È martedì mattina e alla Casa di comunità le porte a vetri continuano ad aprirsi. C’è chi entra per una visita specialistica, chi deve fare un vaccino, chi prenotare una prestazione al Cup o sbrigare una pratica all’ufficio Scelta e revoca del medico. Qualcuno si affaccia soltanto per chiedere un’informazione e trova subito chi può dargli una risposta.
Il viavai è continuo: «Passano di qui tra le 500 e le 600 persone al giorno», racconta Andrea Ghedi, direttore sociosanitario dell’Asst Franciacorta, mentre ci accompagna nella struttura insieme a Rita Gauli, direttore del distretto Montorfano Sebino, e Rossano Montori, medico specialista in Medicina di comunità e delle cure primarie.
Cosa c’è a Palazzolo
Il primo filtro è l’ausiliaria che fornisce informazioni; subito dopo, come in tutte le Case di comunità previste dal Decreto ministeriale 77/2022 c’è il Pua, il Punto unico di accesso deputato all’accoglienza, all’orientamento e alla prima valutazione del bisogno di salute della persona. Sempre al piano terra si trova l’ambulatorio infermieristico, al quale ci si può rivolgere senza appuntamento, ma con un documento che giustifichi la prestazione, come una prescrizione o una lettera di dimissione.

Qui si viene, per esempio, per rimuovere i punti, fare un’iniezione intramuscolare o ricevere assistenza per problemi legati al catetere. Ci sono poi, tra gli altri servizi, il punto prelievi, la continuità assistenziale, che è l’ex guardia medica alla quale si accede attraverso il numero 116117, l’area Nad (Nutrizione artificiale domiciliare) e l’ufficio protesica, al quale possono rivolgersi le persone che a casa hanno bisogno di ausili e dispositivi (dai pannolini alle carrozzine, dall’ossigeno ai sensori per il diabete).
La visita prosegue al piano superiore, dove incontriamo Giuseppe Vezzoli, medico di famiglia che ha scelto di trasferire qui il proprio ambulatorio. «L’ho fatto volentieri – racconta –. Oltre alla segreteria, ho a pochi passi molti servizi utili ai miei pazienti, dal punto prelievi al Cup fino alle vaccinazioni. E soprattutto posso confrontarmi direttamente con gli infermieri di comunità che seguono i miei assistiti».

La stessa logica di vicinanza tra servizi si ritrova negli altri spazi del piano. Ci sono quelli riservati alle associazioni di volontariato, come Il Mago di Oz, e agli assistenti sociali d’ambito. Qui ha sede anche il servizio disabilità, che segue i progetti di vita e coordina, tra le altre attività, il percorso Dama, con il quale l’Asst Franciacorta punta a portare l’assistenza direttamente a casa dei pazienti. Poco più in là c’è una palestra.

È dedicata alle persone con patologie croniche, dal diabete alle cardiopatie, che possono svolgere in gruppo attività fisica adattata su prescrizione del medico. Dietro un’altra porta incontriamo Nicoletta Pelizzari, psicologa delle cure primarie. Nel suo ambulatorio arrivano soprattutto adolescenti e persone che hanno appena lasciato il lavoro per la pensione. «Nell’80% dei casi vengono indirizzati dal medico di famiglia – racconta –. Gli altri arrivano attraverso il Pua, al quale si sono rivolti spontaneamente».
Per un primo colloquio si aspettano al massimo dieci giorni. Poi, se ci sono le condizioni, comincia un percorso breve. «Posso seguire persone con difficoltà lievi, che abbiano risorse da attivare – spiega Pelizzari –. A disposizione ci sono da otto a dieci incontri». Per le situazioni più complesse, invece, è necessario l’invio ai servizi specialistici.
Poco più in là ecco la Cot del Distretto, un altro tassello della nuova sanità, chiamato a mettere in collegamento servizi e strutture e ad accompagnare i pazienti da un livello di assistenza all’altro. Dietro le scrivanie si lavora soprattutto per coordinare questi passaggi: qui arrivano le richieste e, per ciascuna persona, si individua il percorso più adatto alle sue necessità. La destinazione può essere un Ospedale di comunità, un hospice oppure il rientro a casa attraverso le dimissioni protette. Un lavoro che il paziente vede poco, ma che diventa fondamentale quando, terminata una fase dell’assistenza, bisogna capire quale sarà quella successiva.
I servizi disponibili a Chiari
La visita prosegue alla Casa di comunità di Chiari, anche questa gestita dall’Asst Franciacorta. Ad accompagnarci è Francesca Bettini, direttrice del Distretto Oglio Ovest. Rispetto a Palazzolo cambiano soprattutto le dimensioni: qui gli spazi sono più ampi, mentre buona parte dei servizi è la stessa. Il percorso comincia dal Cup, all’ingresso, dove si possono prenotare anche visite ed esami negli ospedali.
Poi ci sono l’area prelievi e vaccinazioni, l’ufficio delle associazioni e gli ambulatori specialistici: allergologia, geriatria, nutrizione, cardiologia e altre discipline. Una porta conduce all’ambulatorio per stomizzati. Sono un centinaio i pazienti seguiti dal servizio, che li accompagna anche nell’adattamento alla vita quotidiana dopo l’intervento. Qui imparano, insieme ai caregiver, a gestire correttamente il dispositivo e trovano assistenza quando si presenta un problema. L’accesso avviene su appuntamento.
Incontriamo poi Federica Mombelli, medico di medicina generale. Il suo ambulatorio non è qui: nella Casa di comunità presta servizio per garantire la copertura medica. «Ricevo soprattutto persone rimaste senza medico di famiglia oppure pazienti che hanno bisogno di ricette e certificati di malattia – racconta –. Il momento di maggiore affluenza è tra le 17 e le 20, quando molti escono dal lavoro».

Chiari offre però anche un servizio che a Palazzolo non c’è: il consultorio familiare. Basta leggere le locandine all’ingresso per coglierne l’attività. Dentro incontriamo le ostetriche. Il dato che raccontano restituisce le dimensioni del loro lavoro: insieme al consultorio di Rovato seguono ogni anno 500 gravidanze a basso rischio.
Le sfide
«La sfida, adesso, è far conoscere alla comunità tutte le opportunità che queste strutture offrono – osserva Ghedi –. Pensiamo ai vaccini: chi non ricorda quali richiami ha già effettuato o vuole sapere a quali può accedere può rivolgersi al Pua e confrontarsi con un medico della prevenzione».

Tra le opportunità ancora poco conosciute c’è la telemedicina: «Nelle nostre Case di comunità disponiamo di strumenti che consentono di effettuare esami diagnostici come l’Ecg e la scansione del fondo dell’occhio – spiega Ghedi –. Il paziente esegue l’esame qui, mentre il referto viene affidato agli specialisti della Cardiologia o dell’Oculistica dell’ospedale di Chiari. Significa poter usufruire di una prestazione specialistica senza doversi recare in ospedale. E presto si aggiungerà un altro servizio: la telespirometria. La televisita, invece, è già realtà per diabetologia, neuropsichiatria infantile e cardiologia e in futuro verrà estesa ad altre specialità. Fondamentale, per queste attività, resta avere lo Spid o la carta d’identità elettronica».




