Per decenni le Feste dell’Unità sono state uno dei luoghi in cui la politica si faceva dal vivo. Oggi, con un elettorato sempre più mobile e un’affluenza che continua a franare, quella funzione non può più essere data per scontata. È anche da qui che riparte la Festa provinciale dell’Unità di Valverde, dal 14 luglio al 4 agosto, a Botticino: non solo il tradizionale appuntamento estivo del Pd, ma - come spiega il segretario provinciale Michele Zanardi - il tentativo di «riaprire un confronto con la società». Sullo sfondo, iniziano però le strategie elettorali, dal Broletto al campo largo fino alla Loggia.
Segretario, qual è la novità di questa festa provinciale?
Ce la siamo immaginata come una grande agorà, non un luogo di autocelebrazione ma uno spazio di ascolto e confronto. Abbiamo aperto all’esterno: università, ordini professionali, terzo settore, agricoltura.
Il tema è «Costruiamo insieme un futuro diverso»: che festa sarà sul piano politico?
Ci accompagneranno numerosi ospiti nazionali e speriamo che la nostra segretaria Elly Schlein riesca a raggiungerci. Ma soprattutto questa Festa rappresenta l’inizio di una fase nuova per il Pd bresciano. Il confronto proseguirà dopo l’estate e accompagnerà il partito verso settembre e, quindi, verso l’assemblea programmatica per costruire insieme l’agenda politica dei prossimi anni.

A settembre scocca anche l’ora del rinnovo del Consiglio provinciale. Esiste l’opzione accordo con il centrodestra?
La nostra priorità non è parlare di accordi, ma costruire liste competitive, capaci di rappresentare la diversità della provincia e di raccogliere consenso anche fuori dal partito. Stiamo facendo anche un’autocritica su ciò che poteva essere migliorato rispetto alla tornata precedente, dalla composizione delle liste alla gestione complessiva.
Senta, fu un errore o no cercare l’intesa con il centrodestra due anni fa?
No, in quel momento non lo fu. Quel progetto è finito quando Moraschini ha scelto di non essere più il presidente della Casa dei Comuni, ma solo del centrodestra. La dimostrazione sta nelle sue scelte: dalla Corda Molle al sistema bibliotecario, fino alla proposta di abbassare il quorum della Casa dei Comuni al 15%. Solo grazie a noi la partecipazione dei sindaci è stata alzata al 30%.
Quindi Moraschini non è più il presidente che sostenete né che sosterrete in una sua eventuale corsa per il bis: è corretto?
È quello che lui stesso ci ha detto: che non era più il presidente di tutti, ma solo di qualcuno. Se fossi nelle sue condizioni non mi ricandiderei, ma prima ancora mi farei una domanda: Moraschini ha ancora la fiducia del centrodestra? In più di un’occasione non aveva la maggioranza. Alcuni provvedimenti sono passati senza i voti della sua coalizione: penso, ad esempio, alla Fondazione Mille Miglia.
Torniamo in casa sua: come prosegue il campo largo?
Noi non abbiamo mai smesso di incontrarci. Anche dopo la vicenda della Provincia abbiamo cercato di ricomporre il quadro: è un tavolo dalle geografie variabili, ma il lavoro non si è mai interrotto.

Il M5s è ormai stabilmente nel centrosinistra?
Con il Movimento 5 Stelle abbiamo sempre dialogato. È cambiato il loro modo di porsi e credo che questo dipenda anche dalle persone. Alle provinciali hanno già sostenuto la lista di centrosinistra, in una coalizione che andava da Azione a Rifondazione comunista. Stiamo cercando di costruire le condizioni per essere davvero uniti: è impegnativo ma ne vale la pena.
Laura Castelletti è in campo per il bis in Loggia, ma ha chiarito che la coalizione le pare già abbastanza larga com’è. Come si concilia questa prospettiva con il campo largo?
Oggi il nostro compito è continuare a governare la città e raggiungere gli obiettivi del mandato. Non ho tutta questa fretta di definire il perimetro della coalizione. L’obiettivo è mantenere unite le forze che hanno sostenuto Castelletti e, se possibile, allargare il consenso. Il tavolo del centrosinistra continua a lavorare.
Quanto peseranno Politiche e Regionali sulla coalizione per Loggia 2028?
Molto. Da come ci presenteremo alle Politiche, e dall’esito, dipenderà tanto. E lo stesso vale per le Regionali. Il centrosinistra non può decidere da che parte stare in base alla convenienza del momento: serve una responsabilità politica condivisa.
Dopo le Provinciali la sua segreteria era in discussione. Che cosa è cambiato?
Sono segretario da otto anni e ho sempre cercato di tenere insieme tutte le sensibilità del partito. La Provincia ha rappresentato un punto di svolta e mi è sembrato giusto interrogarmi sul fatto di essere ancora la persona giusta per guidare questo percorso: in questi mesi quel confronto interno c’è stato. Nell’ultima direzione si è ricomposto un quadro molto simile a quello precedente: chi non era d’accordo prima continua a non esserlo, ma non ci sono stati voti contrari alla prosecuzione.
Tre anni di segreteria Schlein: cosa è cambiato?
Abbiamo fatto alcune scelte importanti, come redistribuire integralmente ai territori le risorse del due per mille per mantenere vive le sedi. Le battaglie sul salario minimo e la difesa della sanità pubblica hanno rappresentato elementi di novità e favorito anche il dialogo con altre forze.
Gli iscritti sono aumentati?
I numeri sono sostanzialmente stabili. Ci sono stati ritorni e ci sono state uscite.
Il consenso attorno a Roberto Vannacci la preoccupa?
Quando ascolti o guardi Vannacci sembra di fare un salto nel passato. Oggi è un tema che riguarda la destra sul piano degli equilibri politici, ma può diventare un problema per il Paese. Viviamo una fase di riordino globale e credo che l’Italia e l’Europa debbano avere la capacità di aprirsi, guardare al futuro e affrontare le nuove sfide con un pensiero moderno, non con ricette di chiusura e isolamento. Altrimenti rischiamo di discutere di altro mentre il mondo prende decisioni che ci riguardano.




