Le temperature iniziano ad abbassarsi e si alza l’attenzione nei confronti dei malanni tipici dei mesi più freddi. Tra questi c’è l’influenza, che nelle persone più fragili può provocare complicanze anche gravi. In Lombardia questo mese ha preso il via la campagna di vaccinazione, principale strumento di prevenzione. Ma quali sono le caratteristiche della malattia? Perché si parla di influenza A e B? Quanto è importante il vaccino? Ne abbiamo parlato con Roberto Stellini, infettivologo consulente delle cliniche bresciane del Gruppo San Donato.

Dottor Stellini, che influenza dobbiamo aspettarci quest’anno? Quali virus potrebbero circolare maggiormente? Ci sono elementi che fanno prevedere una stagione più aggressiva rispetto alle precedenti?
Come ogni anno in questo periodo, con l’abbassamento delle temperature, si inizia a parlare di influenza o di sindromi simil-influenzali. Molte sindromi da raffreddamento e altre forme virali (ad esempio da Rhinovirus) vengono erroneamente classificate come influenza. Come lo scorso anno, anche quest’anno, avremo una circolazione sostenuta di virus respiratori con una stima di 12-14 milioni di casi influenzata dalle condizioni metereologiche. In base ai dati che giungono dall’emisfero australe il ceppo di virus influenzale prevalente potrebbe essere il ceppo A/H3N2, ma circolerà anche il ceppo A/H1N1. Tali ceppi sono contenuti nel vaccino anti-influenzale utilizzato.
Il virus dell’influenza cambia continuamente. Come mai?
Il virus influenzale durante la sua replicazione muta continuamente (annualmente) per «sfuggire» almeno parzialmente alle difese immunitarie. In genere ogni anno assistiamo a mutazioni genetiche minori (Antigenic Drift) che modificano leggermente le proteine di superficie del virus influenzale consentendogli di sfuggire parzialmente agli anticorpi già presenti nell’individuo. Raramente si possono avere anche mutazioni maggiori (Antigenic Shift) che comportano cambiamenti massivi del materiale genetico del virus rendendolo «sconosciuto» al Sistema immunitario. Tali mutazioni sono state responsabili di storiche pandemie (Influenza Spagnola, Asiatica, Hong Kong, ecc).
Ogni anno si parla di influenza A e B, ma qual è la differenza?
I due generi principali di virus influenzale sono l’A (più virulento e che subisce mutazioni minori più frequenti) e il B (meno aggressivo), ma abbiamo anche il genere C (spesso asintomatico). Il ceppo A si suddivide in due sottotipi in base a due proteine di superficie, l’emoagglutinina (H) e la neuraminidasi (N) che subiscono periodiche mutazioni minori (ad es. ceppo A/H3N2 o ceppo A/H1N1).
Come si trasmette il virus e per quanto tempo una persona può essere contagiosa? È possibile trasmettere l’influenza anche prima della comparsa dei sintomi?
Il virus influenzale, come gli altri virus responsabili di infezioni respiratorie (Rhinovirus, Virus respiratorio sinciziale, SARS-CoV-2, ecc), si trasmette per via inalatoria con il passaggio di goccioline (droplets) e aereosol ma anche tramite il contatto con superfici contaminate. La trasmissione è massimale nella fase florida della sintomatologia respiratoria, ma anche nella fase di incubazione appena precedente la comparsa dei sintomi.
Come possiamo distinguere una normale influenza da altre infezioni respiratorie, come il Covid? Quali sono i segnali che non bisogna sottovalutare e quando è necessario rivolgersi al medico?
L’influenza ha un esordio brusco con febbre elevata, tosse e mal di gola, dolori muscolari diffusi e malessere generale, cefalea, scolo dal naso. Negli anziani si possono avere confusione mentale, aumento della frequenza cardiaca e respiratoria, peggioramento delle condizioni generali. In base alla sola sintomatologia clinica risulta difficile porre una diagnosi differenziale tra influenza e covid, tali infezioni che si manifestano con una sintomatologia certamente più «pesante» di altre infezioni respiratorie. La difficoltà respiratoria, l’aumento della frequenza cardiaca, il disorientamento temporo-spaziale (non precedentemente presente) e l’obnubilamento del sensorio sono sintomi che non devono essere sottovalutati.
Il vaccino resta la principale arma di prevenzione. Quando è meglio farlo e a chi è raccomandato? Anche le persone giovani e in buona salute dovrebbero prenderlo in considerazione?
Le note norme comportamentali (coprirsi il naso e la bocca quando di starnutisce con la piega del gomito, il lavaggio frequente delle mani, l’utilizzo della mascherina nei luoghi affollati, ecc) e la vaccinazione antinfluenzale sono i cardini della prevenzione dell’influenza. Il vaccino è consigliato nei pazienti anziani (con più di 65 anni), nelle persone fragili con patologie croniche degenerative, nelle persone con malattie respiratorie. Anche nei giovani in buone condizioni il vaccino è consigliabile sia per ridurre la diffusione dell’infezione sia per ridurre la possibile trasmissione a soggetti a rischio.
Quando l’influenza può diventare pericolosa? Quali complicanze può provocare?
L’influenza può avere complicazioni respiratorie (polmonite, bronchite e bronchiolite , sinusite e otite ) e complicazioni sistemiche più rare (miocarditi, encefaliti, insufficienza respiratoria, ecc). Inoltre si può assistere a un peggioramento della malattia cronica di base.
Quale terapia si utilizza contro l’influenza?
Riposo assoluto a letto, idratazione, alimentazione leggera, antipiretici ed analgesici. In situazioni particolari e in soggetti con gravi patologie di base si possono utilizzare farmaci antivirali. Non sono da utilizzare antibiotici se non in presenza di dimostrata sovrainfezione batterica.




