Opinioni

Tutti contro tutti: le lotte intestine dentro le coalizioni

Centrodestra e centrosinistra alle prese con le divisioni interne: da una parte la crescita di Vannacci e la crisi della Lega, dall’altra la sfida tra Schlein e Conte per la leadership della futura coalizione
Marco Frittella

Marco Frittella

Editorialista

Giuseppe Conte, Elly Schlein, Matteo Salvini e Roberto Vannacci - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Giuseppe Conte, Elly Schlein, Matteo Salvini e Roberto Vannacci - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Una cosa hanno in comune le due coalizioni di sinistra e di destra: i dissidi interni. I due schieramenti avversari sono molto concentrati nel mantenere o conquistare il potere al momento della battaglia in campo avverso ma, per rimanere alla metafora, i vari feudatari giocano ognuno contro tutti gli altri e nelle retrovie scoppiano le risse. E non è una bella premessa per la fine di questa legislatura e l’inizio della prossima che sembra, a oggi, stando ai rumors, prevista per la prossima primavera, in anticipo di sei mesi sulla scadenza naturale. Ma andiamo con ordine.

Il centrodestra ha due problemi fondamentali: uno si chiama Vannacci e l’altro ha per nome Salvini. E naturalmente i problemi si intrecciano giacché il partito dell’ex generale che cresce ogni giorno di più e potrebbe arrivare ad essere il terzo o quarto partito italiano, ha come prima vittima proprio la Lega che ormai, stando ai sondaggi, sarebbe al limite della soglia di sbarramento. Questo naturalmente accentua i movimenti interni che vorrebbero o «rottamare» Salvini (i cosiddetti «nordisti» che riesumano la Lega di Bossi) oppure circondarlo e controllarlo (Zaia e i governatori). Lui, il leader in crisi, reagisce sparacchiando su tutti i fronti: se Tajani dice che è preoccupato per le possibili ingerenze russe nelle nostre elezioni, Matteo risponde che è addirittura «preoccupato per quest’ansia anti-russa».

Se la Meloni vorrebbe introdurre il ballottaggio nella nuova legge elettorale in funzione anti-Vannacci, Salvini si mette di traverso e minaccia di non votare la riforma (che chissà se vedrà mai la luce). E poi se Tajani è contrario alla tassa sugli extraprofitti di banche, assicurazioni e società energetiche, e Meloni traccheggia, Salvini lo rivendica come proprio indiscutibile obiettivo. Come diceva Mao, c’è un grande disordine sotto il cielo e la causa fondamentale è l’emergere di questa «vera destra» vannacciana che è ancora più a destra di Salvini e considera Meloni una specie di traditrice. Governare in questo clima non è facile anche perché Giorgetti nel frattempo sta preparando la legge di Bilancio dell’anno elettorale, quella che nelle speranze dovrebbe distribuire soldi che però non ci sono.

Dall’altra parte, le varie sinistre sono molto ringalluzzite dai sondaggi che le danno possibili vincitrici alle elezioni politiche. Il margine di vantaggio è ristretto ma c’è. Questo alimenta la concorrenza tra Schlein e Conte che dicono di voler prima discutere di programmi ma in realtà pensano soprattutto a come spuntarla nella gara per la candidatura a premier. Poiché Conte appare favorito nelle primarie, mezzo Pd dice che le primarie non devono proprio essere fatte («ci facciamo del male da soli») ma Schlein non ne vuol sapere: è la grande occasione della sua vita, vuole provare a correre.

Se vincesse Conte ha già annunciato che la linea la detta lui, in primo luogo sulla politica estera: basta aiuti all’Ucraina, pacifismo radicale, sguardo benevolo verso Mosca. Basta la metà di queste cose per terremotare il Pd. Comunque per il momento si gioca sui candidati di accompagnamento: per il comune di Milano nel dopo-Sala si è fatto avanti da solo il giornalista Mario Calabresi. Il Pd lo appoggia? «Prima il programma, poi vediamo» risponde Schlein. Ah già, il programma.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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