Le primarie continuano ad essere al centro del dibattito nel «campo largo». Si dovrebbero svolgere a metà febbraio, ma la Corte costituzionale – nel frattempo – potrebbe cancellare dalla nuova legge elettorale la norma che impone di indicare un candidato alla presidenza del Consiglio dei ministri. In realtà, la Consulta ha i suoi tempi e potrebbe verosimilmente pronunciarsi sulla riforma del sistema di voto solo dopo le primarie, che quindi si terranno quasi certamente, anche perché – in caso di vittoria alle politiche – il «campo largo» dovrà indicare un nome a Mattarella per formare il governo.
Stabilire che le primarie si terranno è già un primo passo, ma ancora non è chiaro quanti si candideranno, se il voto si svolgerà in uno o due turni di votazione e se sarà soltanto «in presenza» o anche on-line (si può discutere anche sulle modalità di registrazione: forse lo Spid darebbe qualche garanzia in più, visto che in questo periodo sembra che nemmeno i supermercati si possano difendere dall’hackeraggio, figurarsi una consultazione politica importante).
In sostanza, si è deciso quando ma non come, quindi siamo in alto mare. La Schlein preferirebbe un confronto a due con Conte, per catturare tutti i consensi degli elettori del Pd e dei partiti centristi, mentre Conte preferisce allargare la platea dei concorrenti, sapendo che almeno un moderato o due si presenteranno, sottraendo voti alla segretaria democratica (c’è, tuttavia, anche la possibilità che Avs abbia un suo leader in gioco: forse a rimetterci sarebbero più o meno alla pari i due maggiori concorrenti).

La partecipazione dei soli Conte e Schlein chiuderebbe anche il discorso sul numero dei turni di votazione, perché per forza uno/una dei due avrebbe almeno la metà più uno dei consensi espressi. Se invece la gara fosse a tre, quattro o addirittura cinque, la battaglia sul ballottaggio sarebbe l’ennesimo motivo di lite nel «campo largo»: Conte sa di poter provare a piazzarsi al primo posto con la Schlein indebolita dalla presenza di concorrenti alla sua destra, quindi preferirebbe un solo turno, per affermarsi con la maggioranza relativa dei voti.
Ma la Schlein non è di questo avviso, quindi – in caso di più candidati – si potrebbe andare al ballottaggio fra i due meglio piazzati al primo turno. Resta il dettaglio – che non è proprio trascurabile – di come votare. Un conto è andare ai seggi, ai gazebo, versando uno o due euro e firmando un foglio per sancire una sorta di adesione morale ai principi programmatici del «campo largo»: in questo caso la Schlein sarebbe favorita, perché gli elettori democratici mobilitabili sul territorio sono molti di più dei pentastellati.
Se invece ci fosse anche l’on-line (che è stato il luogo nel quale il M5s è nato e vissuto dalla fondazione in poi) la partecipazione dei Cinquestelle e dei contiani potrebbe essere più ampia, in grado forse di riequilibrare o ribaltare la situazione. C’è infine il ruolo dei terzi incomodi: il centrista Onorato è per Conte, Renzi per la Schlein. La partecipazione di un candidato moderato – forse la Salis, sindaco di Genova – darebbe visibilità politica ai partiti centristi che – fin qui – non hanno avuto nemmeno accesso alle riunioni della coalizione.
Infine, c’è da considerare gli effetti positivi e negativi di una competizione interna al «campo largo» che potrebbe assumere i toni di una drammatica competizione senza quartiere. Come si potrebbe proseguire insieme se i due maggiori contendenti si scontrassero in modo molto deciso durante le primarie?
Un risultato, intanto, pare già probabile: alle elezioni parlamentari del 2027, secondo la sondaggista Ghisleri, un centrosinistra con Schlein candidata premier vedrebbe l’apporto del M5s ridursi dal 12% (ipotesi Conte candidato) al 10,4% dei voti, penalizzando la coalizione; inoltre, l’astensione generale alle politiche salirebbe dell’1,2% se a guidare la coalizione fosse la leader del Pd anziché il capo pentastellato (del resto, alle amministrative gli elettori del Movimento defezionano spesso verso il non voto, se non hanno in lizza un proprio candidato). Insomma, comunque la si veda, questa vicenda delle primarie sembra più un problema che una risorsa per la nascente coalizione del «campo largo».




