Che il clima stia cambiando con una velocità impressionante è sotto gli occhi di tutti. L’estate che stiamo vivendo non può essere considerata una sorpresa: siamo di fronte all’ennesimo campanello d’allarme di una crisi annunciata, che arriva dopo una lunghissima serie di anni caratterizzati da anomalie a senso unico, o quasi. Abbiamo provato a considerare gli ultimi duecento mesi, ovvero il periodo compreso fra gennaio 2010 e agosto 2026 (il mese non è ancora concluso, ma l’esito è scontato), e li abbiamo confrontati con la media storica: centocinquanta sono stati più caldi della media, trentacinque nella norma e solo quindici più freddi della media.
I periodi freddi, o addirittura gelidi, esistono ancora (e ci mancherebbe altro): basti pensare a ciò che accadde nel 2012, quando la prima settimana di febbraio trascorse con temperature eccezionalmente basse, oppure al rigido mese di maggio del 2019, che portò la neve a quote collinari. Merita di essere ricordato anche il crollo termico avvenuto il 1° marzo 2018, quando le massime rimasero sottozero e i fiocchi tinsero di bianco la nostra città.
Il problema è che la bilancia pende in modo inequivocabile dalla parte del caldo anomalo: rilevare temperature superiori alla media è ormai un’abitudine consolidata, mentre le parentesi fredde sono sempre più rare.
Gli anticicloni
Il cambiamento climatico, negli ultimi decenni, ha favorito lo spostamento verso nord della cosiddetta ITCZ (zona di convergenza intertropicale), ovvero un’estesa area di bassa pressione situata nei pressi dell’Equatore. Il risultato? Anche gli anticicloni subtropicali hanno spostato verso Nord il loro raggio d’azione, coinvolgendo in modo sempre più diretto l’Europa centro-meridionale, con tutte le conseguenze del caso. Le configurazioni atmosferiche sono diventate sempre più estreme, con enormi aree di alta pressione pronte a inglobare il Mediterraneo per lunghi periodi.
Niente a che vedere con il caldo, ma non opprimente, abbraccio dell’anticiclone delle Azzorre, che in passato scandiva i ritmi delle stagioni estive in Pianura padana, lasciando spazio a parentesi instabili e cali termici, anche significativi.
Nonostante le prospettive tutt’altro che rosee, non dobbiamo trarre conclusioni affrettate. Il riscaldamento globale, purtroppo, proseguirà a spron battuto, ma teniamo presente che l’innalzamento delle temperature, su scala locale, non procede in modo lineare: il trend, pur restando al rialzo, è sempre stato caratterizzato da oscillazioni, più o meno marcate e, soprattutto, destinate a proseguire anche nei prossimi anni.
Tradotto: chi pensa che questa verrà ricordata come l’estate più fresca dei prossimi vent’anni, si sbaglia. Prima o poi, inevitabilmente, vivremo stagioni ancor più calde, ma non mancheranno quelle accompagnate da temperature meno anomale, così come è accaduto più volte dopo il bollente trimestre estivo del 2003.
Il meteoquiz
Ora, scopriamo insieme la soluzione dell’ultimo meteoquiz: quando le temperature minime non riescono a scendere sotto la soglia dei +20°C si parla di notti tropicali, ma se la colonnina di mercurio rimane sopra i +25°C (come è accaduto più volte anche nella nostra città), è corretto parlare di notti equatoriali.
Per il nuovo quesito, cambiamo totalmente rotta e pensiamo alla neve. Ebbene sì: l’inverno è ancora lontano, ma ci sembra giusto distogliere, almeno per un attimo, l’attenzione da tutto ciò che riguarda il caldo anomalo.



