Forse per il nome evocativo, forse per il fatto che il riscaldamento globale in atto ci ha portati a temere ogni ondata di calore – e i conseguenti fenomeni atmosferici estremi connessi – ma l’annuncio su El Niño dell’Organizzazione meteorologica mondiale ha scosso più di una persona. Secondo la Wmo il fenomeno climatico si ripresenterà con l’80% di probabilità nel 2027, con l’ultimo episodio che risale al 2023-24.

Fenomeno naturale
Ma di cosa stiamo parlando? Cos’è questo El Niño tanto temuto? «Chiariamo fin dal principio che si tratta di fenomeno ciclico naturale che si manifesta periodicamente nel clima, nell’accoppiamento atmosfera-oceano – spiega Giacomo Gerosa, professore ordinario di Fisica dell’Atmosfera all’università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia –. Si osserva un riscaldamento anomalo delle acque del Pacifico, in particolare lungo le coste del Perù con un aumento della temperatura dell’oceano equatoriale».

Il suo nome scientifico è Enso (El Niño-Southern Oscillation) ed è stato descritto dal 1600 in avanti. Dura solitamente tra i sei e i nove mesi, ma in alcuni casi può protrarsi anche per due anni». Deve il suo nome – El Niño, letteralmente «il bambino» – al fatto che i suoi primi effetti di manifestino attorno al periodo natalizio nelle acque del Pacifico dell’emisfero australe, all’altezza delle coste del Perù: da qui «il bambino», legato alla figura di Gesù Bambino.
«Ogni due-sette anni si osserva un riscaldamento anomalo delle acque del Pacifico, soprattutto al largo delle coste del Perù – spiega Gerosa –. Questo fenomeno indebolisce i venti alisei e fa aumentare ulteriormente la temperatura del mare, creando una sorta di effetto a cascata con conseguenze atmosferiche, oceaniche, ecologiche e naturali». Una curiosità: una volta finito prende il suo posto il suo contraltare climatico, La Niña.
An El Niño is emerging. What do you know about it?
— World Meteorological Organization (@WMO) June 3, 2026
El Niño is a powerful natural climate pattern that warms ocean waters in the central and eastern Equatorial Pacific. It typically occurs every 2-7 years, but no two El Niños are exactly alike.
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Il primo e più evidente effetto di El Niño è che piove di più in Sud America e meno sull’altra costa oceanica, diversamente da quanto avviene di solito. «Rallenta anche la risalita delle acque fredde e ricche di nutrienti, il cosiddetto upwelling, fondamentali per la crescita di alghe e per sostenere l’intera catena alimentare marina – aggiunge il professore –. Ne consegue una riduzione della produttività ittica e un impatto diretto sulla pesca locale». Oltre a ciò si innalzano le temperature, delle acque ma anche quelle atmosferiche.
Gli effetti su Brescia
Ma perché questo fenomeno naturale interessa direttamente anche noi? Anche su questo punto Gerosa fa chiarezza, evidenziando come «in un sistema fluido come quello atmosferico, attraversato da onde di pressione che generano eventi come El Niño in maniera stocastica, l’alterazione della circolazione si ripercuote inevitabilmente anche nelle altre aree, perturbando la circolazione in modo però abbastanza prevedibile grazie a modelli matematici di medio-lungo periodo – sottolinea –. Da noi gli effetti ci saranno ma non si verificheranno sconvolgimenti, non catastrofi. Verremo toccati solo di striscio, sebbene la catena degli effetti sia piuttosto complessa».
Il fenomeno può infatti essere attenuato dall’oscillazione del Nord Atlantico, ma allo stesso tempo può anche venire amplificato, andando a perturbare la corrente a getto subtropicale».
Il vero problema
Il vero problema è che «El Niño si sovrappone al riscaldamento globale già in atto, potendo così aggravarne gli effetti» afferma Gerosa, andando a enucleare il vero nodo gordiano della questione: «Ciò di cui ci dobbiamo davvero preoccupare, ora e in futuro, è proprio il riscaldamento globale».




