Oggi, secondo il calendario meteorologico, inizia ufficialmente l’autunno. Che piova o ci sia il sole, che le temperature siano inferiori o superiori alla media, questa convenzione non cambia: ogni anno l’autunno inizia il 1° settembre e si conclude il 30 novembre. Si tratta di una decisione che affonda le sue radici in un’epoca lontana: nel 1780 nacque la Societas Meteorologica Palatina, ovvero la prima, vera rete meteorologica internazionale, e ben presto venne presa la decisione di suddividere le stagioni in modo diverso rispetto al calendario astronomico.
La ragione? Uniformare e semplificare la raccolta dei dati. E così, dal punto di vista meteorologico, possiamo considerare conclusa l’estate 2026: ora non resta che stilare bilanci e classifiche, ma possiamo già confermare le anticipazioni che vi abbiamo fornito nelle ultime settimane, ovvero che il primo posto dell’estate 2003, per quanto riguarda la nostra città, non è in discussione.
I record di settembre
Nell’attesa di conoscere la «top five» delle stagioni estive più calde, che verrà resa nota nei prossimi giorni, ecco qualche curiosità relativa al mese di settembre. Secondo i dati dell’osservatorio installato presso l’istituto Pastori, il risveglio settembrino più freddo di tutta la serie storica risale al 1972: a fine mese si verificò un eccezionale crollo termico, tanto che all’alba del 27 settembre la colonnina di mercurio scese fino a +3,0°C, un record tuttora imbattuto.
Se invece parliamo di caldo anomalo, sul primo gradino del podio troviamo i +35,1°C del 1° settembre 2024. Come spesso accade, ogni zona è caratterizzata da un microclima diverso, dunque non dobbiamo stupirci se la stazione meteorologica di Ghedi propone altri dati: il record di freddo, pari a +3,8°C, risale al 28 settembre 1972, mentre il picco più alto, pari a +34,1°C, è stato raggiunto nel pomeriggio del 1° settembre 2024. Per quanto riguarda la pioggia, meritano un cenno i 93,6 millimetri caduti in città il 27 settembre 1993.

Ondate di caldo sempre più tardive
Negli ultimi anni abbiamo assistito in molte occasioni a ondate di caldo particolarmente tardive: il caso più eclatante risale al 9 ottobre 2023, quando la massima, a Brescia, raggiunse i +31,3°C, ma se consideriamo solo la prima metà di settembre, gli esempi si sprecano.
Fino a pochi decenni fa la cosiddetta burrasca di Ferragosto faceva calare definitivamente il sipario sulla calura estiva, ma il riscaldamento globale ha reso il cambio di stagione molto più lento e faticoso: le sortite dell’anticiclone subtropicale stanno diventando frequenti anche in periodi dell’anno che in passato erano caratterizzati da configurazioni atmosferiche ben diverse.
Il meteoquiz
Ed ora, spazio al nuovo meteoquiz, ma prima scopriamo insieme la risposta al quesito di martedì scorso: prevedere l’andamento del prossimo inverno, a Brescia e provincia, è di fatto impossibile, ma ipotizzare che sia caratterizzato, nel complesso, da temperature superiori alla media, è assai verosimile.
D’altronde, negli ultimi decenni, vivere inverni più caldi della norma è diventata un’abitudine: ciò non toglie che, nell’arco di un trimestre, possano verificarsi irruzioni fredde, magari anche degne di nota e accompagnate da nevicate a quote pianeggianti.
Per quanto riguarda il Super Niño, i suoi effetti sull’area del Mediterraneo sono oggetto di discussione e solitamente non vengono considerati rilevanti, mentre sull’andamento delle temperature globali il suo peso è indiscutibile.


