Cronaca

Perché a Ponte Caffaro ci sono quattro ponti per attraversare un torrente

Ci sono voluti parecchi milioni di euro, una «rotatoria quadrata» e quasi quindici anni: il protagonista originale è del 1906 e attende ancora con pazienza la meritata pensione
L’incrocio di vie sulla 237 del Caffaro, al confine fra Lombardia e Trentino - © www.giornaledibrescia.it
L’incrocio di vie sulla 237 del Caffaro, al confine fra Lombardia e Trentino - © www.giornaledibrescia.it

Tutto comincia con un ponte, consumato dal tempo, da sostituire. Sarebbe stato semplice, ma sarebbe stata anche una storia molto più corta. A Ponte Caffaro, infatti, il problema non è mai stato davvero costruire quel ponte, bensì riuscire a utilizzarlo. La storia è tanto intricata quanto avvincente e per capirla bisogna partire dal principio.  Che è questo: per attraversare il torrente che dà il nome al paese serviva un ponte nuovo, alla fine si è riusciti ad arrivare addirittura a quattro. Non tutti insieme e non tutti utilizzabili, va detto: ci sono voluti parecchi milioni di euro, una rotatoria diventata «quadrata» (sì sì, è successo davvero), un’infrastruttura nuova sul quale i camion non riescono a girare e un’altra provvisoria che – come spesso capita alle opere che nascono come provvisorie – ha cominciato a mettere radici. Adesso ne arriverà un’altra ancora: la quarta, appunto.

Al principio fu la piattaforma

Per capire come sia stato possibile bisogna andare sul confine tra Lombardia e Trentino e guardare il paesaggio. In poche decine di metri sul Caffaro oggi ci sono tre ponti: su quello vecchio non scorrono più le automobili; quello nuovo non le ha praticamente mai portate; quello che funziona è il provvisorio. Potrebbe sembrare una sintesi un po’ ingenerosa della vicenda, se non fosse sostanzialmente la vicenda.

Il cantiere è stato aperto a marzo 2023 - © www.giornaledibrescia.it
Il cantiere è stato aperto a marzo 2023 - © www.giornaledibrescia.it

Il protagonista originale ha centovent’anni e, rispetto ai suoi successori, un curriculum invidiabile. Il ponte storico risale al 1906, quando dall’altra parte del torrente non c’era ancora il Trentino italiano ma l’Impero austro-ungarico: ha attraversato due guerre mondiali, visto sparire l’impero e nascere la Repubblica, sopportato per più di un secolo automobili e camion. A un certo punto, comprensibilmente, ha cominciato a mostrare i segni dell’età. Il problema è che da lì passa la 237 del Caffaro, collegamento fondamentale tra il Bresciano e il Trentino occidentale: migliaia di veicoli ogni giorno, traffico turistico, pendolari e soprattutto mezzi pesanti diretti alle aziende delle due valli. All’inizio degli anni Dieci diventa chiaro che bisogna intervenire. E qui comincia la «storia moderna».

Tecnici all'opera nel cantiere - © www.giornaledibrescia.it
Tecnici all'opera nel cantiere - © www.giornaledibrescia.it

Per sistemare l’incrocio e l’attraversamento vengono mobilitate le risorse del Fondo Comuni confinanti. Il Comune di Bagolino diventa soggetto attuatore di un intervento che dovrebbe mettere finalmente ordine in quel punto complicato della viabilità. La prima soluzione immaginata è piuttosto radicale: realizzare una grande piattaforma sul Caffaro e piazzarci sopra una rotatoria. Non si farà. Il ponte storico va preservato e sul progetto emergono anche problemi legati alla compatibilità idraulica. Bisogna trovare un’altra soluzione

La rotonda quadrata

È a questo punto che nei documenti compare una creatura dal nome tecnicamente impeccabile: il «raccordo anulare asimmetrico». A Ponte Caffaro, dove evidentemente il burocratese gode di scarso prestigio, viene ribattezzato in maniera più comprensibile: la «rotonda quadrata». Il principio è questo: invece di sostituire il ponte vecchio, gliene si costruisce uno accanto. I due manufatti, distanti poche decine di metri, dovrebbero diventare parti dello stesso sistema viario. Uno per un senso di marcia, l’altro per quello opposto, con gli innesti necessari sulle due sponde. Più che mandare in pensione il ponte del 1906, gli si assume un collega.

L’iter va avanti, arrivano i pareri e il progetto viene realizzato con i fondi destinati ai territori confinanti. Il secondo ponte, in calcestruzzo, viene ultimato nel 2017. Costa circa 2,5 milioni di euro. Normalmente la storia dovrebbe finire qui, invece bisogna provare a passarci.

Il ponte storico e quello «provvisorio» installato a maggio 2024 - © www.giornaledibrescia.it
Il ponte storico e quello «provvisorio» installato a maggio 2024 - © www.giornaledibrescia.it

Durante le verifiche emerge che i mezzi più ingombranti – autoarticolati, camion con rimorchio, pullman – hanno problemi con gli angoli di manovra. La criticità è particolarmente evidente per l’innesto verso via Campini, dove si trovano anche diverse attività produttive. Il ponte costruito anche per migliorare il passaggio dei mezzi pesanti diventa così il ponte sul quale proprio i mezzi pesanti non riescono a girare come dovrebbero. Non apre. E non resta chiuso per qualche settimana in attesa di spostare un guardrail: il ponte finito nel 2017 rimane sostanzialmente inutilizzato.

Intorno all’opera nasce un contenzioso che coinvolge il Comune di Bagolino, proprietario e committente, i progettisti e l’impresa esecutrice. Il problema materiale è evidente: per aprire bisogna intervenire. Quello giuridico è molto meno semplice: chi ne è responsabile e, soprattutto, chi paga? La distinzione non è secondaria. Negli anni la vicenda viene spesso sintetizzata come un errore di progettazione, ma le responsabilità sono proprio l’oggetto del contenzioso. Ancora nel 2022 la Provincia autonoma di Trento scrive che i lavori del nuovo ponte risultano «non ultimati» e che spetta al Comune di Bagolino, in qualità di amministrazione committente, definire gli interventi residui necessari per aprirlo al traffico.

Mentre amministrazioni, tecnici e avvocati discutono del ponte nuovo, quello del 1906 continua a fare ciò che faceva prima: il ponte. Solo che continua anche a invecchiare. Le verifiche strutturali diventano sempre meno rassicuranti. Si ragiona sul consolidamento, sull’adeguamento e sulla necessità di poter chiudere finalmente il vecchio manufatto per lavorarci. Ma c’è un inconveniente piuttosto grosso: il suo sostituto è già stato costruito e non può sostituirlo.

La variante provvisoria

Nel 2021 la Provincia di Brescia mette allora nero su bianco una soluzione. Il 27 agosto affida la progettazione delle opere necessarie per installare un ponte provvisorio e l’8 novembre approva il progetto di fattibilità. Il decreto provinciale fotografa la situazione con una certa involontaria efficacia: accanto al ponte storico esiste già un ponte «di recente realizzazione», ma è chiuso al traffico e non può costituire un’alternativa perché funzionalmente integrato al vecchio. Tradotto: per sistemare il primo ponte non possiamo usare il secondo. La soluzione, a questo punto, diventa quasi cartesiana: ne serve un terzo.

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Caffaro: iniziata la posa del nuovo ponte provvisorio

Il 28 marzo 2022 Brescia e Trento firmano il protocollo d’intesa per installare un Bailey, la classica struttura metallica modulare utilizzata come attraversamento temporaneo. Deve garantire il collegamento mentre il ponte storico viene riqualificato. La gara per le opere necessarie alla viabilità provvisoria viene poi aggiudicata per 681.814 euro. Il Bailey, invece, viene noleggiato: circa 14mila euro al mese. Provvisorio significa provvisorio: la previsione iniziale è di utilizzarlo per nove mesi.

Nella primavera del 2024 finalmente arriva (e anche l’arrivo meriterebbe un capitolo a parte). Succede questo: il 4 aprile un tir sta trasportando una parte della struttura verso Ponte Caffaro. A Storo affronta una curva, la manovra non riesce, il camion deve fare retromarcia, sfonda la recinzione di un’abitazione e finisce in giardino. Nessuno si fa male. Rimane soltanto la fotografia: un camion che trasporta il terzo ponte, reso necessario anche perché i camion hanno difficoltà a girare sul sistema viario del secondo ponte, finito in un giardino dopo avere sbagliato una curva. A volte la cronaca possiede un senso dell’umorismo che conviene non disturbare.

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Procede la posa del «Bailey» a ponte Caffaro

Il Bailey viene comunque montato. È lungo 33 metri, ha due corsie e il 15 maggio 2024 entra in funzione. A quel punto Ponte Caffaro raggiunge una configurazione probabilmente unica: tre ponti affiancati per attraversare lo stesso torrente. Quello del 1906 può finalmente essere chiuso. Quello del 2017 rimane inutilizzato. Quello provvisorio diventa l’unico che funziona. Dei tre, insomma, funziona quello che non dovrebbe restare.

L’ultimo atto che non arriva mai

Adesso bisognerebbe soltanto sistemare il primo. Ma i nove mesi passano. E il Bailey resta. Passa anche un anno. E il Bailey resta ancora. Nel maggio 2025 il costo accumulato del noleggio e delle proroghe ha già raggiunto circa 344mila euro. Intanto sul ponte storico le analisi raccontano una situazione peggiore del previsto: servono interventi più invasivi, entrano in gioco la Soprintendenza, nuove valutazioni tecniche, autorizzazioni e alternative progettuali. E più si studia il vecchio ponte, meno semplice appare restaurarlo.

Nel frattempo non si sblocca neppure il secondo. Il contenzioso resta aperto e la «rotonda quadrata asimmetrica», nata per risolvere il problema una volta per tutte, rimane lì come monumento involontario alla capacità delle opere pubbliche di sopravvivere alla propria funzione. Fino all’ultima svolta. Nell’aprile 2026 la Provincia di Brescia cambia strada: recuperare il ponte del 1906 non conviene più. Il manufatto storico verrà sostituito con una nuova struttura, finanziata con oltre due milioni di euro di fondi ministeriali. Un quarto ponte.

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Ponte Caffaro, la soluzione è il quarto ponte

La contabilità, a questo punto, richiede attenzione. Il primo è quello storico, che si doveva mettere in sicurezza. Il secondo è stato costruito per risolvere il problema del primo, ma non è entrato realmente in funzione. Il terzo è stato noleggiato perché, non potendo utilizzare il secondo, bisognava liberare il primo per restaurarlo. Il quarto verrà costruito perché, una volta liberato il primo grazie al terzo, si è scoperto che restaurarlo non è più la soluzione. Il tutto per attraversare un torrente largo qualche decina di metri.

Un momento della posa del ponte provvisorio, nell'aprile 2024 - © www.giornaledibrescia.it
Un momento della posa del ponte provvisorio, nell'aprile 2024 - © www.giornaledibrescia.it

Ponte Caffaro, del resto, deve il proprio nome proprio a quel passaggio. Per secoli qui correva un confine vero. Prima Venezia e Tirolo, poi il Regno d’Italia e l’Impero austro-ungarico. Da queste parti passarono anche i garibaldini nel 1866. Il vecchio ponte ha visto cambiare Stati, eserciti e frontiere. Per andare in pensione, invece, ha dovuto aspettare che gli costruissero intorno altri tre ponti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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