Cronaca

Piano aria e clima, Brescia mette in campo 31 azioni per invertire la crisi

La Loggia presenta il Pac in Commissione Ambiente e fissa la rotta: l’obiettivo è ridurre del 55% le emissioni entro il 2030
Paola Gregorio
Una panoramica di Brescia Due -  © www.giornaledibrescia.it
Una panoramica di Brescia Due - © www.giornaledibrescia.it

Dal 2010 al 2023 le emissioni pro capite di anidride carbonica in città sono diminuite del 35%; il calo si attesta al 25% considerando anche il comparto industriale. Un risultato che rende ragionevolmente raggiungibile l'obiettivo fissato dal Piano aria e clima (Pac) predisposto dalla Loggia: ridurre del 55% le emissioni entro il 2030 e raggiungere la neutralità climatica nel 2050. La prima parte del Pac è stata illustrata ieri in commissione Ambiente e sarà sottoposta all'esame del Consiglio comunale il 29 giugno.

I numeri di oggi

«Sono 31 le azioni concrete previste dal piano», ricorda l'assessora all'Ambiente Camilla Bianchi. Tre i pilastri su cui si fonda il documento: qualità dell'aria, mitigazione e adattamento. «Il piano contiene strategie per la riduzione delle emissioni e per l'adattamento dello spazio urbano ai cambiamenti climatici», spiega Giuseppe Maffeis di TerrAria, coordinatore del progetto.

L'assessora all'Ambiente e Clima, Camilla Bianchi - © www.giornaledibrescia.it
L'assessora all'Ambiente e Clima, Camilla Bianchi - © www.giornaledibrescia.it

I dati aggiornati al 2023 mostrano che l'industria rappresenta quasi il 40% dei consumi energetici cittadini, il settore residenziale il 30% e il terziario il 16%. Quanto alle emissioni di CO₂, il 52% proviene dal comparto produttivo, il 20% dal residenziale e il 14% dal terziario.

Grazie all'eliminazione del carbone dalla centrale di Lamarmora e all'utilizzo del calore recuperato anche dagli scarti termici delle acciaierie, le emissioni di CO₂ legate al teleriscaldamento si sono ridotte di un terzo. Dal 2010 le emissioni dell'industria sono diminuite del 12%, mentre quelle degli edifici residenziali del 39%.

Le azioni

Oltre all'ulteriore efficientamento energetico degli edifici e all'incremento delle fonti rinnovabili, saranno necessarie azioni di adattamento della città al nuovo clima, aumentando per esempio il verde urbano e la biodiversità, con benefici anche sulla qualità dell'aria.

Aria malata in Pianura Padana - © www.giornaledibrescia.it
Aria malata in Pianura Padana - © www.giornaledibrescia.it

«Entro il 2060 ci si può attendere un ulteriore aumento della temperatura in città di 1,5 gradi», anticipa Stefano Zenoni, tra gli esperti che hanno collaborato alla stesura del piano.

«Solo il 38% degli ossidi di azoto che respiriamo è attribuibile a emissioni generate all'interno del territorio comunale – precisa Maffeis –. Per il Pm10 il contributo delle emissioni cittadine si ferma al 17%. Per rispettare entro il 2040 il nuovo limite europeo di 20 microgrammi per metro cubo, dimezzato rispetto ai precedenti 40, non basterà recepire le direttive europee: sarà necessario intervenire anche a livello locale per ridurre ulteriormente le concentrazioni di No₂, Pm10 e Pm2,5».

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