Politica

Nini Ferrari: «Con la cultura la Provincia aiuta i territori»

Dai musei alle biblioteche, la consigliera di Fratelli d’Italia traccia il bilancio del mandato: «Il Broletto resta un riferimento per i piccoli Comuni»
Stefano Zanotti

Stefano Zanotti

Giornalista

Nini Ferrari
Nini Ferrari

Sono passati quasi due anni dall’elezione del Consiglio provinciale e dunque in autunno gli amministratori del Bresciano saranno chiamati nuovamente a esprimere le loro preferenze. Nel settembre del 2024 il centrodestra si prese la Provincia con nove consiglieri contro i sette del centrosinistra.

Tra chi sta vivendo questo mandato c’è Nini Ferrari, consigliera provinciale di Fratelli d’Italia alla Cultura, al Turismo, all’Università e alla Ricerca. Deleghe che, pur dentro un ente depotenziato, continuano a incidere molto sul territorio. «È innegabile che dal 2014 la Provincia abbia perso deleghe e risorse – osserva Ferrari –. Ma in questi mesi ho verificato quanto, soprattutto per i piccoli Comuni, l’ente intermedio resti un grande punto di riferimento. La Regione viene percepita come lontana, anche per procedure complesse. Per molti dei 205 Comuni bresciani la Provincia è ancora il luogo a cui rivolgersi».

Palazzo Broletto, sede della Provincia - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
Palazzo Broletto, sede della Provincia - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it

Il lavoro si è concentrato soprattutto su cultura e turismo. «Sono i temi che mi hanno impegnata di più e quelli in cui la Provincia può ancora esercitare un certo protagonismo». Il metodo scelto è stato quello della rete: mettere insieme realtà piccole, spesso con poche risorse, per renderle più visibili e più forti. Da qui il progetto «Una notte un museo», che ha coinvolto inizialmente 25 piccoli musei del territorio, poi saliti a 28. «Gli aderenti sono estremamente soddisfatti – racconta Ferrari –. L’idea è che se una persona visita il museo di Montichiari e scopre che fa parte della stessa rete di quello di Bienno, magari sarà portata a visitare anche l’altro. Si crea una connessone e si valorizza l’intero territorio».

Su questo modello la Provincia sta provando a costruire anche una rete dei castelli, coinvolgendo decine di realtà. «Non è semplice – ammette – perché ci sono situazioni amministrative molto diverse: alcuni castelli sono di proprietà comunale, altri hanno presidi ministeriali, come Sirmione. Ma stiamo lavorando per replicare una rete che ha funzionato».

La cultura

La recente mostra sul Liberty, chiusa con circa 67mila ingressi è stata un successo. «Siamo estremamente soddisfatti – dice Ferrari –. Sono cresciuti non solo i visitatori singoli, ma anche i gruppi e le scuole. Questo dimostra che la cultura può essere anche uno strumento didattico: meno lezioni frontali e più percezione diretta del patrimonio artistico». Oltretutto c’è l’ormai consolidata collaborazione con il critico d’arte Davide Dotti, che dona alla provincia un elemento in più per essere un punto di riferimento a livello culturale.

L'inaugurazione della mostra Liberty a Palazzo Martinengo
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L'inaugurazione della mostra Liberty a Palazzo Martinengo

Un altro progetto su cui Ferrari punta è quello dei «festival off», a partire dal Festival pianistico internazionale, portato anche fuori dalla città. «È un’eccellenza del territorio bresciano e bergamasco da oltre sessant’anni – spiega –. Con Alessandro Orizio abbiamo pensato di farlo arrivare anche nei luoghi iconici della provincia». Lo scorso anno gli appuntamenti hanno toccato Capo di Ponte, in un monastero dell’XI secolo «straordinario e poco conosciuto»; e Orzinuovi, grazie alla riapertura e valorizzazione di una chiesetta di proprietà dell’ospedale Mino Mellini. Quest’anno il progetto arriva a Bogliaco, a Villa Bettoni, e a Mazzano, dove il concerto sarà affiancato dalla spiegazione di una pala del Moretto.

Una serata del Festival pianistico internazionale - © www.giornaledibrescia.it
Una serata del Festival pianistico internazionale - © www.giornaledibrescia.it

Per Ferrari, questa non è solo programmazione culturale. «Portare un’offerta di qualità nelle piccole comunità significa anche contrastare la desertificazione delle zone montane e periferiche – sottolinea –. La cultura non è soltanto tempo libero. Se vista con lungimiranza, può contribuire ad affrontare problemi più ampi, anche demografici e sociali».

Dentro questa linea rientra anche il contributo al Ctb, aumentato seppure di poco. «Siamo contenti del lavoro che il Centro teatrale bresciano sta facendo – afferma la consigliera –. È una produzione di alta qualità che ha inserito Brescia nei circuiti nazionali. Nel bilancio siamo riusciti a ritagliare un piccolo aumento e ne siamo soddisfatti».

Il turismo

Sul fronte turistico, Ferrari rivendica il ritorno della Provincia in un ruolo più attivo, accanto a Camera di Commercio e Visit Brescia. Il riferimento è al patto per la gestione del turismo. «Oggi i dati sono una delle ricchezze più importanti – osserva –. Senza dati si fa fatica a programmare, a costruire strategie e anche a ottenere finanziamenti. Altrimenti si procede a vista». Il punto, secondo Ferrari, è accompagnare non solo i poli già maturi, come il lago di Garda, ma anche le aree meno conosciute e meno strutturate.

In questo quadro si inserisce anche il sostegno alla candidatura della Valcamonica a Capitale italiana della cultura 2029. «È un progetto che auspichiamo possa avere successo – dice –. Sarebbe anche un modello innovativo, perché finora la Capitale della cultura è sempre stata una città, spesso una metropoli. Qui invece ci sono tanti piccoli Comuni che si mettono insieme per valorizzare un’intera area, andando oltre i soli pitoti».

Per promuovere il territorio la Provincia lavora anche sul sito «Cose da fare», dove i Comuni possono caricare eventi e iniziative. «Abbiamo una media di circa 17mila accessi al mese – spiega Ferrari –. Oggi il turista spesso sceglie un luogo anche in base all’evento culturale proposto. Se una famiglia vede che a Gargnano c’è una rassegna adatta ai bambini, magari sceglie quel paese invece di un’altra località».

A questo si aggiunge la sperimentazione con Virgilia, una piattaforma di intelligenza artificiale pensata come ufficio turistico virtuale. «Risponde in tutte le lingue e ha un costo di adesione molto basso, circa 500 euro all’anno – racconta Ferrari –. Può essere utile soprattutto ai piccoli Comuni, che possono caricare i propri contenuti e far conoscere luoghi anche reconditi ma straordinari».

Le biblioteche

Uno dei dossier più delicati delle ultime settimane è stato quello della Rete bibliotecaria bresciana e cremonese. Ferrari respinge l’idea di un taglio lineare ai servizi e parla invece di una riorganizzazione necessaria. «La rete esiste dal 1988 e nel tempo si è allargata, ma non è mai stata davvero ripensata – spiega –. Dal primo gennaio prossimo i costi del prestito interbibliotecario aumenteranno del 40% per il nuovo inquadramento dei lavoratori della logistica. Un incremento simile metterebbe in difficoltà qualsiasi ente».

Da qui la proposta di una sperimentazione trimestrale: ridurre da dieci a tre i prestiti interbibliotecari mensili richiedibili fuori dalla propria biblioteca, mantenendo però la possibilità di deroghe in presenza di esigenze motivate, ad esempio per ragioni di studio o ricerca. «Abbiamo portato il tema in consulta il 4 giugno – ricostruisce Ferrari –. Abbiamo spiegato i dati, proposto una simulazione e chiesto ai sistemi bibliotecari di confrontarsi con i propri aderenti entro il 30 giugno. Tutti hanno aderito alla sperimentazione. Solo il sistema della sindaca ha osservato che tre prestiti sono pochi e ne ha proposti almeno quattro. Ma siamo appunto in una fase sperimentale: raccoglieremo i dati, li condivideremo e poi decideremo insieme».

La biblioteca di Concesio - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
La biblioteca di Concesio - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it

La consigliera insiste anche su un altro punto: il prestito interbibliotecario non è un costo che grava solo sulla Provincia. «La convenzione prevede che partecipino anche i sistemi e i Comuni. La riorganizzazione non la facciamo perché non troviamo i soldi, ma anche per evitare che i territori debbano mettere risorse aggiuntive che spesso non hanno». Tra le linee di lavoro ci sono una maggiore formazione dei bibliotecari, l’uso più forte della media library online e la possibilità di acquisti centralizzati. «Non significa che la Provincia decide quali libri avranno i Comuni – chiarisce –. Significa raccogliere le richieste e acquistare insieme, ottenendo condizioni migliori».

Nel frattempo la Provincia sta lavorando anche all’ingresso delle università bresciane nella rete bibliotecaria. «Sarà firmato un protocollo con il rettore – annuncia Ferrari –. Credo che sia un passaggio importante non solo per i testi, ma per avvicinare l’università ai cittadini. Le biblioteche oggi non sono più solo luoghi dove si prende e si restituisce un libro: sono luoghi di incontro, divulgazione e comunità».

L’università

Proprio sull’università, Ferrari vede una crescita, ma anche un’occasione mancata. «Brescia ha perso la sua grande occasione con il campus alla caserma Randaccio – afferma –. C’erano fondi già stanziati e sarebbe stato un passaggio decisivo per dare alla città una vera vocazione universitaria. È stato un vulnus gravissimo». Oggi, riconosce, l’Università degli Studi ha superato quota 18mila studenti e anche la Cattolica ha investito molto con il nuovo campus. Ma secondo la consigliera serve una visione più ampia.

«Le amministrazioni dovrebbero occuparsi dell’aspetto urbanistico e degli alloggi – dice –. I privati hanno intercettato una nicchia di mercato, ma se la domanda è alta una stanza può arrivare a 500 o 700 euro al mese. Un’offerta pubblica avrebbe un altro significato». La sfida, per Ferrari, è costruire poli capaci di attrarre studenti, docenti e anche università straniere. «Le università americane e inglesi cercano città medie dove insediarsi. Brescia potrebbe essere un hub per territori come Cremona, Mantova e la Bassa. Ma bisogna fare accordi, investire, muoversi».

La gestione

Resta però il nodo delle risorse e della natura stessa della Provincia. «La legge Delrio è stata folle – afferma Ferrari –. Per un territorio vasto come il nostro, con oltre un milione di abitanti, servirebbe un ente intermedio con maggiore autonomia, nell’interesse dei territori». Le difficoltà, ammette, sono quotidiane: bilanci stretti, deleghe ampie, nessun assessorato vero e proprio. «Noi non siamo assessori e non siamo pagati nemmeno a gettone di presenza. Il tempo che dedico alla Provincia è passione pura».

Ferrari rivendica però il rapporto con il presidente e la possibilità, pur dentro limiti evidenti, di trovare qualche spazio di manovra. «Ho un ottimo rapporto con lui – dice –. Ogni tanto chiedo se si riesca a limare qualche riga di bilancio per finanziare un progetto e devo dire che mi ha sempre aiutata».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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