La situazione del ghiacciaio Adamello? Grave: solo nel 2022, annus horribilis per il Bresciano, le cose erano andate peggio. L’ultimo inverno ha evidenziato una riduzione (in termini di equivalente in acqua della neve accumulata) del 34% sul Pisgana e del 40% sul Pian di Neve rispetto alla media dello storico disponibile per ognuna delle due superfici glaciali.
Ecco quanto emerso dalle «manovre» in alta quota sull’Adamello, in particolare su Pisgana e Pian di Neve, portate avanti dagli operatori del Servizio glaciologico lombardo (Sgl), della Commissione Glaciologica della Società alpinisti tridentini e della Provincia Autonoma di Trento, che hanno concluso soltanto pochi giorni fa le consuete attività di monitoraggio delle condizioni glaciali.
L’analisi
«Alimentarsi» e sopravvivere per un ghiacciaio è possibile avvalendosi delle precipitazioni nevose che ogni anno cadono sulla sua superficie nel periodo di accumulo compreso tra i mesi di ottobre e di maggio, e poi reagendo alle temperature elevate che favoriscono la fusione nel periodo estivo tra giugno e settembre. È proprio nei mesi di maggio e settembre che i monitoraggi consentono di definire l’andamento annuale.

Amerigo Lendvai, ingegnere ambientale camuno e membro della commissione scientifica del Servizio glaciologico lombardo, descrive le condizioni riscontrate in quota pochi giorni fa: «I dati rilevati definiscono pessima la stagione di accumulo nevoso sui ghiacciai della provincia di Brescia, con anomalie negative che la collocano al secondo posto tra le peggiori dopo quella drammatica del 2022.
Sul ghiacciaio del Pisgana - riferisce ancora Lendvai -, nella piana nei pressi del Passo Venerocolo - circa 3150 metri sul livello del mare - sono stati rilevati 183 centimetri di neve, con equivalente in acqua della neve accumulata di 910 millimetri, pari a una riduzione dalla media del 34% rispetto alla media dei dati che Sgl rileva dal 2009».
Non dissimile la situazione sul ghiacciaio dell’Adamello: «Sul sito di riferimento del Pian di Neve, a circa 3.100 metri di altitudine, sono stati rilevati 230 centimetri di neve con equivalente in acqua di 890 millimetri. A livello puntuale, rispetto allo storico disponibile dal 2022, lo scostamento negativo è del 40%».
La situazione
Molte persone si sentono ancora addosso il fastidio per l’ondata di caldo eccezionale che ha interessato vaste zone dell’arco alpino nella seconda metà dello scorso mese di maggio: quali risvolti diretti può avere generato quel periodo sulle masse glaciali dell’Adamello? «Di fatto - conferma Lendvai - ha annullato ancora prima dell’inizio dell’estate meteorologica il beneficio delle nevicate del mese di maggio, che avevano generato oltre 50 centimetri di accumulo sopra i 2500 metri di quota».

I bilanci positivi comunicati da alcune stazioni sciistiche relativamente all’andamento della stagione invernale 2025-2026 possono indurre a credere che sia caduta molta neve al suolo, ma i dati diramati dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Lombardia hanno certificato che l’inverno scorso è stato il terzo più caldo dal 1991 dopo quelli del 2023-2024 (primo posto) e del 2019-2020 (secondo posto), e che le quantità di precipitazioni nevose complessivamente sono state nella norma. L’innevamento artificiale alle medie quote si è rivelato ancora una volta decisivo per la pratica dello sci da discesa. È possibile che gli appassionati di scialpinismo in alta quota abbiano potuto notare queste anomalie?
«Sì - conferma Lendvai -. La stagione scialpinistica è stata difficoltosa. È partita presentando uno scarsissimo innevamento, poi ha beneficiato di lunghi periodi relativamente freddi ma secchi che hanno favorito condizioni pericolose per la presenza di brine di fondo. La chiusura anticipata è avvenuta a causa delle temperature elevate che hanno caratterizzato tutto il mese di aprile».
Futuro
Quali saranno i prossimi rilevamenti del Servizio Glaciologico Lombardo nel gruppo dell’Adamello? «Alla fine dell’estate si svolgerà la campagna glaciologica che prevede rilievi fotografici e misure delle paline ablatometriche che consentiranno di effettuare il calcolo del bilancio di massa netto».
Purtroppo si tratta di una situazione che va avanti da molto tempo: dal 1991 ad oggi si sono persi in Lombardia l’equivalente di 220 campi da calcio di superfici glaciali.



