Salute e benessere

Spedali Civili, cosa significa essere Comprehensive Cancer Center

Cajazzo: «Significa garantire a ogni cittadino le cure migliori vicino a casa». In quest’ottica è stato riattivato il Dipartimento oncologico bresciano trasversale alle Asst della nostra provincia
Asst e UniBs unite nel Comprehensive Cancer Center
Asst e UniBs unite nel Comprehensive Cancer Center

Un riconoscimento che certifica l’eccellenza nella cura e nella ricerca oncologica e apre nuove prospettive per i malati e per il territorio. Gli Spedali Civili sono diventati Comprehensive Cancer Center (Ccc), un traguardo che colloca questa Asst tra i centri di riferimento a livello internazionale.

Ma che cosa significa concretamente? Quali opportunità porterà ai pazienti e quali sviluppi potrà generare per Brescia? Lo abbiamo chiesto a Luigi Cajazzo, direttore generale dell’Asst Spedali Civili, Francesco Castelli, rettore dell’Università degli Studi di Brescia, Alfredo Berruti, direttore della struttura complessa di Oncologia e direttore del Ccc, Stefano Magrini, direttore scientifico del board del Ccc, e Aldo Roccaro, direttore della Struttura complessa Clinical Trial Center-Laboratorio di ricerca Crea dell’Asst.

Valore aggiunto per la provincia 

«Quello di Comprehensive Cancer Center rilasciato dall’Organisation of European Cancer Institutes (Oeci) – chiarisce Cajazzo – è un accreditamento prestigioso che non rappresenta una medaglia da appuntare sul camice dei nostri medici, ma una garanzia per i pazienti oncologici, che sono sempre di più, vivono più a lungo e hanno bisogno di una presa in carico forte, strutturata e multidisciplinare».

Il valore aggiunto del Ccc, però, non resterà confinato tra le mura dell’Asst: «Di recente abbiamo riattivato il Dipartimento oncologico bresciano, trasversale alle quattro Asst della nostra provincia – prosegue Cajazzo – con la consapevolezza che ogni paziente debba poter ricevere cure ai massimi livelli il più vicino possibile a casa propria». Il Dipartimento – che lavorerà in sinergia con i medici di medicina generale – è guidato dalla prof.ssa Michela Buglione di Monale e Bastia. Il suo compito sarà favorire l’integrazione tra le diverse realtà ospedaliere del territorio, affinché gli standard garantiti dal Comprehensive Cancer Center possano tradursi in benefici concreti per tutti i malati oncologici bresciani.

Selezione rigorosa

Dietro l’accreditamento c’è un lavoro durato due anni e mezzo, che ha portato gli Spedali Civili a caricare sul portale dell’Oeci 1.600 documenti per soddisfare 85 Standard declinati in 344 requisiti. Un impegno notevole, che ha spinto l’Asst a mettersi in discussione e a valutare in modo approfondito l’efficacia della propria organizzazione, individuando punti di forza e margini di miglioramento.

Sinergia forte con l’Università

Decisiva, in questo percorso, è stata la stretta collaborazione tra Asst e Università. A evidenziarlo è il rettore Castelli: «L’Università è ricerca e la ricerca significa cure migliori, non solo per chi si rivolge agli Spedali Civili – sintetizza –. Anche perché il migliaio di specializzandi che si forma qui porta con sé competenze, modelli organizzativi e buone pratiche che si diffondono ben oltre i confini della Asst».

Il riconoscimento come Ccc rappresenta dunque un acceleratore di sviluppo: «Eleva la qualità dell’offerta e rende più efficaci i percorsi di cura – prosegue il prof. Castelli –. Allo stesso tempo ci offre l’opportunità di rafforzare, insieme all’Ats, l’Osservatorio epidemiologico, uno strumento prezioso per individuare i fattori di rischio e orientare in modo sempre più mirato le strategie di prevenzione». Le ricadute non si fermano all’ambito strettamente clinico.

La collaborazione tra Università, ospedale e territorio ha infatti consentito di attivare la cattedra di Cure palliative, un tassello importante nella formazione dei futuri medici e nella costruzione di una presa in carico sempre più completa dei pazienti. La ricerca, si diceva, è uno degli elementi che più qualificano il Ccc.

Terapie innovative

A ribadirlo è il dottor Roccaro riferendo che «sono attivi 338 studi clinici, di cui 174 farmacologici. Per molti pazienti questo significa poter accedere a terapie innovative prima che siano disponibili in commercio». Un ruolo decisivo, in tal senso, è svolto dall’Unità di Studi clinici di fase 1 che consente di avviare sperimentazioni su nuovi farmaci e di offrire opportunità terapeutiche aggiuntive a malati che spesso hanno già esaurito le opzioni di cura convenzionali.

Grandi numeri

Ricerca, didattica e attività clinica. Sono questi, quindi, i tre pilastri che hanno permesso agli Spedali Civili di diventare il primo ospedale generalista italiano, non classificato come Irccs, a ottenere la certificazione. A entrare nel merito è il prof. Berruti, direttore del Ccc. Sul fronte della ricerca, negli ultimi cinque anni sono state prodotte 711 pubblicazioni scientifiche con argomento oncologico. A queste si affianca l’attività formativa garantita da 18 corsi di laurea in ambito medico e da 38 scuole di specializzazione.

A completare il quadro è la dimensione assistenziale: ogni anno vengono presi in carico circa 6.500 nuovi pazienti, all’interno di una rete che segue complessivamente 43mila persone e coinvolge, in ambito oncologico, 2.600 professionisti.

A livello organizzativo il Ccc ha reso necessaria la formazione di un board scientifico/organizzativo nominato dal direttore generale e dal rettore e di un board dei pazienti che assumono così un ruolo attivo. Ci sono poi 14 Unità multidisciplinari (Breast Unit, Lung Unit, Urology Unit...).

Verso nuovi traguardi

A confermare la solidità del percorso intrapreso è anche il giudizio espresso dagli ispettori dell’Oeci. Tra quanto documentato nei 1.600 documenti presentati dall’Asst e quanto verificato sul campo durante la visita durata due giorni, l’ospedale Civile ha ottenuto un punteggio di 91 su 100. Un risultato che, come sottolinea il prof. Magrini, rappresenta al tempo stesso un traguardo e un nuovo punto di partenza. Tra un anno è infatti prevista una nuova verifica, mentre tra cinque anni sarà il momento di rinnovare l’accreditamento.

«Mantenere questa certificazione, che si aggiunge a quelle già ottenute nell’ambito delle European Reference Networks, è una sfida importante – conclude Cajazzo –. Ne siamo orgogliosi, ma sappiamo che non basta aver raggiunto il risultato. Dovremo continuare a migliorarci, con un obiettivo preciso: garantire a ogni paziente le migliori cure possibili il più vicino a casa».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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