Intercettare il disagio prima che diventi emergenza, rendere il sostegno psicologico più accessibile, investire sulla prevenzione e confrontarsi con l’intelligenza artificiale, che sempre più persone utilizzano anche per cercare ascolto e risposte. Sono alcune delle sfide di una professione che cambia, quella degli psicologi.
Ieri, al Sancarlino, i professionisti entrati nell’Ordine della Lombardia nel 2024 e nel 2025 hanno pronunciato il loro impegno solenne. Sono 417, di cui 81 della città, e portano a 2.826 il numero complessivo degli psicologi bresciani iscritti all’Ordine. Di ciò che sta cambiando e delle nuove responsabilità della professione abbiamo parlato con Marzia Targhettini, tesoriera dell’Ordine rappresentato sul territorio dai colleghi Antonino Giorgi e Stella Bonato.

Targhettini, che valore ha l’impegno solenne assunto dai nuovi iscritti?
È un momento di benvenuto che segna l’ingresso dei nuovi psicologi nella comunità professionale. Vogliamo far sentire loro che entrano a far parte di una rete di colleghi. Con l’impegno solenne dichiarano di riconoscersi nei valori del Codice deontologico e di assumersi la responsabilità sociale che comporta essere professionisti della salute mentale.
Tra i giovani cresce l’interesse per la professione?
Sì, soprattutto da quando la laurea è diventata abilitante e non è più necessario sostenere l’esame di Stato.
Resta una professione soprattutto femminile?
Sì. Tra l’80% e l’85% dei nostri iscritti sono donne.
A crescere, però, non sono soltanto gli psicologi. Aumentano anche le persone che chiedono aiuto?
Sì. Basti pensare che nel 2024 in Italia sono arrivate all’Inps 400.505 domande per il «bonus psicologo». Più che un aumento delle persone che stanno male, però, vediamo una maggiore consapevolezza dell’importanza della salute mentale e una minore esitazione nel chiedere aiuto. Un tempo si pensava che dallo psicologo andasse soltanto chi aveva una patologia. Oggi ci si rivolge a un professionista anche quando si attraversa un momento di crisi e si ha bisogno di ritrovare le proprie risorse e un equilibrio. Anche l’Ordine lavora in questa direzione: contrastare lo stigma e rendere più facile l’accesso ai servizi.
Quindi non è detto che sia aumentato il disagio: è cambiato il modo di affrontarlo?
Stabilire se i problemi di salute mentale siano effettivamente aumentati è difficile. Di certo sappiamo che la situazione socioeconomica e l’incertezza per il futuro incidono sul benessere psicologico.
Chi riesce più facilmente a superare la resistenza a chiedere aiuto?
Si rivolgono allo psicologo giovani, adulti e genitori. Non c’è una sola categoria. Notiamo però che le nuove generazioni, rispetto agli adulti, hanno meno timore nel chiedere aiuto.
Che cosa cercano prima di tutto?
Di essere ascoltati. E di essere visti.
La legge regionale 1/2024 ha introdotto la psicologia delle cure primarie, portando il sostegno psicologico anche nelle Case di comunità. Può contribuire a rendere l’aiuto più accessibile?
Come Ordine guardiamo con interesse a questo servizio. Abbiamo costituito un gruppo di lavoro per monitorare l’offerta, favorirne lo sviluppo, informare la comunità professionale e proporre una formazione specifica.
Che ruolo hanno gli psicologi nelle cure primarie?
Lavorano insieme ai medici di famiglia e ai pediatri. Contribuiscono a intercettare il disagio il prima possibile, sostenere le famiglie e fare prevenzione.
È proprio la prevenzione una delle nuove frontiere della professione?
Sì. Dobbiamo superare l’idea che lo psicologo debba intervenire soltanto quando c’è un’emergenza. La sfida è costruire una cultura della prevenzione. L’Ordine punta su tre aspetti: prevenzione, accessibilità e qualità degli interventi. Per migliorare l’accessibilità, per esempio, abbiamo creato chat tra colleghi che aiutano il singolo psicologo a individuare il professionista più adatto alle esigenze della persona. La qualità passa invece soprattutto dalla formazione.
Formarsi significa anche confrontarsi con cambiamenti molto rapidi. Pensiamo all’intelligenza artificiale.
Esatto. Dobbiamo conoscere e capire il contesto nel quale viviamo. Per questo abbiamo organizzato anche un corso dedicato all’intelligenza artificiale.
L’intelligenza artificiale sta entrando anche in uno spazio molto delicato: quello dell’ascolto. Che cosa state osservando?
È uno strumento utile, ma deve essere utilizzato in modo consapevole. Molti giovani, e non soltanto loro, dialogano con l’intelligenza artificiale come se avessero davanti un amico o uno psicologo. La usano nei momenti di sofferenza, per cercare sollievo o risposte su come comportarsi.
Perché è così facile affidarsi a una macchina?
Perché è gratuita, accessibile e immediata. Andare da uno psicologo richiede invece di esporsi, prendere un appuntamento e iniziare un percorso.
E questo affidarsi all’intelligenza artificiale può diventare rischioso?
Sì. Negli Stati Uniti sono stati riportati anche casi associati a gesti estremi.
Torniamo ai nuovi iscritti. Che cosa direbbe ai 417 bresciani che cominciano ora il loro percorso professionale?
Che hanno scelto una professione bellissima e che non devono demordere. All’inizio la strada può essere in salita, ma è un lavoro capace di dare grandi soddisfazioni. Ne vale la pena. Del resto, gli aquiloni hanno bisogno del vento contrario per volare in alto.




