Salute e benessere

Febbre, integratori e colpi d’aria: la pediatra sfata i falsi miti

Sì agli sport all’aperto anche d’inverno: non è il freddo a fare ammalare, ma i virus. Ne parla la dottoressa Messina, in vista dell’apertura della scuole: «Vaccinazioni, 9-10 ore di sonno, alimentazione sana e attività fisica sono fondamentali»
La febbre non deve spaventare
La febbre non deve spaventare

Il freddo fa ammalare? Gli integratori aiutano davvero a tenere lontani i virus? Un bambino che ha spesso la febbre ha difese immunitarie più deboli? Con la stagione delle vacanze alle spalle, tornano in auge anche convinzioni difficili da scardinare. Rimedi e timori che hanno poco fondamento: non sono i «colpi d’aria» a provocare le infezioni, così come ammalarsi spesso non significa avere un sistema immunitario che non funziona. A fare la differenza sono piuttosto alcune buone abitudini, dal sonno all’alimentazione, dall’attività fisica alle vaccinazioni. Con Giulia Messina, pediatra bresciana di libera scelta attualmente in servizio nella Bergamasca, proviamo a fare chiarezza sui falsi miti più comuni e su ciò che può davvero aiutare i bambini ad affrontare i malanni di stagione.

Dottoressa Messina, con il ritorno a scuola aumentano raffreddori, tosse e febbre. Perché i bambini si ammalano più spesso nei mesi freddi?

Dopo l’estate si riprende a trascorrere molte ore insieme in ambienti chiusi, dove il ricambio d’aria è minore. Sono condizioni che favoriscono la trasmissione dei virus respiratori. Inoltre la circolazione dei virus è maggiore nel periodo invernale.

Giulia Messina, pediatra bresciana
Giulia Messina, pediatra bresciana

Quali sono le infezioni più frequenti in questo periodo?

Con la riapertura delle scuole tornano soprattutto le infezioni virali delle alte vie respiratorie. Vediamo quindi raffreddori, mal di gola e otiti. Nei bambini più piccoli possono comparire anche episodi di bronchiolite.

Contro il virus respiratorio sinciziale, responsabile della bronchiolite, in Lombardia è disponibile la profilassi con anticorpi monoclonali. Quanto è importante aderire?

È molto importante. La somministrazione viene effettuata ai neonati che nascono nel periodo di maggiore circolazione del virus. Per i bambini nati tra aprile e settembre 2026, invece, è necessario rivolgersi al pediatra o al centro vaccinale.

Quali accorgimenti si possono adottare per ridurre il rischio di contagio?

La prevenzione primaria punta a limitare il contatto con i virus attraverso semplici accorgimenti, come lavarsi spesso le mani e arieggiare regolarmente gli ambienti. C’è poi una prevenzione secondaria, che consiste nel riconoscere la malattia nelle fasi iniziali e nell’evitare che il contagio si diffonda. Per questo è importante che un bambino che ha contratto un virus torni a scuola soltanto quando è guarito. Una convalescenza adeguata aiuta a tutelare sia lui sia gli altri.

Quanto bisogna aspettare prima del rientro a scuola?

È sempre necessario seguire le indicazioni del pediatra. In linea generale, è bene attendere almeno 24 ore dalla scomparsa della febbre. In caso di infezione da streptococco, il rientro può avvenire dopo 48 ore dall’inizio della terapia antibiotica. Dopo episodi di vomito o diarrea, invece, è opportuno aspettare almeno 24 ore di completo benessere.

Può essere utile ricorrere agli integratori in vista dell’inverno?

Un bambino che segue un’alimentazione adeguata ha già gli strumenti necessari per difendersi dai virus. Non bisogna pensare che chi si ammala più spesso abbia necessariamente un problema al sistema immunitario. Al contrario, il sistema immunitario reagisce all’infezione e, attraverso questa risposta, sviluppa gli anticorpi che potranno proteggerlo in futuro.

E la vitamina D va davvero integrata?

Sì. La vitamina D svolge anche un’azione immunomodulante. In Paesi come l’Italia può essere utile integrarla nei mesi invernali, con dosaggi indicativamente compresi tra 400 e 600 unità al giorno.

Quali segnali devono indurre i genitori a contattare subito il pediatra?

La febbre spesso preoccupa i genitori, ma va valutata soprattutto insieme alle condizioni generali del bambino. Deve destare maggiore attenzione quando non risponde all’antipiretico e il bambino appare poco reattivo. Tra i segnali d’allarme ci sono alterazioni neurologiche, sonnolenza eccessiva e difficoltà respiratorie. Il primo riferimento resta il pediatra curante. Al pronto soccorso bisogna ricorrere quando compaiono veri segnali di urgenza.

Un bambino che ha contratto un virus deve tornare a scuola solo quando è completamente guarito
Un bambino che ha contratto un virus deve tornare a scuola solo quando è completamente guarito

Sonno, alimentazione, sport e vaccinazioni: quanto contano nella prevenzione dei malanni autunnali?

Moltissimo. Il sonno consente all’organismo di recuperare e ai bambini in età scolare raccomandiamo nove-dieci ore di riposo al giorno. Anche l’alimentazione ha un ruolo importante: deve essere varia, equilibrata e basata su prodotti di stagione. Non va trascurata nemmeno l’idratazione, soprattutto durante una malattia, quando è necessario bere di più.

E lo sport?

Ha effetti positivi sul sistema immunitario e può essere praticato all’aperto anche in inverno. Contrariamente a quanto si pensa, non è il freddo in sé a far ammalare. Non esistono il «colpo d’aria» o il «colpo di freddo»: sono i virus a causare le infezioni.

Quanto sono importanti le vaccinazioni?

Sono lo strumento principale che abbiamo per proteggerci. A breve partirà anche la vaccinazione antinfluenzale. Fino ai 17 anni viene proposta in formulazione spray e può essere somministrata dai pediatri e nei centri vaccinali. Rappresenta un’opportunità da cogliere.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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