Festa della donna, Ats: «Aderire agli screening riduce la mortalità»

Ogni anno vengono intercettati cento tumori al colon-retto e 350 alla mammella: «Sono una forma di prevenzione giusta e appropriata». L’adesione è buona, ma si può fare di più
La Festa della donna accende i riflettori sulla prevenzione
La Festa della donna accende i riflettori sulla prevenzione
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La prevenzione funziona. Lo dicono i numeri: solo nel territorio di Ats Brescia, attraverso gli screening, ogni anno vengono intercettati cento tumori al colon-retto e 350 alla mammella.

L’occasione per parlarne è la Festa della donna, ricorrenza che accende i riflettori sull’importanza di prendersi cura di se, aderendo agli screening, senza timore. I motivi per farlo sono tanti, ce li elenca Giovanni Maifredi, direttore della struttura complessa Medicina Preventiva nelle Comunità: «È scientificamente provato che i programmi di screening studiati per offrire una forma di prevenzione giusta e appropriata riducono la mortalità e, in alcuni casi, anche l’incidenza dei tumori. Individuare una malattia in fase molto precoce, o addirittura intercettare lesioni precancerose prima che si trasformino, significa aumentare in modo significativo le possibilità di cura e di sopravvivenza».

Punti di forza degli screening

È su questa evidenza che si fonda la proposta di Ats di Brescia, «un percorso strutturato - sottolinea Maifredi - che garantisce equità, qualità e presa in carico completa». Tutto il programma è gratuito e prevede un invito attivo: non serve la prescrizione del medico di famiglia, perché è il sistema stesso a inviare una lettera alle persone nella fascia d’età target e, qualora non si presentino all’appuntamento, un sollecito con una seconda data. Un altro punto di forza è l’assenza di liste d’attesa. Le agende sono dedicate e consentono di fissare o spostare l’appuntamento sia per data sia per sede, adattandolo alle esigenze dell’assistita. In caso di esito positivo, non si viene lasciati soli: è prevista una presa in carico globale che parte dal counselling e prosegue con gli esami di approfondimento e con eventuali controlli periodici, in un percorso di qualità che coinvolge strutture pubbliche e private accreditate.

Per lo screening mammografico, inoltre, l’esame viene sottoposto alla doppia lettura da parte di due radiologi esperti, una garanzia ulteriore di accuratezza diagnostica.

A chi chiedere informazioni

Le indicazioni della comunità scientifica sono chiare: «Per la popolazione sana i programmi organizzati rappresentano lo strumento validato ed efficace – sottolinea Maifredi -. L’esecuzione di test al di fuori dello screening dovrebbe essere limitata ai casi in cui siano presenti sintomi». A disposizione dei cittadini c’è anche il Centro screening, con operatori formati pronti a fornire informazioni e chiarimenti. Il numero verde 800.077040 è attivo dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 12.30; è possibile scrivere anche all’indirizzo centro.screening@ats-brescia.it.

Quante persone vi aderiscono

Entrando nel merito dell’offerta, quella rivolta alle donne si articola in tre programmi di screening per la diagnosi precoce dei tumori della mammella, del colon-retto e del collo dell’utero. Nel 2025 sono state 156.164 le donne tra i 45 e i 74 anni invitate a sottoporsi allo screening mammografico, che prevede l’esecuzione di una mammografia bilaterale. L’adesione ha raggiunto il 57%. La cadenza della chiamata varia in base all’età: annuale per la fascia 45-49 anni, biennale per le donne tra i 50 e i 74 anni.

Per quanto riguarda il tumore del colon-retto, lo screening - rivolto a uomini e donne tra i 50 e i 74 anni - consiste nella ricerca del sangue occulto nelle feci da ripetersi ogni due anni. Gli inviti sono stati 215.081, con un’adesione del 48%. Lo screening della cervice uterina prevede invece due percorsi differenziati: Pap test per le donne tra i 25 e i 29 anni (ogni tre anni), Hpv test per la fascia 30-64 anni (ogni 5 anni). Nel 2025 sono state invitate 81.700 donne e l’adesione si è attestata al 56%.

Altri percorsi di presa in carico

Dati che confermano una buona partecipazione, ma che evidenziano anche l’importanza di rafforzare la cultura della prevenzione. Non tutte le situazioni, però, rientrano nei programmi standard. Non devono, infatti, attendere il primo invito allo screening, ma essere prese in carico direttamente dal medico di famiglia e dallo specialista, le donne con familiarità per tumore della mammella insorto prima dei 50 anni. Percorsi dedicati anche per i pazienti con mutazioni genetiche accertate – come BRCA1 e BRCA2 per la mammella, o sindrome di Lynch e poliposi adenomatosa familiare per il colon-retto – per chi ha già avuto un tumore dell’organo interessato o per chi presenta condizioni particolari, come malattia di Crohn e rettocolite ulcerosa.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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