Classe 1930, nato a Borgo San Lorenzo, a una trentina di chilometri da Firenze, Fiore Tarchi è il tesserato più anziano del Sistema bibliotecario bresciano. La sua biblioteca di riferimento è quella di Castel Mella dove è conosciutissimo, amato e, come sottolinea lui, ha «il privilegio di entrare anche quando è chiusa».
La passione per la lettura è iniziata da bambino: «Mangiavo e leggevo e la mamma mi dava gli scapaccioni perché, diceva, non si legge a tavola».
La voce e la memoria di ferro non denunciano i suoi 96 anni già compiuti: «Leggo tutto: da bambino ho cominciato con "I tre moschettieri" e "Vent’anni dopo", ho letto tutto Salgari e poi Tolstoj. Quando non ho voglia di pensare prendo in mano Wilbur Smith. Ho tantissimi libri a casa quindi leggo un po’ quelli e un po’ quelli della biblioteca». E con rammarico aggiunge: «Ora non sto leggendo tanto perché devo cambiare occhiali dopo l’operazione alla cataratta e faccio fatica».
Fiore Tarchi è arrivato nel Bresciano a due anni e mezzo: il padre, socialista, doveva allontanarsi dalla Toscana per le sue idee politiche e trovò lavoro alla Tubi Togni. Fiore, per lavoro, si mosse in tutta l’Italia («tranne la Puglia») perché si occupava del montaggio delle condotte forzate che portavano l’acqua alle centrali idroelettriche.




