia autonoma di Trento.
La nostra regione resta lontana dal vertice anche in un’altra graduatoria, diffusa ieri da Agenas, sul rispetto dei tempi massimi di attesa per prime visite (dove è nona) ed esami diagnostici (dove è decima). Il quadro è, però, mitigato da un dato positivo: insieme alla Liguria, la Lombardia è una delle due regioni che nel primo semestre del 2026 hanno registrato i miglioramenti più significativi rispetto allo stesso periodo del 2025.
Livelli essenziali di assistenza
Con riferimento alla prima pagella l’area della prevenzione, che comprende ad esempio vaccini, screening oncologici e sicurezza alimentare, è in miglioramento e ottiene, nella nostra regione, il giudizio migliore: 96 punti su 100.
Più contenuto il risultato dell’assistenza distrettuale, che riguarda i servizi sul territorio e in particolare la medicina di prossimità: è a 89 punti, ossia meglio del 2023, ma peggio del 2022. Di poco più basso – e in leggero calo rispetto ai due anni precedenti – è infine il punteggio dell’area ospedaliera, che nel 2024 si attesta a quota 85.
I Lea, ricordiamo, sono le prestazioni che il Ssn è obbligato a garantire a tutti i cittadini gratuitamente o previo pagamento di un ticket. A livello nazionale, il rapporto del Ministero della Salute segnala un miglioramento nella prevenzione e nell’assistenza sanitaria e sociosanitaria sul territorio.
È proprio su questo fronte che si concentra il potenziamento dei servizi, con l’obiettivo di intercettare prima i bisogni dei cittadini e offrire risposte più vicine a casa. Una sfida resa sempre più urgente dall’invecchiamento della popolazione e dalla crescita delle malattie croniche. Gli ospedali registrano, invece, una lieve flessione. Quest’area resta, tuttavia, l’unica nella quale tutte le regioni hanno raggiunto almeno la sufficienza. La Sicilia e Bolzano vengono, infatti, bocciate nell’area della prevenzione e la Calabria in quella distrettuale.
Il report sui tempi di garanzia
Passando alle liste d’attesa, il bollettino di Agenas mostra, dicevamo, un miglioramento per la Lombardia. Nei primi sei mesi del 2026, per le prime visite i tempi massimi indicati nelle prescrizioni sono stati rispettati nell’81,8% dei casi, contro il 71,3% dello stesso periodo del 2025. Il dato è leggermente superiore alla media nazionale (78,5%). La percentuale lombarda sale all’85,5% per gli esami diagnostici, a fronte di una media italiana dell’84,6%. Parecchie regioni, tra cui Veneto, Campania, Basilicata e Marche, registrano tuttavia risultati migliori.
Nel complesso, in Italia le prime visite erogate entro i tempi di garanzia sono passate da 5,8 a 6,6 milioni: 757mila prestazioni in più rispetto al primo semestre del 2025. Gli esami diagnostici eseguiti entro le soglie previste sono invece aumentati di 867mila unità, da 4,7 a 5,5 milioni. I progressi più marcati riguardano le prestazioni urgenti.
Tra le visite spicca il balzo di quella dermatologica, con il rispetto dei tempi salito dal 65,5% al 70,2%; tra gli esami, la colonscopia è passata dal 60,8% al 69,8%. L’aumento complessivo delle prestazioni erogate, oltre 1,6 milioni in più, porta però con sé anche una crescita degli appuntamenti fissati oltre i tempi massimi di garanzia. Visite ed esami fuori soglia sono infatti saliti da 2 milioni e 782mila a 2 milioni e 811mila. La piattaforma di Agenas sulle liste d’attesa consente di fare un focus sulla Lombardia relativo ai primi sei mesi di quest’anno.
Quali visite ed esami
Tra gennaio e giugno in Lombardia le prenotazioni delle visite di «primo accesso» (richieste per un nuovo problema clinico e non per un controllo) sono state tra 207mila e 274mila al mese. Prendendo in considerazione la prima disponibilità offerta nel territorio dell’Ats competente, circa otto appuntamenti su dieci sono stati fissati entro i tempi previsti: tre giorni per le urgenze (U), dieci per le prestazioni brevi (B), 30 per le differibili (D) e 120 per le programmate (P). Il risultato migliore riguarda le prime visite pneumologiche, se si valuta solo l’urgenza, e le visite oncologiche, se si osservano le altre tre classi di priorità.
Il dato più basso si registra, invece, per le visite dermatologiche e allergologiche, a quota 66,7% per le prestazioni differibili (D). Per gli esami diagnostici di «primo accesso» (oltre 200mila a marzo, quasi 170mila a maggio...), considerando anche in questo caso la prima disponibilità proposta, nel 2026 il rispetto dei tempi varia dall’81,1% per le prestazioni urgenti all’89,3% per le D.
Esiste, ricordiamo, un «percorso di tutela» per chi prova a prenotare e non trova posto nei tempi indicati nella prescrizione di «primo accesso»; i dettagli sono disponibili sul sito internet Ats-brescia.it.
A confermare l’immagine di un’Italia a più velocità è un recente rapporto del Ministero della Salute sulla mobilità dei pazienti. Emilia Romagna, prima in classifica, Lombardia e Veneto attraggono più persone da altre regioni di quante ne vedano partire per curarsi altrove. Il saldo è, invece, negativo per Calabria, Campania e Sicilia. Il dettaglio lombardo mette in luce la capacità attrattiva della regione: nel 2024 sono stati 46.120 i pazienti che si sono spostati in altre zone, contro i 99.898 arrivati da fuori.
Sistema Brescia
A chiudere il quadro è un focus sul territorio di Ats Brescia. Secondo il rapporto di Agenas del quale abbiamo riferito a marzo, il «sistema Brescia» si colloca al primo posto tra le Ats lombarde per sostenibilità economico-patrimoniale.
Il risultato, relativo al 2024, lo pone anche ai vertici nazionali tra le 27 aziende con un bacino superiore a 700mila abitanti. Ats Brescia guida, inoltre, la classifica lombarda per assistenza ospedaliera ed è seconda in Italia. Sul fronte della prevenzione si colloca, invece, al secondo posto in Lombardia e al settimo a livello nazionale.
Nel dettaglio delle singole strutture ricordiamo che il «Programma nazionale esiti 2025» di Agenas ha piazzato Poliambulanza tra i primi 15 ospedali d’Italia e ha elogiato il Civile – poi diventato «Comprehensive cancer center» – per la chirurgia oncologica.
Civile, tra l’altro, balzato al vertice della classifica nazionale, per i ridotti tempi d’attesa degli interventi di protesi all’anca e per tumore al colon.
Cosa dice il Pd
Secondo i dati di Agenas «è più facile ottenere una prima visita specialistica nei tempi indicati sulla ricetta del medico in Basilicata, Marche, Lazio, Veneto, Molise, Calabria, Campania e Liguria che in Lombardia. Va addirittura peggio quando si tratta di esami diagnostici: in questo caso la Lombardia è addirittura al decimo posto, a riprova che i tempi di attesa sono un tallone d’Achille della sanità lombarda».
A sottolinearlo è la consigliera regionale del Pd Miriam Cominelli: «Ancora una volta – afferma – il ministero della Salute, non il Partito Democratico, certifica quanto è indietro Regione Lombardia sulle liste d'attesa. Siamo noni in Italia tra le regioni per la capacità di fare prime visite nei tempi e siamo decimi per quanto riguarda la diagnostica. Questo vuol dire che un cittadino lombardo ha un'altissima probabilità di non riuscire a fare nei tempi adeguati visite ed esami che sono fondamentali per la sua salute. Vuol dire che potrebbe peggiorare e costare anche di più al servizio sanitario».
«È l'ennesima dimostrazione dell'incapacità di Regione Lombardia di stare al passo con la necessità della salute dei lombardi. Deve cambiare il governo di questa sanità, altrimenti questi dati non miglioreranno».




