In estate diventa una delle mete privilegiate dalle persone, in cerca di un po’ di refrigerio dalla calura estiva e del contatto diretto con la natura. Parliamo della montagna, una delle principali attrazioni turistiche anche della nostra provincia. Rispetto e sicurezza sono però le parole d’ordine quando si decide di affrontare una passeggiata, impegnativa o meno che sia.
Alcuni imprevisti possono infatti sempre capitare, dal meteo che cambia all’improvviso all’incontro con animali selvatici o da pascolo, ma con le dovute accortezze e una certa dose di consapevolezza non c’è motivo alcuno rinunciare a partire per un’escursione.
Prepararsi bene, scegliere un itinerario adatto alle proprie capacità e non sottovalutare le condizioni della giornata sono i primi elementi da tenere in considerazione quando si approccia la montagna, scelte calibrate che sono spesso sufficienti per ridurre molti rischi. Perché la prudenza non è un limite ma il modo migliore per godersi l’escursione.
Di seguito vi proponiamo un elenco, che non pretende di essere esaustivo, degli imprevisti nei quali si potrebbe incorrere.
Meteo, caldo e temporali

Uno dei primi elementi da considerare è il meteo. In montagna le condizioni possono cambiare rapidamente, anche quando la giornata inizia con il sole. In quota il vento può aumentare, la temperatura può scendere e un temporale può formarsi in tempi brevi.
Il caldo è un altro dei rischi più frequenti nelle escursioni estive. Camminare sotto il sole, soprattutto nelle ore centrali della giornata, può provocare disidratazione, mal di testa, crampi o spossatezza. Per questo è importante partire con acqua sufficiente, bere spesso e proteggersi con cappello, occhiali da sole e crema solare. Anche scegliere orari più freschi, partendo al mattino, può rendere la camminata più piacevole e sicura.
Un altro aspetto da non sottovalutare sono i temporali. Se le previsioni indicano instabilità, è meglio programmare percorsi brevi o rimandare l’uscita. In caso di temporale vanno evitati creste, cime, alberi isolati e zone molto esposte, a causa anche della caduta di fulmini. Avere nello zaino una giacca impermeabile leggera può essere utile anche nelle giornate apparentemente più stabili.
Cadute, scivolate e terreno irregolare
Come si diceva poi fondamentale è prestare attenzioni al percorso scelto. Non servono infatti itinerari estremi perché una camminata presenti qualche difficoltà. Un sentiero bagnato, un tratto con sassi mobili, una radice nascosta o una discesa ripida, tutte situazioni normali in un ambiente naturale, possono causare scivolate e piccoli infortuni.
Le cadute avvengono spesso quando si è stanchi o quando si abbassa la concentrazione, soprattutto in discesa. Dopo aver raggiunto la meta si tende infatti a pensare che la parte più impegnativa sia finita, ma il rientro può essere altrettanto delicato. Procedere con calma, fermarsi quando serve e usare scarpe adatte con una buona suola sono accorgimenti semplici ma importanti.
Anche i tratti esposti richiedono prudenza. Alcuni sentieri passano vicino a pendii ripidi o punti panoramici non protetti. In questi casi è bene evitare distrazioni, non sporgersi per scattare fotografie e valutare sempre se il percorso è adatto al proprio passo e alla propria esperienza.
Orientamento
Un altro rischio possibile è quello di perdere l’orientamento, un fatto che può succedere anche su itinerari apparentemente facili. Prima di partire è perciò utile informarsi sul percorso, controllare lunghezza, dislivello e tempi di percorrenza. Le applicazioni sul telefono sono strumenti preziosi ma non sempre in montagna c’è campo e la batteria può scaricarsi più velocemente del previsto. Per questo è consigliabile scaricare le mappe in anticipo e non affidarsi soltanto alla connessione.
Ai bivi è meglio fermarsi qualche minuto e verificare la direzione invece di proseguire «a intuito». E se ci si accorge di aver sbagliato strada la scelta più prudente è tornare sui propri passi fino all’ultimo punto sicuro. Anche partire con un buon margine di tempo aiuta: trovarsi ancora lontani dal rientro al calare della luce può rendere più complicata una situazione che, con calma, sarebbe facilmente gestibile.
In ogni caso è sempre possibile contattare il Soccorso alpino (tramite il 122, qui tutte le indicazioni), le guide alpine (qui i recapiti del collego della Lombardia) o i rifugisti per informazioni aggiornate e dettagli sugli itinerari.
Animali selvatici e da pascolo
Ma la montagna è anche l’habitat di molti animali. Incontrarli può essere una delle esperienze più belle di un’escursione ma richiede rispetto e distanza. Nella maggior parte dei casi gli animali selvatici evitano l’uomo e non rappresentano un pericolo, purché non vengano disturbati, avvicinati o messi in condizione di sentirsi minacciati.

Caprioli, camosci, cervi, volpi o marmotte vanno osservati da lontano, senza cercare di avvicinarli e senza offrire cibo. Lo stesso principio vale per animali più grandi e più rari da incontrare, come orsi e lupi. La loro presenza può generare timore ma gli incontri ravvicinati sono poco frequenti e, nella maggior parte dei casi e come già detto, questi animali tendono ad allontanarsi dall’uomo. Se dovesse capitare di vederli, è importante mantenere la calma, non correre, non seguirli e non tentare fotografie da vicino. Meglio indietreggiare lentamente, lasciando sempre una via di fuga all’animale.
Un’attenzione particolare va riservata anche ai serpenti, in particolare alle vipere, presenti in diversi ambienti montani e collinari. Anche in questo caso non si tratta di un motivo per evitare i sentieri: questi animali tendono generalmente ad allontanarsi e mordono solo se si sentono minacciati o vengono calpestati. Per ridurre il rischio è bene camminare con scarpe adatte, evitare di mettere mani tra sassi, erba alta o cataste di legna senza guardare e prestare attenzione quando ci si siede a terra. In caso di morso, è importante mantenere la calma, evitare rimedi improvvisati (il siero antivipera per esempio viene somministrato solo in ospedale) e contattare subito i soccorsi.
Diverso è il caso degli animali al pascolo. In molte zone di montagna, soprattutto d’estate, i sentieri attraversano malghe e alpeggi. Mucche, cavalli, pecore e capre sono parte del paesaggio, ma è bene passare con calma, evitando movimenti bruschi e non avvicinarsi ai piccoli. Se ci sono recinzioni o cancelli vanno richiusi dopo il passaggio.
Attenzione anche ai cani da guardia, presenti in alcune aree dove ci sono greggi. Il loro compito è proteggere gli animali e se si viene avvicinati non bisogna correre, urlare o agitare bastoni. Meglio rallentare, restare calmi e, quando possibile, aggirare il gregge mantenendo una buona distanza.
Insetti e aracnidi (come le zecche)
Non tutti i rischi della montagna sono però grandi o evidenti. A volte sono piccoli fastidi che, se trascurati, possono rovinare la giornata. Nei prati e nei boschi possono esserci zecche, zanzare, ragni, api, vespe o tafani. Di solito non rappresentano un problema serio ma è bene adottare qualche precauzione.
Indossare abiti comodi ma coprenti, soprattutto quando si attraversano erba alta o zone boscose, può aiutare. Al rientro è utile controllare la pelle e gli indumenti, in particolare dopo una giornata nei prati. Durante le soste meglio non lasciare cibo scoperto e fare attenzione a lattine o bottiglie dolci, che possono attirare insetti. Chi sa di avere allergie importanti dovrebbe portare con sé ciò che gli è stato indicato dal medico (come l’adrenalina) e informare chi cammina con lui.

Capitolo zecche. Sono parassiti piccoli e non sempre facili da individuare. Anche in questo caso però non serve allarmarsi. Se se ne trova una attaccata alla pelle, è bene rimuoverla il prima possibile con una pinzetta adatta, afferrandola vicino alla cute e tirando con delicatezza, senza schiacciarla e senza usare olio, alcol o altri rimedi improvvisati. Una leggera rotazione è permessa solo se eseguita con estrema attenzione. Dopo la rimozione, la zona va disinfettata e tenuta sotto controllo nei giorni successivi. In caso di arrossamenti estesi, febbre, malessere o dubbi, è opportuno rivolgersi al medico.
Stanchezza, fame e sottovalutazione del percorso
Dislivello, caldo, terreno sconnesso e durata possono anche rendere le passeggiate più impegnativa del previsto. Uno degli errori più comuni è sopravvalutare le proprie forze o sottovalutare i tempi di percorrenza.
La stanchezza può ridurre lucidità e attenzione. Per questo è importante scegliere itinerari coerenti con la propria preparazione e con quella del gruppo. Se ci sono bambini, persone anziane o camminatori poco allenati, il percorso va pensato sul passo di chi è più fragile.
Anche mangiare qualcosa durante l’escursione può essere utile. Frutta secca, barrette, panini leggeri o frutta aiutano a mantenere energia e concentrazione. Perché le pause non sono una perdita di tempo: servono a recuperare, bere, guardare il percorso e godersi davvero il paesaggio.
Abbigliamento e attrezzatura

Infine molti inconvenienti nascono da un’attrezzatura inadatta. Non è necessario avere materiale tecnico costoso per ogni uscita, ma alcune scelte fanno la differenza. Le scarpe sono la prima: affrontare un sentiero con calzature lisce, aperte o poco stabili (evitare sempre scarpe aperte) aumenta il rischio di scivolare e farsi male.
Lo zaino dovrebbe contenere il necessario senza diventare troppo pesante: acqua, qualcosa da mangiare, una giacca impermeabile o antivento, telefono carico, fazzoletti, una piccola dotazione di primo soccorso e, se il percorso lo richiede, una torcia. Anche d’estate vestirsi a strati è una buona abitudine: in salita si può sudare, ma durante una pausa o in caso di vento la temperatura percepita può cambiare rapidamente.




