Sanità territoriale, farmacie pronte a fare rete con le Case di comunità

Non usa la parola «evoluzione», preferisce parlare di «trasformazione». Fa riferimento a «un anno epocale, di svolta, che ha segnato profondamente le farmacie italiane attraverso l’aumento dei servizi erogati: dalla telemedicina alle vaccinazioni». Da presidente provinciale e tesoriera nazionale di Federfarma, Clara Mottinelli fatica a prevedere cosa accadrà d’ora in poi perché «le cose stanno cambiando a una velocità che solo alcuni anni fa sarebbe stata inimmaginabile». La strada da percorrere, però, è quella già tracciata: «Quest’anno le farmacie bresciane hanno consolidato il proprio ruolo di primo contatto del cittadino con il Sistema sanitario garantendo nuove risposte a bisogni emergenti. Guardando al futuro – precisa Mottinelli – vogliono rafforzare ulteriormente questa funzione ed essere tra gli attori protagonisti del cambiamento che la Sanità sta vivendo sul territorio».
Futuro
In concreto questo si traduce nell’intenzione di fare rete con le Case di comunità: «Ai tavoli nazionali si sta discutendo la modifica del Dm 77 (Decreto ministeriale 77/2022): per rendere più performante la Sanità del territorio le farmacie potrebbero diventare lo "spoke" delle Case di comunità (hub) che in questa fase stanno facendo fatica a decollare».
Qual è lo spirito? «Non intendiamo sostituirci ad altri né entrare direttamente nelle Case di comunità, sia chiaro – precisa la presidente –: le farmacie potranno continuare a svolgere il proprio lavoro, in particolare nell’erogazione dei servizi, ma lo faranno all’interno di una rete capace di mappare i bisogni e fornire risposte puntuali».

Qualche esempio? «Nelle farmacie rurali si potrebbero installare terminali per le televisite. In un contesto segnato dall’aumento della popolazione anziana, dalla diminuzione del numero di figli e dalle lunghe liste d’attesa nelle case di riposo, è inoltre necessario pensare a risposte mirate, come il deblistering dei farmaci». Un servizio che consiste nell’estrazione delle pastiglie dal blister per predisporle in contenitori personalizzati, organizzati secondo i giorni della settimana e gli orari di assunzione. Una mano, in tal senso, è arrivata dal Decreto Semplificazioni: per i malati cronici è previsto che il medico di famiglia, dopo aver stilato il piano terapeutico annuale, emetta ricette dematerializzate valide fino a un massimo di 12 mesi. Una volta ricevuta la prescrizione, il farmacista prenderà quindi in carico la terapia farmaceutica erogando al paziente, ogni mese, il fabbisogno senza che lo stesso debba recarsi dal proprio medico.
Presente
L’occasione per parlarne si è presentata ieri durante l’incontro che ogni anno, a dicembre, Federfarma (associazione dei titolari di farmacia) organizza per fare il punto della situazione. Ad affiancare la presidente, il segretario Marco Belloni. Tra i temi affrontati le continue acquisizioni da parte di grandi gruppi in un momento storico in cui, come spiega Mottinelli, «è complesso gestire farmacie, tanto più se non c’è ricambio generazionale». Quanto alle sfide che il settore deve sicuramente affrontare spiccano la digitalizzazione («Il futuro della farmacia passa dall’integrazione con i sistemi sanitari regionali e nazionali») e la capacità di attrarre giovani professionisti: «In questo senso è fondamentale il lavoro che stiamo facendo con l’Università di Brescia».
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