Vivere a Magasa: il piccolo paese è il più anziano di tutta la Lombardia

Magasa è un paese anziano. Il più anziano. Non è una novità: è così da tempo. Il piccolo Comune della selvaggia Val Vestino, adagiato sui monti a cavallo tra il Garda e il lago d’Idro, con i suoi 102 abitanti è il centro meno popolato della provincia di Brescia. Ed è anche quello con il più elevato indice di vecchiaia.
È un record che valica i confini provinciali. Magasa è il paese più anziano di tutta la Lombardia, con un’età media di 62,8 anni (la media nazionale, in un Paese tra i più vecchi d’Europa e del mondo, è di 49,1).
Nel pugno di case arroccate ai piedi del monte Tombea quasi un abitante su due ha più di 65 anni. Gli over 65 sono il 49%.
Nel vicino Comune di Valvestino, che a livello demografico condivide con Magasa le stesse problematiche, la quota di anziani si assesta al 38,1%. Il fenomeno si fa ancora più marcato analizzando la fascia degli over 75, i cosiddetti «anziani-anziani».
Se la media provinciale si attesta al 12% di ultra 75enni, nei centri della montagna interna la quota supera regolarmente il 16%, mentre Magasa arriva al 30,4%, seguita da Capovalle (21,7%), Valvestino e Anfo.
«Parecchi sono ultraottantenni - dice Federico Venturini, sindaco al suo terzo mandato, ora in scadenza -, più donne che uomini. Avevamo anche una centenaria, Domenica Venturini, 101 anni compiuti in ottobre, ma da qualche tempo si è trasferita a Salò». Servizi sanitari e farmacie non ce ne sono, «ma abbiamo la fortuna - continua il primo cittadino - di avere il miglior medico di base di tutta la provincia, il dottor Stefano Fogazzi, giovane e disponibile, che garantisce un’assistenza puntuale, come facevano i medici di una volta: sempre pronto a visitare gli anziani a domicilio. Presta servizio qui da ormai quattro anni: speriamo che non ce lo portino via, visto che tutti lo vogliono».
Emorragia demografica
L’invecchiamento dei magasini è figlio di un’emorragia demografica che sembra inarrestabile. Ed è un problema antico: i giovani sono andati altrove, alla ricerca di lavoro, scuole, servizi e comodità, e sono rimasti gli anziani. Oggi Magasa conta un centinaio di anime. Nel dopoguerra ne contava 500: sono diventate 400 negli anni Settanta e 300 negli anni Ottanta. Poi il crollo: 238 abitanti nel 1991, 189 nel 2001, 145 nel 2011, 107 nel 2021.
Nei decenni i giovani hanno continuano ad emigrare in cerca di lavoro, e sono rimasti gli anziani, con i loro redditi bassi da pensionati. «Non nasce nessuno - commenta amaramente Federico Venturini - e ogni anno qualcuno muore». Ma, va detto, il quadro non è del tutto negativo. Qualche segnale positivo c’è, dovuto a vari fattori: una maggiore attenzione per le aree rurali, la ricerca di un ambiente più sano, il desiderio di rallentare rispetto a ritmi sempre più alienanti, il costo inferiore delle case, un nuovo interesse per attività legate al turismo e all’agricoltura sostenibile.

«Nell’unica frazione di Magasa, Cadria - dice il sindaco - erano rimasti due abitanti, ma negli ultimi tempi sono state ristrutturate alcune case e oggi si contano sei residenti».
Eden naturalistico
Magasa, come il confinante Comune di Valvestino, del resto è un Eden naturalistico nel cuore selvaggio del Parco Alto Garda Bresciano. Grazie soprattutto al lavoro del Consorzio Forestale di Valvestino, si stanno ponendo le basi per un rilancio socioeconomico e turistico della valle, tramite progetti scientifici per innovare l’attività zootecnica e valorizzare tradizioni, cultura e prodotti unici come il formaggio Tombea e il tipico fagiolo della valle.
«Di recente - continua il primo cittadino - abbiamo registrato l’apertura di una nuova azienda agricola con stalla, condotta da Omar Venturini, che genera economia e contribuisce alla manutenzione del territorio. Quest’anno, a differenza dello scorso, siamo inoltre riusciti ad affittare le nostre malghe per l’alpeggio: arriveranno due pastori, uno con una mandria di mucche, l’altro con un migliaio di pecore. Anche in questo caso ne trarrà vantaggio il nostro paesaggio». Si prospettano investimenti importanti anche sul fronte turistico e della ricettività.
«Grazie ai fondi per i Comuni di confine - annuncia Venturini - abbiamo ottenuto un finanziamento di 5 milioni e 150mila euro, che useremo per sistemare alcuni immobili comunali, tra cui due fienili che abbiamo acquisito». Diventeranno strutture ricettive, come quelli dal caratteristico tetto in paglia già attrezzati nel borgo di Cima Rest.

«I fienili già sul mercato sono molto richiesti: i tre gestiti dal ristorante Al Borgo di Cima Rest vengono affittati a fini turistici, mentre altri quattro, gestiti direttamente dal Comune, sono concessi con locazioni annuali».
Restano, sullo sfondo, le grandi questioni del passaggio al Trentino (volontà sancita a larga maggioranza dal referendum del 2008) e il progetto del tunnel da 30 milioni per il collegamento con le Giudicarie, che pare ormai tramontato. «Quel che conta - conclude Venturini - è che i fondi stanziati per la galleria rimangano comunque sul nostro territorio. Ne abbiamo bisogno».
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