A Brescia quasi 300mila over 65: la mappa del grande invecchiamento

Nello spin off «Longevity» di Qualità della Vita dedicato alla fascia più anziana della popolazione – oggi in edicola gratuitamente col GdB –, la fotografia della distribuzione sul territorio, tra servizi, fragilità e punti di forza
Nel Bresciano 23 persone ogni 100 hanno più di 65 anni
Nel Bresciano 23 persone ogni 100 hanno più di 65 anni
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La vita si allunga, l’età media della società bresciana si alza di anno in anno. Due facce della stessa medaglia, per un fenomeno che sta ridisegnando nel profondo – e abbastanza in fretta – la composizione della popolazione. Una rivoluzione che si sintetizza in un numero significativo: nel Bresciano 293.432 residenti hanno più di 65 anni, come ha analizzato il ricercatore Elio Montanari, che ha curato la parte della raccolta dati nello spin off di Qualità della Vita dedicato alla Longevity in edicola gratuitamente con il Giornale di Brescia. Oggi, dicono i numeri, 23 bresciani su 100 appartengono a questa fascia d'età: dietro questa media si nasconde una geografia complessa.

Se la longevità è il traguardo di decenni di progresso sanitario e stili di vita più sani, la sua gestione rappresenta la sfida politica e sociale più urgente per il prossimo decennio. Brescia si scopre un territorio a due velocità: da un lato l'energia degli «over» che sostengono l'economia e affollano le biblioteche; dall'altro, l'isolamento dei comuni montani e la fragilità di un sistema di assistenza che fatica a garantire posti letto a chi non è più autosufficiente.

La mappa del «Grande Invecchiamento»

Se osserviamo la provincia come un mosaico, i tasselli più scuri dell'invecchiamento si addensano nelle aree della montagna interna. Esiste una linea di demarcazione netta che separa la pianura dinamica dalle valli.

Il primato assoluto della maturità demografica spetta a Magasa, un vero e proprio caso limite dove gli over 65 rappresentano il 49% della popolazione: in questo borgo, quasi un abitante su due ha superato l'età lavorativa. Non è un caso isolato: la «vecchiaia» della montagna coinvolge centri come Valvestino (38,1%), Lozio, Saviore dell’Adamello, Cevo e Vione, dove la quota di senior supera stabilmente il 35%.

In questo panorama, la pianura appare più giovane, con un'unica eccezione rilevante: il comune di Longhena, che con il suo 33% di anziani spicca nella Bassa più giovane e dinamica.

Brescia città, con il suo 24,8% di over 65 (circa 49mila persone), si colloca sopra la media provinciale, condividendo il profilo demografico con altri centri storici e popolosi come Salò (29,5%), Botticino (26,3%) e Lumezzane (25,4%). Questi numeri ci dicono che Brescia non è solo una città universitaria o industriale, ma una metropoli dei servizi che deve rispondere a una popolazione sempre più matura.

La «silver economy»

L’impatto economico di questa fetta di popolazione è notevole. Nel 2024, i contribuenti bresciani con più di 65 anni sono stati 271.691, pari a quasi il 29% del totale provinciale. La ricchezza prodotta o detenuta da questa fascia d’età non è affatto marginale: il reddito complessivo dichiarato ammonta a 6,6 miliardi di euro, ovvero il 27,4% dell'intero gettito Irpef della provincia.

Tuttavia, la ricchezza non è distribuita in modo uniforme. Il reddito medio lordo di un anziano bresciano si attesta sui 26.466 euro, ma le oscillazioni territoriali raccontano storie di vita opposte.

Il contrasto economico tra la riviera del Garda e le valli bresciane rappresenta una delle fratture più profonde dell'intero territorio provinciale, delineando due modelli di longevità radicalmente opposti. Sulla sponda del lago, comuni come Padenghe sul Garda si configurano come vere oasi della ricchezza senior, dove il reddito medio di un over 65 raggiunge i 34.012 euro, superando di quasi diecimila euro la media provinciale. In questi centri, la «silver economy» è una forza trainante che alimenta il mercato immobiliare di pregio, il commercio di fascia alta e i servizi alla persona. 

Spostando lo sguardo verso la montagna interna, il panorama muta drasticamente trasformando la longevità in una prova di resilienza quotidiana. In borghi come Magasa, dove il reddito medio crolla a poco più di 15.000 euro annui, l'anziano è il custode di territori che rischiano lo spopolamento e che offrono scarse opportunità di integrazione economica.

Pensioni e disparità di genere

Il tema economico si intreccia inevitabilmente con quello previdenziale. Dei 293mila residenti anziani, la stragrande maggioranza vive di pensione, ma con significative differenze di genere. Le donne rappresentano la maggioranza dei beneficiari (oltre 202mila prestazioni), eppure subiscono un divario economico pesantissimo: se gli uomini percepiscono mediamente circa 22.000 euro lordi annui, le donne si fermano a poco più di 12.000 euro. Un gender gap pensionistico superiore al 40%, figlio di carriere discontinue e stipendi più bassi.

Il dato più allarmante riguarda però la soglia della povertà relativa: quasi la metà delle 365mila prestazioni Inps destinate agli over 65 – circa 170mila assegni – è inferiore ai 1.000 euro al mese. Un volume di pagamenti che supera il numero dei residenti anziani (poco meno di 300mila) poiché molti bresciani, per raggiungere la sussistenza, sommano più assegni: è il caso, frequente, di chi cumula la propria pensione a quella di reversibilità del coniuge o a indennità di natura assistenziale. Di questi 170mila assegni, oltre 128mila non raggiungono nemmeno i 750 euro. Questo significa che una fetta enorme della nostra popolazione anziana vive in una condizione di precarietà strutturale, dove una spesa sanitaria improvvisa può destabilizzare l'intero bilancio familiare.

Lavoro senior

Di conseguenza, in molti hanno bisogno di integrare la pensione con altre entrare. Se da un lato i bresciani sono certamente un instancabile  popolo di lavoratori, dall’altro continuare a lavorare è dunque una necessità.

Nel 2024 si contano 26.487 lavoratori con più di 65 anni, un balzo del 70,8% rispetto a dieci anni fa. Un fenomeno che ha una doppia lettura. Da un lato c'è chi resta attivo per scelta: professionisti, artigiani e commercianti che rappresentano la memoria storica delle aziende.

Dall'altro c'è chi è, appunto, costretto a integrare pensioni troppo basse: oltre 17.600 lavoratori sono già pensionati, ma continuano a timbrare il cartellino, soprattutto nel settore privato e nel commercio.

Brescia si conferma così un territorio dove il valore del lavoro supera il dato anagrafico. Le aziende bresciane, in un momento di carenza di manodopera giovanile, stanno riscoprendo i veterani: oggi oltre un quarto dei lavoratori italiani ha più di 55 anni, e Brescia è in prima linea in questa transizione. L'invecchiamento attivo non è più un'opzione, ma una necessità per la tenuta del sistema produttivo.

Servizi di prossimità

Per un anziano, la qualità della vita è direttamente proporzionale alla distanza dai servizi essenziali. In questa partita, le 388 farmacie e i 263 uffici postali giocano un ruolo fondamentale.

La farmacia, in particolare, è diventata il primo avamposto del sistema sanitario: a Ospitaletto, il rapporto è di una farmacia ogni 551 anziani, un modello di efficienza. Ma il quadro si complica in comuni come Quinzano d'Oglio, dove ogni presidio deve servire quasi 1.500 over 65.

Ancor più capillare è la rete di Poste Italiane, presente in 202 comuni su 205, pur con aperture non sempre quotidine. In piccoli centri come Paisco Loveno o Magasa, l'ufficio postale è molto più di un luogo dove pagare bollette: è un punto di contatto con lo Stato per chi vive ai margini della digitalizzazione.

Fondamentale è anche il ruolo dei 13.332 piccoli negozi di vicinato: se a Limone sul Garda se ne contano 34 ogni 100 anziani (grazie alla spinta turistica), in centri come Polaveno o Corzano la loro assenza rende la spesa quotidiana un'impresa logistica per chi ha mobilità ridotta.

Biblioteche: i nuovi centri di socialità

Un segnale di vitalità culturale inaspettato arriva dalle biblioteche. Sono quasi 19.000 gli anziani bresciani che frequentano regolarmente questi spazi, che si sono trasformati da luoghi di prestito a veri centri di aggregazione.

In comuni come Ponte di Legno, addirittura il 38% dei residenti over 65 è un utente attivo. Questo dato ci dice che esiste una domanda di partecipazione e socialità che il territorio riesce a intercettare: la biblioteca diventa l'antidoto alla solitudine, specialmente per le donne, che rappresentano i due terzi di questo «popolo dei lettori».

Il buco dei posti letto

Tuttavia, vivere a lungo significa anche affrontare la fragilità. Qui il sistema bresciano mostra i suoi limiti fisici. A fronte di oltre 152mila bresciani con più di 75 anni, l'offerta totale di posti letto tra RSA, Centri Diurni Integrati e Hospice si ferma a 9.552 unità.

L'indicatore è spietato: in provincia ci sono solo 6,3 posti ogni 100 residenti over 75. La distribuzione è paradossale: i piccoli comuni di periferia hanno spesso indici altissimi (a Lozio ci sono 70 posti ogni 100 anziani), mentre i grandi centri sono in affanno.

Il Comune di Brescia, nonostante i suoi 1.453 posti in Rsa, ha un indice di copertura di appena 5,8, inferiore alla media provinciale.

La pressione sulle famiglie è enorme: con l'aumento dei «super-anziani» (oltre 16mila bresciani hanno già superato i 90 anni), la domanda di assistenza sociosanitaria è destinata a esplodere, richiedendo investimenti che vadano ben oltre la semplice gestione dell'esistente.

Verso un nuovo equilibrio territoriale

La longevità bresciana è, in definitiva, una medaglia a due facce. Da una parte la conquista di anni di vita «pieni», attivi e produttivi; dall'altra il rischio di una vecchiaia isolata e povera nelle aree marginali della provincia.

I dati 2024-2026 ci dicono che non basta «vivere di più»: occorre ridisegnare i servizi intorno a una popolazione sempre più anziana e in cui i giovani diminuiscono. La sfida del futuro passerà inevitabilmente dalla capacità di connettere la ricchezza del capoluogo con le necessità dei piccoli centri montani, garantendo a ogni anziano, da Magasa a Cellatica, il diritto a un invecchiamento dignitoso.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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