Politica

Maione: «Brescia ha bisogno del nucleare, la Lombardia vuole ospitarlo»

L’assessore regionale all’Ambiente e Clima esamina i dossier aperti e fa il punto sul quadro politico: «Nel 2028? Lombardia Ideale ci saà. Del Bono? Non mi preoccupa»
L'assessore regionale all'Ambiente e Clima, Giorgio Maione -  © www.giornaledibrescia.it
L'assessore regionale all'Ambiente e Clima, Giorgio Maione - © www.giornaledibrescia.it

Giorgio Maione entra nell’ultimo anno e mezzo di legislatura con una convinzione: l’assessorato all’Ambiente e Clima deve essere giudicato sui cantieri aperti e, soprattutto, su quelli che riuscirà a chiudere. Bresciano, esponente di Lombardia Ideale e assessore nella Giunta Fontana, rivendica il lavoro avviato sulle bonifiche e prepara gli ultimi dossier della legislatura.

Assessore, quali sono per lei i risultati più significativi del suo mandato?

Partirei dalla produzione normativa, perché ha dato il via a molti risultati concreti. La legge sulle bonifiche è stato il primo atto e ha aperto un percorso che, soprattutto nel Bresciano, ha prodotto risultati importanti: penso alla Caffaro, alla ex Metalli Capra, alla Selca. Poi c’è la legge sul clima, che ci ha consentito di anticipare temi oggi centrali, dalla gestione dell’acqua alle energie rinnovabili fino al nucleare come strategia di decarbonizzazione. Infine la nuova legge sulla valutazione d’impatto ambientale, che punta sulla semplificazione. E ora arriverà quella sugli incidenti rilevanti.

Palazzo Lombardia, sede della Giunta regionale -  © www.giornaledibrescia.it
Palazzo Lombardia, sede della Giunta regionale - © www.giornaledibrescia.it

Resta circa un anno e mezzo di lavoro a questa legislatura. Quale sarà la priorità?

Completare il lavoro iniziato e fare in modo che le opere rispettino i cronoprogrammi, perché politica e azione amministrativa si misurano sui risultati. Poi vogliamo continuare il lavoro di semplificazione e ragionare sul riutilizzo delle acque piovane. Entro fine legislatura dovremo inoltre aggiornare il piano regionale dei rifiuti e il piano aria.

Sul fronte dell’acqua state pensando al riutilizzo delle vecchie cisterne degli edifici?

Sì. Oggi la normativa sulle vecchie cisterne, che un tempo contenevano combustibile, consente di tombarle o smaltirle, entrambe soluzioni che hanno un costo. Dare una terza possibilità, utilizzandole per l’invarianza idraulica e per recuperare l’acqua piovana, potrebbe essere conveniente anche per gli stessi condomini. Stiamo ragionando sull’utilizzo a fini idrici delle acque presenti nelle cave.

Quanto del cambiamento climatico possiamo ancora evitare e quanto, invece, dobbiamo ormai prepararci a gestire?

Dobbiamo prendere atto che il cambiamento climatico è una nuova normalità. La legge sul clima punta anche a ridurre il più possibile le emissioni di gas climalteranti, ma è evidente che questa è una sfida globale e non può dipendere dalla sola Lombardia.

Quindi la mitigazione non basta più?

No. Continuiamo a lavorare sulla riduzione delle emissioni: penso all’elettrificazione delle acciaierie, ai sistemi di captazione nell’industria e agli interventi in agricoltura e negli allevamenti. Anche gli enti locali ormai considerano normali interventi come depavimentazioni e boschi urbani. Ma accanto a questo c’è inevitabilmente l’adattamento.

Cosa significa concretamente adattarsi?

Significa anche difendere la competitività del nostro sistema economico. Se non adattiamo le filiere produttive e se i territori non hanno aree di spaglio o infrastrutture capaci di assorbire gli effetti del dissesto idrogeologico, rischiano di diventare meno accessibili e meno attrattivi sia per la movimentazione delle merci sia per il turismo.

L'inquinamento dell'aria è una delle principali criticità -  © www.giornaledibrescia.it
L'inquinamento dell'aria è una delle principali criticità - © www.giornaledibrescia.it

Sulla qualità dell’aria rivendicate il miglior triennio, ma continuano a servire limitazioni. Quanto siamo lontani dall’obiettivo?

Partiamo da un handicap dato dalla conformazione geografica della Pianura Padana. Il nostro piano è ambizioso e il lavoro di questi anni sta dando risultati. Non ci aiuta che le risorse destinate al Bacino Padano siano state spostate più avanti negli anni e in parte assegnate direttamente ai Comuni, frammentando le azioni.

E di chi è la responsabilità del taglio delle risorse? Non è del governo?

È stata una scelta del governo, certo. E non a caso è anche una delle nostre battaglie sull’autonomia: se le quattro Regioni del Bacino Padano riescono a concordare una regia ma non hanno risorse a disposizione, possono fare meno e gli obiettivi diventano più lontani.

A ottobre scattano le limitazioni per gli Euro 5 diesel. Che cosa farà Regione?

A giorni prenderemo una decisione. Abbiamo due o tre opzioni sul tavolo, ma l’obiettivo è non costringere le persone a cambiare automobile e consentire loro un’ampia libertà di circolazione. È un tema che riguarda soprattutto Brescia, ma anche chi ogni giorno viene in città per lavorare.

Quali sono le alternative?

Una è Move-In, l’altra è rafforzare le misure temporanee, che in Lombardia finora sono state meno restrittive rispetto ad altre Regioni. Stiamo lavorando sui dettagli e coordinandoci con le altre Regioni.

Qual è il settore nel quale è più difficile ridurre le emissioni: trasporti, industria, agricoltura o riscaldamento?

Contribuiscono tutti e sono tutti strategici. Non me la sento di colpevolizzarne uno. È un incastro difficile, perché ci sono interessi legittimi e bisogna tutelare anche la tenuta del sistema economico. Una scelta può penalizzare ricchezza, posti di lavoro e filiere fondamentali per la Lombardia, dall’automotive all’agricoltura e all’allevamento. È qui che deve intervenire la mediazione politica.

In Lombardia risultano 1.189 siti contaminati, esclusi i Sin. Nel Bresciano Arpa censisce 550 procedimenti di bonifica in corso. È realistico chiudere questa eredità industriale in una generazione?

La velocità con cui affrontiamo questi problemi sta aumentando. La legge sulle bonifiche e quella sulla Via aiuteranno molto. Ma la leva principale è dare una nuova vocazione alle aree dismesse: rigenerazione urbana, logistica, data center e nuovi insediamenti possono consentire di bonificare ex aree industrializzate che altrimenti rischierebbero di restare abbandonate. Le statistiche ci dicono che per ogni euro investito nelle bonifiche ritornano fra i 3 e i 4 euro di Pil. Bonifiche, rigenerazione e riqualificazione sono anche una grande occasione di sviluppo.

Uno scorcio della discarica Vallosa di Passirano -  © www.giornaledibrescia.it
Uno scorcio della discarica Vallosa di Passirano - © www.giornaledibrescia.it

Alla Caffaro la bonifica del sito industriale è finalmente partita. Fuori dalla fabbrica, però, rimangono terreni e discariche da risanare. Qual è il prossimo obiettivo?

Dare una nuova vita all’area agricola e farne anche un volano economico. Ci stiamo coordinando con il Ministero anche per capire quali effetti possa avere la trattativa con Livanova e quindi come potranno essere utilizzati i fondi del risarcimento.

E sulla discarica Vallosa di Passirano?

Siamo alla spasmodica ricerca di fondi da parte del Governo. Avevo indicato anche un percorso alternativo, ma non si è trovata la sintesi politica. La politica è l’arte del possibile.

Lei aveva proposto una deroga all’indice di pressione per impianti legati alla bonifica dei Sin. La Giunta ha bocciato quella strada?

Ha rinviato la decisione, non l’ha archiviata.

L’ha vissuta come una sconfitta politica?

Assolutamente no. Credo di aver proposto una via d’uscita originale, che prevedeva il coinvolgimento dei privati quando Stato, Regione e Comune non ce la fanno. Per Vallosa parliamo di circa150 milioni per la bonifica o di 80 milioni per la messa in sicurezza. Sono cifre che Regione non può sostenere da sola, anche perché siamo all’interno di un Sin, e tanto meno può farlo il Comune di Passirano.

Rivendica quindi ancora quella proposta?

Avevamo previsto vincoli molto forti proprio per impedire l’arrivo di avventurieri. Credo che il project financing sia un modello che in futuro non possa non essere considerato. Chi ha una responsabilità politica deve avere anche il coraggio di avanzare proposte, mettendo in conto che non tutti siano d’accordo.

Che cosa succede adesso?

Continuiamo a cercare le risorse. Sarà il tempo a dire se la mia proposta fosse troppo coraggiosa o se alla fine, purtroppo, i contribuenti dovrano accollarsi questa spesa.

La legge sul clima indica il nucleare tra le strategie di decarbonizzazione. La Lombardia vuole ospitare gli impianti?

Di più: la Lombardia si candida a ospitarli.

Avete già individuato le aree adatte?

Dobbiamo aspettare le linee di indirizzo nazionali, perché permitting e localizzazione sono competenze statali. È evidente che ci saranno zone più o meno adatte: non si può pensare a un parco o a un’area a rischio frana. Ma oggi fare una mappatura sarebbe prematuro finché non avremo una legislazione nazionale chiara.

Il sopralluogo alla ex Selca di Berzo Demo -  © www.giornaledibrescia.it
Il sopralluogo alla ex Selca di Berzo Demo - © www.giornaledibrescia.it

Gli industriali bresciani hanno già manifestato interesse per i piccoli reattori. Brescia potrebbe ospitarne uno?

Brescia, per essere competitiva, deve ipotizzare interventi di questo tipo. Abbiamo un mondo produttivo e realtà talmente energivore che, se vogliamo mantenere la nostra competitività, dobbiamo ragionare anche in questi termini. Brescia ha bisogno del nucleare.

Non teme una forte opposizione?

È proprio sulle comunità che bisognerà fare il lavoro più importante. Abbiamo contestazioni persino sugli impianti di biogas e biometano: quando si parlerà di un mini reattore sarà necessario un lavoro culturale preparatorio perché le comunità possano accettare interventi di questo tipo, che vanno spiegati in modo approfondito.

Veniamo alla politica. Lombardia Ideale è nata attorno al presidente. Cosa diventerà nel 2028, con il dopo Fontana?

È un esperimento politico riuscito. Nasce come civica regionale, ma si è strutturata a livello provinciale e Brescia è un ottimo esempio: abbiamo eletto un consigliere provinciale e siamo rappresentati al tavolo delle segreterie del centrodestra. È una realtà ormai consolidata, con personale politico in grado di affrontare le prossime sfide, dalle amministrative alle regionali.

Alle Regionali ci sarete a prescindere da chi sarà il candidato presidente?

Non sappiamo ancora chi sarà il candidato e quindi queste valutazioni andranno fatte insieme a lui. Ma Lombardia Ideale rappresenta ormai un’esperienza politica di rilievo e credo che troveremo i percorsi per essere utili alla vittoria del centrodestra.

Chi dovrebbe succedere a Fontana?

Il miglior candidato o la migliore candidata sarà chi saprà unire il centrodestra nel senso più ampio possibile, comprendendo anche chi si riconosce in quell’area ma non ha l’identità di un partito. Non do un nome, ma una ricetta: serve qualcuno capace di federare l’alleanza, a prescindere dal peso delle singole forze.

Una trattativa con Veneto alla Lega e Lombardia a FdI si è però già consumata.

Ogni elezione ha una storia propria. Non si può pensare che l’elezione di una Regione due anni prima determini quella successiva: in mezzo ci sono le Politiche e ci saranno altri tavoli. Credo che la vera trattativa sulla Lombardia inizierà dopo le Politiche.

Nel centrosinistra prende quota la corsa di Emilio Del Bono a governatore. Può mettere in difficoltà il centrodestra?

Non lo temo particolarmente. Il centrodestra arriverà alla fine della legislatura con i compiti fatti e potrà portare in dote una buona amministrazione. Ritengo che Del Bono non abbia le caratteristiche per governare una Regione di centrodestra, che si riconosce intimamente in una Lombardia produttiva, che chiede risultati, e non nella Lombardia dei centri storici, delle Ztl o di qualche salotto culturale.

Maione insieme ai segretari provinciali del centrodestra -  © www.giornaledibrescia.it
Maione insieme ai segretari provinciali del centrodestra - © www.giornaledibrescia.it

E Roberto Vannacci? Lombardia Ideale potrebbe stare in una coalizione con lui?

Il civismo guarda innanzitutto ai programmi, a ciò che si vuole realizzare e a ciò che si è realizzato. Ma ritengo che la proposta di Vannacci, per come si è espressa finora a livello nazionale, sia ancora troppo intrisa di slogan che esasperano il clima politico. Se dovessi giudicare dagli slogan, direi che c’è una distanza.

Quindi esclude un’alleanza?

Sui programmi e sui singoli temi possono esserci convergenze. In questa fase la vedo molto difficile.

Lei si ricandiderà in Regione nel 2028?

L’impegno e i risultati mi portano a dire che la proposta di Lombardia Ideale debba misurarsi con l’elettorato anche alla scadenza del 2028. E vale anche per me.

Esclude una corsa a sindaco di Brescia?

Sono cittadino di Brescia e ho trascorso quindici anni in Consiglio comunale. Quello che vogliamo costruire è un’aggregazione civica capace di dare un contributo alle prossime comunali. Prima del candidato vengono però programmi, idee e battaglie.

Quali?

Il centrodestra deve saper rivendicare i risultati ottenuti per la città, dalla bonifica della Caffaro ai 15 milioni destinati al Teatro romano. Dobbiamo cambiare la narrazione: meno battaglie di retroguardia, come quella sul Bigio, e più temi attuali. Vorrei lavorare anche sull’idea di Brescia come «blue zone», mettendo al centro longevità, qualità della vita, ambiente, benessere e socialità.

Brescia è davvero contendibile per il centrodestra nel 2028?

Sì, se saprà presentarsi con un programma moderno e con una classe dirigente capace di interpretare il cambiamento. Serve un grande lavoro di squadra e un rinnovamento anche dei programmi e delle proposte.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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