Cronaca

Polmoniti nel Bresciano: oltre 300 decessi all'anno

Possono essere letali nei pazienti già fragili. Nella maggior parte del casi, invece, vengono trattate a domicilio. Lo scorso inverno hanno provocato seimila accessi nei pronto soccorso
Una radiografia ai polmoni
Una radiografia ai polmoni

La principale causa di morte della popolazione sono le malattie cardio-cerebrovascolari, che nel 2023, ultimo dato disponibile, hanno causato 3.048 decessi, seguite dai tumori maligni con 2.964 croci e dai disturbi psichici con altri 949 morti.

Emerge dal report di Ats Brescia riferito a tutta la nostra provincia, Valcamonica esclusa, che pone al quarto posto le malattie del sistema respiratorio, come polmoniti e altre infezioni, asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco): i morti, per queste ultime patologie, sono stati 840 nel 2023 – con un’età media di 84 anni – e 8.753 nel decennio precedente (il 7,9% del totale).

Parte da questo quadro generale il nostro approfondimento sulla polmonite, una malattia che può insorgere a qualsiasi età, viene generalmente trattata a domicilio con una prognosi favorevole, ma può rendere necessario il ricovero in ospedale e – quando complica un quadro già molto fragile, soprattutto tra gli anziani – può causare il decesso.

Abbiamo affrontato il tema con Anna Caruana, responsabile della Struttura semplice di Malattie infettive di Ats Brescia, e Cinzia Gasparotti, dirigente medico della Struttura semplice dipartimentale di Epidemiologia.

I numeri della malattia

Nel territorio di riferimento dal 2014 al 2023 le polmoniti sono state responsabili di 3.314 decessi, dei quali 363 nel 2023 (su un totale di 10.723) e 302 l’anno prima. La mortalità risulta più elevata nei maschi rispetto alle femmine e in crescita nel decennio considerato: le croci nel 2014 erano 193; il picco – condizionato dal Covid – è stato raggiunto nel 2020, con 607 morti.

Le infezioni respiratorie vengono monitorate a livello nazionale (attraverso il sistema RespiVirNet coordinato dall’Istituto superiore di Sanità) e regionale, grazie alla rilevazione degli accessi nei pronto soccorso.

Quest’ultimo sistema distingue tre condizioni: sindromi respiratorie (la categoria più ampia), sindromi simil-influenzali (forme cliniche caratterizzate da febbre e sintomi respiratori) e polmoniti (virali, pneumococciche, altre polmoniti batteriche, polmoniti associate ad altre malattie infettive, broncopolmoniti...).

Quanti vanno in pronto soccorso

Dall’analisi di questi ultimi dati emerge che nell’ultima stagione fredda - tra ottobre 2025 e marzo 2026 - nei pronto soccorso di Ats Brescia sono stati registrati 6.323 accessi per polmonite o altre sindromi respiratorie correlate. I casi riguardano tutte le età, ma sono più frequenti tra adulti (32%) e anziani (oltre il 40% sopra i 65 anni, una fascia d’età caratterizzata da maggiore fragilità clinica, presenza di patologie croniche e più elevato rischio di complicanze). Anche i bambini in età prescolare rappresentano una quota significativa (19%).

La diagnosi più frequente è la polmonite associata a influenza o Covid (43%), seguita da polmoniti e broncopolmoniti non meglio specificate (38%). Le forme batteriche sono meno diffuse (17%). Nel complesso i dati confermano un andamento stagionale, tipico dei mesi invernali, legato alla circolazione dei virus respiratori.

Una curiosità riguarda i mesi attorno al picco influenzale: la percentuale di anziani sul totale degli accessi tende a ridursi, verosimilmente per effetto del marcato incremento delle infezioni respiratorie acute anche nelle fasce più giovani. Estendendo, poi, l’analisi al periodo che va da gennaio 2025 a marzo 2026 gli accessi nei pronto soccorso per polmonite o sindromi respiratorie correlate salgono a quota 14.018 e il trend risulta in linea con quello regionale e nazionale.

Prevenzione

Nei confronti delle polmoniti – ricordiamo – esistono dei vaccini. Il più comune è quello contro lo Pneumococco, un batterio che può causare otite, sinusite e nei casi più gravi, appunto, polmonite, meningite e sepsi. In Lombardia viene offerto gratuitamente a tutti i nuovi nati, ai soggetti con condizioni a rischio, come i pazienti con deficit del sistema immunitario, e a coloro che hanno almeno 65 anni. Il ciclo dell’infanzia prevede tre dosi (terzo, quinto e undicesimo mese di vita), quello degli adulti una dose.

Nei bambini – considerando, ad esempio, i nati nel 2022 e il 2023 – la copertura vaccinale supera il 93%, negli over 65 è più bassa, ma i dati sono in evoluzione: in questa fascia d’età il vaccino può essere richiesto tutto l’anno – non solo insieme all’antinfluenzale – contattando i centri vaccinali delle Asst, i medici di famiglia o le farmacie.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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