Cronaca

Lupi e orsi, nel Bresciano avvistamenti anche vicino ai centri abitati

I numeri del report 2025 della Polizia provinciale: «Non parliamo di numeri eclatanti, ma di una presenza diffusa»
Barbara Fenotti
Avvistamento di un orso - © www.giornaledibrescia.it
Avvistamento di un orso - © www.giornaledibrescia.it

La presenza di lupi e orsi nel Bresciano è ormai stabile ma continua a far discutere, perché sempre più visibile anche in zone dove da tempo non si registravano avvistamenti, comprese aree di pianura e vicino ai centri abitati. È quanto emerge dal report 2025 della Polizia provinciale presentato oggi insieme ai dati di monitoraggio raccolti durante l’anno.

Daniele Mannatrizio e Dario Saleri - © www.giornaledibrescia.it
Daniele Mannatrizio e Dario Saleri - © www.giornaledibrescia.it

«È una presenza che monitoriamo da parecchi anni, ma oggi fa più impressione» spiega Daniele Mannatrizio, consigliere delegato alla Sicurezza e alla Polizia provinciale. «Non parliamo di numeri eclatanti, ma di una presenza diffusa, che cittadini e allevatori percepiscono di più, soprattutto dopo episodi di predazione» osserva Mannatrizio. Il lavoro di controllo è continuo e capillare: ogni segnalazione viene registrata e verificata e, quando possibile, gli animali vengono identificati geneticamente. «Di fatto diamo nome e cognome agli esemplari e ai branchi» aggiunge il consigliere.

Gli orsi

Per quanto riguarda l’orso, nel 2025 si sono registrate 89 segnalazioni lungo tutto l’arco montano, dall’Alto Garda alla Valle Camonica. Gli episodi di danno accertati sono stati 11 e hanno riguardato soprattutto allevamenti e strutture rurali.

Sei gli esemplari identificati, tutti maschi, mentre non risultano femmine con cuccioli. Alcuni episodi ravvicinati, come le predazioni su asini tra Bagolino e Breno, hanno richiesto interventi mirati di dissuasione, ma non si sono trasformati in situazioni problematiche.

I lupi

Più ampia e articolata la presenza del lupo, oggi diffuso in gran parte del territorio provinciale. In Valle Camonica sono confermati due branchi storici e nel 2025 se ne è aggiunto uno nuovo nella zona della Val Grigna, mentre altri esemplari si muovono anche in pianura. «Il lupo è più presente dell’orso e anche più visibile, quindi genera maggiore apprensione» osserva Mannatrizio, citando tra gli episodi recenti una predazione avvenuta in una stalla di Azzano Mella, area in cui fino a poco tempo fa la presenza non era abituale.

Avvistamento di lupi - © www.giornaledibrescia.it
Avvistamento di lupi - © www.giornaledibrescia.it

Secondo Dario Saleri, comandante della Polizia provinciale, il ritorno del lupo è legato anche all’aumento delle prede naturali come caprioli e daini. «Gli esemplari arrivano dall’Appennino tosco-emiliano, attraversano il Po e stanno colonizzando anche la pianura, come dimostrano le segnalazioni nelle province vicine». Gli animali si muovono molto, soprattutto i maschi, e possono comparire anche in zone vicine alla città, come nel caso della coppia avvistata tra Capriano e Poncarale, che però non è considerata un branco stabile.

Prudenza e prevenzione

Nel 2025 gli attacchi attribuiti al lupo sono stati 25, con 55 capi di pecore e capre predati e due asini. La maggior parte degli episodi ha interessato allevamenti non adeguatamente protetti, motivo per cui resta centrale il tema della prevenzione, con recinti elettrificati e supporto agli allevatori. «Nonostante l’aumento delle segnalazioni non si registrano rischi per la sicurezza delle persone» hanno sottolineato il consigliere e il comandante della Polizia provinciale. Le indicazioni restano quelle della prudenza: in caso di incontro è importante mantenere la calma, allontanarsi senza correre e voltarsi e, infine, tenere sempre i cani al guinzaglio, perché potrebbero provocare reazioni difensive.

«Dobbiamo farci trovare pronti sia nel monitoraggio sia nella comunicazione, per evitare che questa presenza diventi problematica» sottolinea Mannatrizio. La Provincia si sta anche dotando di nuovi strumenti operativi. Tra questi è già operativo il cane antiveleno Sole, impiegato per individuare esche pericolose. Inoltre la Provincia sta costruendo un centro di recupero per la fauna selvatica, che dovrebbe entrare in funzione nei primi mesi del prossimo anno e che sarà l’unico del Nord Italia. L’obiettivo è rafforzare la capacità di intervento, soprattutto nei casi più delicati, in un contesto in cui la presenza dei grandi carnivori è destinata a restare e, probabilmente, a crescere.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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