Roberto Vannacci è indubbiamente il volto nuovo del panorama politico italiano. Esso peraltro conosce ormai da tempo il fenomeno dell’affermazione di personaggi che si catapultano in politica acquistando in breve tempo posizioni di primo piano. Come noto, dopo l’elezione al parlamento europeo dove approda con oltre 500.000 preferenze – più di un quarto del totale dei voti della Lega –, all’indomani di una difficile convivenza con Salvini, Vannacci ha lasciato il partito per mettersi in proprio, a destra della Destra, sostenuto in sede parlamentare da una «sporca dozzina» di transfughi e pentiti dell’originaria appartenenza.
Quanto all’armamentario ideologico un mix che assembla Marinetti e D’Annunzio, il comandante della X MAS Junio Valerio Borghese, secondo Vannacci «alla testa di un glorioso reparto della Marina» – dunque il fascismo repubblichino – e personaggi come Roberto Longhi Lavarini e Mario Borghezio, vale a dire la Destra radicale, diciannovista e la versione reazionaria del leghismo. Senza contare l’ammirazione per Mussolini e la riabilitazione del Ventennio.
L’ideologia
Quanto alla collocazione europea la scelta è caduta sul gruppo ultranazionalista di «Europa delle nazioni sovrane» che annovera formazioni razziste e xenofobe, nonché componenti neonaziste.
Neofascismo dunque, ma aggiornato ai temi dell’agenda politica contemporanea: rinazionalizzazione della politica, securitarismo estremo, idealizzazione del patriarcato, reinvenzione del nemico – l’ideologia gender, woke, la cancel culture – familismo tradizionalista, culto del capo e remigrazione. Accanto a tutto questo, filoputinismo in chiave antieuropea e contrapposizione frontale all’Islam identificato tout court con l’islamismo.
Xenofobo, omofobo, sessista, misogino, fascista, negazionista, razzista, ignorante, falsificatore, populista, traditore, pagliaccio, buffone, troglodita, fenomeno da baraccone ed ora, cavallo di Troia di Mosca.
— Roberto Vannacci (@RoVannacci) September 4, 2026
Bene, vuol dire che siamo sulla giusta strada.
Ci vediamo all'alba. pic.twitter.com/JTe66UkEre
Inevitabile la competizione con la Lega, un partito alle prese con una verticale caduta di consensi e con il logoramento della leadership di Salvini che cerca di rilanciarsi inseguendo Vannacci: i remigration Summit, le «piazze per la remigrazione», il sostegno per consentire alla Camera la presenza di Casapound, della Rete dei Patrioti e di Veneto Fronte Skinheads nell’occasione di una conferenza stampa, nonché lo sdoganamento di parole d’ordine – «l’Italia agli Italiani» – che mandano definitivamente in soffitta gli storici temi della Padania, del localismo nordista e della secessione.
Forza Italia in fibrillazione
Qui si attinge l’aspetto più rilevante dell’iniziativa del generale quanto alle ricadute sul sistema politico. A partire proprio dalle ripercussioni sulla Lega: l’approfondimento della divisione tra Salvini e i governatori del Nord che propongono il modello tedesco Cdu-Csu nel tentativo di riprendere, aggiornandolo, il disegno che è stato di Umberto Bossi.
Anche Forza Italia è entrata in fibrillazione: da un lato i distinguo fino alla presa di distanza dal generale e dall’altro la necessità di replicare all’offensiva da lui portata nei confronti del partito-azienda, imputato di essere alle direttive di Marina Berlusconi, per quanto suo fratello Piersilvio sia più cauto nei giudizi su Vannacci improntati al principio dello «staremo a vedere come va». E così pure un ulteriore problema si è aperto in Forza Italia: una differenziazione, pur assai prudente, dai propri alleati – la vicenda Roggero – sostenitori di un’idea della giustizia come legittimazione della vendetta fai-da-te. E altri casi si potrebbero citare.
Fratelli d’Italia
Così pure Fratelli d’Italia si ritrova, date le preminenti responsabilità di governo, nella necessità di ricorrere alla pratica della dissimulazione, dato che molte delle parole d’ordine di Vannacci riproducono linee, oggi certamente stemperate, caratterizzanti le «Tesi di Trieste» del congresso del marzo 2024.
Anche nel centrosinistra si riverberano tuttavia le ripercussioni del prevedibile successo di Vannacci alle prossime elezioni: certamente una forte spinta a compattarsi in un’alleanza più coesa, valutando il potenziale elettorale dell’attuale maggioranza qualora essa incorporasse Futuro nazionale.
Ipotesi cui si reagisce con l’espediente tattico di accentuare le divisioni del fronte avverso, costringendolo a gettare la maschera. Accanto al compiacimento per un Vannacci divisivo, però anche la preoccupazione per un Vannacci forte di consensi che certamente produrrebbe ricadute gravose sulla vita pubblica del Paese, sul grado della sua civiltà. Due linee che faticano a comporsi.




