Poliambulanza: risultati da record, tra i migliori ospedali d’Italia

Barbara Bertocchi
Per Agenas la struttura è prima in Lombardia, seconda in Italia. Troise: «Merito di team multidisciplinare, device e strutture»
L'ingresso di Poliambulanza - © www.giornaledibrescia.it
L'ingresso di Poliambulanza - © www.giornaledibrescia.it
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Dietro i numeri ci sono competenze, lavoro di squadra, tecnologie. Numeri che, nel caso della Cardiochirurgia diretta dal professor Giovanni Troise, hanno contribuito a rendere la Poliambulanza uno dei quindici migliori ospedali d’Italia individuati a dicembre dal Piano nazionale esiti di Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali).

Mortalità

Nel capitolo riferito agli interventi cardiochirurgici convenzionali e ai trattamenti transcatetere per patologie valvolari, la Poliambulanza si è infatti piazzata prima in Lombardia e seconda in Italia. Questo grazie a una mortalità ospedaliera dello 0,56% a 30 giorni dall’intervento (dato risk-adjusted che tiene in considerazione la tipologia del paziente), molto vicina allo 0,54% della struttura di Lecce prima del Paese.

Un risultato che mette in luce l’impegno del team multidisciplinare che rende possibili 500 interventi di questo tipo in un anno a pazienti, perlopiù over 60, di casa anche fuori regione, e che presentano patologie come stenosi e insufficienza aortica, oltre che insufficienza mitralica e tricuspide.

Tre elementi

«Dal 2012, ossia da quando Agenas pubblica questi dati, siamo tra i primi in Italia», riferisce il professor Troise, originario di Campobasso e al lavoro in Poliambulanza dal ’97 dopo un’esperienza di undici anni agli Ospedali Riuniti di Bergamo che l’ha portato anche a eseguire cento trapianti cardiaci.

«La combinazione di tre elementi rende possibile questo traguardo – sostiene -. Il primo è il team multidisciplinare composto da cardiologi, ecografisti, interventisti, cardiochirurghi, anestesisti, radiologi e, all’occorrenza, anche internisti, geriatri e personale infermieristico. Il secondo sono le strutture logistiche: mi riferisco al blocco operatorio cardiovascolare con tutte le specialità chirurgiche e interventistiche del dipartimento cardiovascolare. Inaugurato nel 2019 e dedicato ad Alessandra Bono, è un ambiente unitario aperto alla multidisciplinarietà. Il terzo elemento che ha contribuito al risultato sono i dispositivi medici di eccellenza». Il reparto inoltre può contare su sette cardiochirurghi e una figura medica che segue il paziente nella fase pre e post operatoria.

Prospettive

Docente a contratto dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Gemelli di Roma, il professor Troise sostiene che l’interesse dei giovani verso questa professione non manchi soprattutto tra le donne. Le figure del futuro, spiega, «dovranno essere iperspecializzate: gli interventi saranno quantitativamente minori, ma sempre più complessi». Lo sguardo è sempre proiettato al domani con un obiettivo chiaro: «Continuare a garantire cure di altissimo livello».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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