Asst Franciacorta, Bruschi: «Più rete per la Sanità del futuro»

La direttrice generale è all’ultimo anno di mandato. Parla del nuovo ospedale di Chiari e di strategie per affrontare liste d’attesa e carenza di personale
Alessandra Bruschi, direttrice generale della Asst Franciacorta
Alessandra Bruschi, direttrice generale della Asst Franciacorta
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Ha ricoperto incarichi di alto profilo nel settore sanitario e sociosanitario in Lombardia – all’Humanitas, a Mantova, a Cremona, in Regione – e anche a San Marino, dove ha guidato l’Istituto per la Sicurezza sociale. Ma per Alessandra Bruschi, il ritorno a casa ha avuto un valore speciale. Originaria di Chiari, nel 2024 ha assunto la guida dell’Asst Franciacorta, una realtà che copre 44 Comuni e serve 270mila abitanti su un territorio vasto e articolato.

Direttrice Bruschi, quanto tiene a questo territorio?

Moltissimo, mi sento innanzitutto lombarda, ma anche profondamente bresciana e clarense. Servire la mia comunità è per me motivo di orgoglio e di grande responsabilità.

A fine anno scade il mandato triennale dei direttori generali delle Asst. Quali risultati ritiene di aver raggiunto?

È un triennio intenso e strategico. Stiamo riuscendo a dare attuazione al Pnrr e concretezza a parole come “territorio” e “prossimità”, sviluppando servizi come le cure domiciliari (C-Dom) e riavviando, nell’autunno 2025, le cure palliative a domicilio. Abbiamo potenziato i progetti su vaccini e prevenzione, riorganizzato i consultori, introdotto la presa in carico gratuita delle gravidanze attraverso i percorsi a Basso rischio ostetrico (Bro). Abbiamo inoltre rafforzato la medicina di prossimità, garantendo l’assistenza dei pazienti diabetici vicino a casa, puntando sulla telemedicina e attivando i servizi delle Case di comunità. Negli ospedali abbiamo sbloccato cantieri, investito in innovazione tecnologica - è in arrivo il robot che utilizzeremo con Asst Garda -, rinforzato molti reparti e puntato sulla digitalizzazione, con l’introduzione della cartella clinica elettronica e il passaggio nel Cup unico regionale. Consapevoli delle difficoltà legate al reclutamento del personale, abbiamo anche lavorato sul piano organizzativo per favorire il benessere dei nostri operatori.

Ci sono ambiti nei quali avrebbe voluto fare di più o situazioni rimaste irrisolte?

Sì, avremmo voluto accelerare i lavori al pronto soccorso di Chiari: a causa dei ritardi legati all’avvicendarsi delle imprese, è stato completato ad oggi solo il primo step dell’intervento. Mi sarebbe piaciuto, ma abbiamo ancora i prossimi mesi, anche far conoscere alla comunità in modo approfondito, i servizi che offriamo: è un peccato che molti nostri residenti si rivolgano altrove per prestazioni che eroghiamo anche noi, semplicemente perché non sono a conoscenza dell’offerta locale.
Uno dei temi più delicati, nella Sanità, è la carenza di personale, soprattutto infermieristico. Come avete affrontato questo problema? Cosa resta da fare per garantire servizi efficienti?
Per favorire il reclutamento abbiamo riorganizzato i percorsi di carriera e affidato al nuovo dirigente del Dapss (Direzione aziendale delle professioni sanitarie e sociosanitarie) il compito di sviluppare nuovi modelli organizzativi, sviluppando figure e modelli come il case manager e il primary nurse, con l’obiettivo di valorizzare le competenze e migliorare il benessere del personale. Puntiamo molto anche sull’ascolto e sulla formazione. Per fronteggiare la carenza di infermieri abbiamo incrementato l’utilizzo di altri profili professionali: nei centri vaccinali assistenti sanitari, in ambito oculistico ortottisti, in ambito ostetrico-ginecologico puntiamo sulle ostetriche. Infine abbiamo anche incrementato il numero di Oss (Operatori sociosanitari) nei reparti critici.

Infermiere in corsia - Foto Ansa/Giuseppe Lami
Infermiere in corsia - Foto Ansa/Giuseppe Lami

Asst Franciacorta è sede di un corso in Infermieristica dell’Università di Brescia.

Esatto, un corso che per noi ha un grande valore. È attivo da 25 anni e conta 45 iscritti all’anno.
Impossibile non parlare di liste d’attesa, com’è la situazione da voi? Qual è la sua strategia per affrontare il problema?
Abbiamo aumentato l’offerta di prestazioni, ma non è sufficiente. Siamo entrati nel Cup unico regionale e ricontattiamo gli utenti che hanno ricevuto un appuntamento oltre i tempi previsti dalla classe di priorità. Tuttavia, meno del 30% accetta di anticipare la data. Questo ci spinge a riflettere sull’appropriatezza delle prescrizioni, un tema che affronteremo in un tavolo di confronto promosso dall’Ordine dei medici. Inoltre, prendiamo in carico i pazienti cronici - ad esempio chi soffre di diabete, di scompenso cardiaco, cronicità neurologiche o internistiche - affinché non debbano più muoversi con l’impegnativa in mano per prenotare in autonomia gli appuntamenti, ma abbiano slot riservati.

Quanto è crescita in questi anni l’attenzione al territorio? Le Case di comunità aperte stanno funzionando? Si riesce a trovare personale?

Il territorio è la nostra priorità. Al momento non tutte le Case di comunità sono operative, ma i nuovi servizi vengono già erogati in altre sedi. I cantieri, comunque, si concluderanno nei tempi previsti, cioè entro la primavera. Il reclutamento del personale è costantemente in corso.

Parliamo ora del progetto più atteso: il nuovo ospedale di Chiari. A che punto è l’operazione?
Abbiamo costituito un gruppo di lavoro interno, composto da sanitari e tecnici, che conta sul supporto dell’Ufficio tecnico di Chiari e del Servizio epidemiologico di Ats Brescia. Lo studio di fattibilità, curato dal Politecnico di Milano, è pronto e all’attenzione dell’Assessorato e della Direzione generale Welfare di Regione.

L’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso, nella sua recente visita a Chiari, ha riferito che la soluzione migliore, studio di fattibilità alla mano, consiste nel realizzare una nuova struttura: il terreno c’è già, grazie al lascito Barcella, è in una buona posizione, vicino alla Brebemi, e i costi stimati per una costruzione o una ristrutturazione sono analoghi, attorno ai 230 milioni di euro. Anche alla luce di ciò, che significato avrebbe per il territorio disporre di un nuovo ospedale e con quali caratteristiche dovrebbe nascere, secondo lei, per rispondere alla Sanità del domani?

Chiari deve essere l’hub della Asst Franciacorta, e a sua volta uno degli spoke dell’Hub Brescia - Asst Spedali Civili che insiste su un territorio sovraprovinciale (Brescia, Mantova, Cremona). Abbiamo bisogno di un ospedale moderno, che punti sull’innovazione tecnologica e digitale, su percorsi funzionali e su un’organizzazione degli spazi attenta anche al benessere dei pazienti de gli operatori. Penso a un ospedale con stanze singole a uso doppio, ambienti sicuri e confortevoli anche per i professionisti che vi lavorano.

Guardando alla collaborazione con i sindaci, come valuta il rapporto tra istituzioni locali e sanità pubblica in questi anni?

Il nostro è un territorio molto coeso. Sul piano sanitario, tutti i 44 sindaci hanno espresso alla Regione la necessità di realizzare un nuovo ospedale nell’area già in nostro possesso grazie a un lascito. Sul fronte sociosanitario, insieme ai 44 Comuni e ad Ats è stata analizzata l’offerta residenziale ma soprattutto rilevati i bisogni, in particolare per le aree disabilità e anziani-Alzheimer.

La palazzina di Chiari sede della direzione della Asst Franciacorta
La palazzina di Chiari sede della direzione della Asst Franciacorta

Spera in una riconferma?

Certamente. Ma la priorità, ora, è concludere il mandato portando a termine quanto avviato e lasciando un’azienda in ordine.

Se venisse destinata altrove, che messaggio lascerebbe al suo successore? E cosa augura alla Sanità della Franciacorta?

Lascerei un’azienda sana e un territorio unito, con un grande potenziale di sviluppo in rete. Alla Sanità della Franciacorta auguro di inserirsi pienamente e di essere riconosciuta quale punto di offerta sanitaria della nostra provincia. Per affrontare le sfide della longevità, della cronicità e della sostenibilità del Sistema sociosanitario è fondamentale fare rete tra Asst, professionisti e comunità e sviluppare appieno la nostra missione: essere un punto forte della rete capace di valorizzare le proprie competenze e professionalità, offrendo servizi di prossimità soprattutto ai pazienti cronici e fragili.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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