«Dalla bocca al corpo: come il microbioma orale influenza la salute»

Non è solo una questione estetica: la salute del cavo orale incide sul benessere complessivo della persona. A sottolinearlo è Magda Mensi, ricercatrice confermata e professoressa aggregata di Parodontologia e chirurgia orale della Clinica odontoiatrica dell’Università di Brescia, intervenuta di recente al convegno «Il microbiota orale e le interazioni con la salute. Qual è l’evidenza?» organizzato dalla Commissione Albo Odontoiatri dell’Ordine dei Medici.
«Sulla salute, e in particolare sullo sviluppo di malattie infiammatorie croniche, incide in modo determinante l’equilibrio del microbioma orale – spiega –, l’insieme dei microrganismi e del loro patrimonio genetico che vivono in uno specifico habitat del corpo umano, in questo caso il cavo orale. A garantirlo sono due condizioni: la biodiversità dei microrganismi e una risposta infiammatoria commisurata da parte dell’organismo».
I rischi della disbiosi
Quando questo equilibrio si altera e si entra in una condizione di disbiosi «si innesca un’iperinfiammazione che precede la malattia: compare la gengivite, che può evolvere in parodontite, la sesta patologia cronica più diffusa al mondo. Il 60% della popolazione ne è affetta – nel Bresciano si stimano circa 700mila persone – e tra queste l’11% presenta forme gravi che, se non trattate, possono portare alla perdita dei denti».
Nel cavo orale il microbioma si organizza sotto forma di biofilm o placca che se non viene rimossa con una corretta igiene quotidiana e con sedute periodiche di igiene orale professionale, può andare incontro a disbiosi.
«In questa condizione – spiega – i batteri patogeni prevalgono su quelli benefici, con effetti che non si limitano alla bocca, dove si manifestano gengivite e parodontite, ma si estendono all’intero organismo. I microrganismi possono entrare in circolo, favorendo processi infiammatori nei vasi sanguigni e aumentando il rischio di eventi ischemici; possono raggiungere i polmoni, contribuendo a malattie respiratorie croniche, e rappresentare un fattore di rischio anche per diabete e patologie come l’artrite reumatoide».

Cronicità, il ruolo attivo dell’odontoiatra
Questa consapevolezza, aggiunge Gianmario Fusardi, presidente della Commissione Albo Odontoiatri dell’Ordine dei Medici, dimostra che «la presa in carico del paziente cronico richiede il ruolo attivo consapevole dell’odontoiatra e il suo adeguato coinvolgimento da parte degli altri specialisti di branca medica».
«L’obiettivo è controllare adeguatamente le principali patologie croniche del paziente (malattie su base infiammatoria, diabete, patologie cardiovascolari ed altre) che sono influenzate dal microbioma orale e quindi, per dirla in modo semplice, che rispondono anche in base alla condizione di salute o meno della bocca».
Trattamenti
Fondamentale è quindi prendersi cura del cavo orale e individuare tempestivamente eventuali situazioni di disbiosi. «Esistono test specifici, ma sono ancora poco diffusi - aggiunge Mensi -. L’odontoiatra, attraverso la visita clinica, l’uso della sonda e gli esami radiografici, può comunque intercettare i primi segnali. Il primo intervento è sempre la rimozione della placca; se necessario si può ricorrere a probiotici, antibiotici o trattamenti mirati».
Meritano un approfondimento i probiotici: «Ne esistono di specifici per i diversi distretti dell’organismo e vanno assunti solo su indicazione dell’odontoiatra. È da evitare il fai da te». Un ruolo non secondario è svolto anche dall’alimentazione: «Una dieta equilibrata, con un apporto controllato di zuccheri e carboidrati complessi, può favorire i processi di guarigione».
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