Opinioni

Primarie e rapporti di forza nel centrosinistra

Si è detto spesso che la scelta del candidato del «campo largo» alla presidenza del Consiglio può mutare l'esito elettorale ma le primarie non sembrano avere alcuna influenza sull'esito secondo il primo sondaggio
Luca Tentoni

Luca Tentoni

Editorialista

Schlein e Conte - Foto Ansa/Riccardo Antimiani © www.giornaledibrescia.it
Schlein e Conte - Foto Ansa/Riccardo Antimiani © www.giornaledibrescia.it

Si è detto spesso che la scelta del candidato del «campo largo» alla presidenza del Consiglio può mutare l'esito elettorale. In effetti, Conte e Schlein hanno storie personali e posizioni politiche differenti; mediaticamente può avere un peso la sfida fra due che sono stati già premier (Meloni e Conte) oppure fra due donne che sono ai vertici dei maggiori partiti nazionali (Meloni e Schlein). Ebbene, al primo sondaggio commissionato dal Tgla7 per Swg, le primarie non sembrano avere alcuna influenza sull'esito elettorale.

Il primo scenario – Schlein contro Meloni – vede prevalere il campo largo col 44,6% contro il 44% del centrodestra, mentre nel secondo – Conte contro Meloni – lo scarto si assottiglia appena di uno 0,2 (44,5% contro 44,1%). In pratica, trattandosi di un sondaggio con un margine di errore molto più ampio di quelli fra i poli e fra gli scenari, le conclusioni sono due: gli schieramenti partono alla pari, con un lieve vantaggio del campo largo (la Meloni ha fatto bene a imbarcare Sud chiama Nord, che le fornisce circa l'1% dei voti); chiunque sia il candidato premier uscito dalle primarie, l'esito non cambia.

Non solo: il sondaggio della Swg mostra come il centrodestra e il campo largo siano - come all'epoca Polo e Ulivo - assolutamente chiusi, senza alcun interscambio. L'unico vantaggio può andare a FdI, ma dall'esterno: Futuro nazionale di Vannacci è stimato fra il 5,4 e il 5,6%, cioè ben al di sotto dell'8% di poche settimane fa. L'effetto della nuova legge elettorale è incentivare il «voto utile», cioè dissuadere i possibili sostenitori vannacciani e spostarli verso la Meloni pur di non far vincere il centrosinistra. Per il resto, all'interno della coalizione attualmente al governo non ci sono variazioni percentuali apprezzabili fra i partiti in uno scenario o nell'altro. Situazione ben diversa, invece, nel campo largo, dove le primarie non decideranno solo chi sarà il candidato a Palazzo Chigi, ma cambieranno i rapporti di forza a favore del partito che avrà il prescelto (o la prescelta).

Infatti, con la Schlein vincitrice, il Pd andrebbe al 21,2% contro il 20,5% dell'ipotesi con Conte candidato (+0,7%), il M5s scenderebbe all'11,8% (con Conte 13,1%, cioè +1,3%); ne risentirebbe, fra gli alleati, solo Italia viva (2,4% se vince la Schlein, 1,9% se vince Conte) ma non AVS (6,4-6,5%), Più Europa (1,1-1,3%), gli Altri (1,4-1,5%). In sintesi, l'effetto delle primarie non si scaricherebbe sulla competizione per Palazzo Chigi (i poli se la giocherebbero su rapporti di forza abbastanza stabili e chiari) ma sugli equilibri nel campo largo. Infatti, chi vince prende tutto, diventando il capo della coalizione.

La Schlein potrebbe quasi doppiare il risultato dei pentastellati mentre Conte si porterebbe a soli 6 punti dal Pd. Non è una differenza da poco: in caso di vittoria della Schlein, il Pd avrebbe il 21,2%, contro il 18,2% di M5s e AVS, facendo pendere la bilancia verso i riformisti; se vincesse Conte, pentastellati, verdi e sinistra avrebbero il 19,6% contro il 20,5% del Pd. Non è casuale che il leader pentastellato voglia le primarie, perchè spera che le forze a sinistra del Pd prendano il sopravvento o almeno siano alla pari elettoralmente col partito della Schlein, ponendo una seria ipoteca anche sul programma e sui futuri equilibri di potere.

Lo stesso fa la segretaria democratica, che non può comportarsi come la Meloni con la Lega (cioè disinteressarsi totalmente della linea di politica estera di Salvini, mentre il Pd non può ignorare la posizione del M5s) ma deve battere Conte prima nei gazebo e poi alle elezioni politiche, grazie al traino che avere il candidato premier ha sempre dato a un partito (ricordiamo che nel 2001 il centrosinistra candidò Rutelli: la sua Margherita ebbe un ottimo risultato, col 14,5%, insidiando i Ds, che erano appena due punti sopra).

Ricapitolando: questo della Swg è solo il primo sondaggio che finalmente ci offre due scenari di competizione, ma per ora il quadro è chiaro. Il vincitore delle primarie porterà il "campo largo" ad avere un vantaggio o uno svantaggio dal centrodestra sostanzialmente pari rispetto a quanto avrebbe fatto lo sconfitto nei gazebo, però nel centrosinistra i rapporti di forza cambieranno profondamente a seconda dell'esito. È come se, invece di votare per un aspirante presidente del Consiglio, si facesse un grande congresso popolare dell'intero elettorato del campo largo, per stabilire i pesi dei partiti e dei leader.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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