A Brescia ci sono 17.600 pensionati che lavorano ancora

Elio Montanari
In 10 anni gli occupati con 65 anni (e oltre) sono aumentati del 70%. La maggior parte sono commercianti e artigiani
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A Brescia i pensionati lavorano ancora
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Sono ben 26.487 i lavoratori occupati con 65 anni e oltre in provincia di Brescia nel 2024. Un numero considerevole ed in continua crescita, se consideriamo che, nel 2014, sempre secondo l’Inps, erano 15.503. In un decennio gli over 65 occupati sono aumentati di quasi 11mila unità, pari al +70,8%.

Oltre i due terzi degli over 65 occupati in provincia di Brescia, ben 17.625 persone, sono già pensionati, mentre un terzo del totale, 8.862 lavoratori, risultano ancora attivi e, quindi, non ancora pensionati. Numeri importanti che, ovviamente, non considerano il lavoro non regolare, ossia non dichiarato, che tanti anziani, pensionati/e e non, continuano a svolgere.

Le diverse componenti

Nel 2024, in provincia di Brescia, in valore assoluto, il maggior numero dei lavoratori anziani risulta dipendente privato: oltre 7mila persone, divise grosso modo a metà tra i lavoratori attivi (3.620) e i pensionati (3.491). Oltre 5mila over 65 occupati sono commercianti, con una maggioranza di pensionati (3.776) rispetto a coloro che sono ancora in servizio attivo (1.265). Numerosa, tra gli over 65 occupati, la componente degli artigiani, che conta oltre 4mila persone, anche in questo caso in maggioranza già pensionati (3.567) rispetto ai 548 che risultano attivi.

Nel complesso superano ampiamente le 4mila unità anche gli anziani occupati iscritti alle diverse gestioni separate, tra i quali 3.707 sono già pensionati mentre 563 risultano attivi nel 2024. Tra le diverse gestioni separate la maggioranza dei lavoratori anziani interessa le «cariche elettive», ben 2.914 persone, che riguarda principalmente i lavoratori autonomi e i parasubordinati che, durante il mandato, rimangono iscritti a questa gestione per l'accredito dei contributi, spesso tramite contributi figurativi se in aspettativa dal lavoro dipendente, o versando autonomamente se liberi professionisti senza cassa. Meno rilevante è il numero dei lavoratori anziani iscritti alla gestione separata dei collaboratori (703 persone) o dei professionisti (653).

Oltre duemila sono i lavoratori autonomi agricoli ancora occupati dopo i 65 anni, nella quasi totalità dei casi già pensionati, cui si aggiungono 575 operai agricoli, anche in questo caso in maggioranza pensionati. Elevata la quota di lavoratori domestici – ma meglio sarebbe dire lavoratrici – over 65 con 1.825 occupati, in larga parte attive (1.499), mentre solo 326 risultano già in pensione. Sono solo 1.404 i dipendenti pubblici ancora in attività oltre i 65 anni, che nella maggioranza dei casi (1.019) sono ancora attivi mentre solo 385 risultano pensionati.

Lavorare dopo la pensione non è, quindi, più un’eccezione, ma una realtà in espansione, soprattutto tra gli autonomi. A raccontarlo, del resto, è l’ultimo rapporto di Eurostat, che fotografa come, nel 2023, oltre il 9% dei pensionati europei abbia deciso di restare nel mercato del lavoro. Anche in Italia, il numero degli over 65 che continua a lavorare è in crescita, circa 500.000 persone, con una quota maggiore tra gli uomini rispetto alle donne. Anche in questo caso considerando solo il lavoro dichiarato.

Le motivazioni

Le ragioni di questa scelta di continuità lavorativa sono, ovviamente, plurali e personali ma sono le due motivazioni principali che spingono i pensionati a continuare a lavorare: «L’indennità non è sufficiente» o «ho ancora molto da dare». Le ragioni che spingono a lavorare dopo la pensione sono prevalentemente, anche se non elusivamente, economiche. Non vi è dubbio che per molte donne, penalizzate da pensioni dimezzate rispetto ai maschi, il lavoro extra, magari anche in nero, è una necessità per fare quadrare i conti.

Un anziano su una panchina
Un anziano su una panchina

Poi, certamente alcuni lavoratori vogliono trasmettere competenze, altri restano nel mercato del lavoro per sentirsi ancora parte di una comunità, o semplicemente perché il partner è ancora attivo professionalmente. Nel 2023, sempre secondo Eurostat, oltre la metà dei pensionati lavorava a tempo parziale: una scelta spesso necessaria per bilanciare attività lavorativa e salute o impegni familiari, come la cura dei nipoti.

Come cambiano i tempi

Lasciata alle spalle la vergogna delle baby pensioni oggi tutti concordano che gli anziani sono una risorsa preziosa per il mercato del lavoro. L’Ufficio parlamentare di bilancio, del resto, segnala che oltre un quarto dei lavoratori italiani ha oggi più di 55 anni – una quota tra le più elevate in Europa – e che, in un contesto di calo della popolazione in età lavorativa, il fenomeno è destinato a incidere in modo strutturale sul potenziale di crescita dell’economia. Da qui la necessità di sostenere e valorizzare la forza lavoro anziana, anche attraverso politiche di aggiornamento delle competenze e adattamento delle condizioni di lavoro, promuovendo condizioni di invecchiamento attivo nei luoghi di lavoro e strategie che puntano a valorizzare capitale di esperienza e competenze.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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